Il Tramonto del risparmio italiano

Sono i numeri di una piccola Caporetto che oggi e nelle prossime settimane quasi certamente costringerà i risparmiatori a mettere in conto nuove perdite e rischi aggiuntivi. Vediamo dunque i vantaggi e gli svantaggi di quattro possibili strategie differenti: rimanere liquidi, scommettere sui beni rifugio, cavalcare la tigre, diversificare molto il portafoglio
di: Alberto Farina
12 Luglio 2011
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Ci risiamo. Una nuova crisi sistemica sconvolge i mercati finanziari d'Europa e l'Italia è l'epicentro del sisma. In due sedute di Borsa (venerdì 8 e lunedì 11 luglio) Piazza Affari ha perso il 7% della sua capitalizzazione, portando a circa il 9% la perdita da inizio anno; il settore bancario, da solo, è crollato del 18%.

Contemporaneamente i Btp a dieci anni hanno visto salire di 70 centesimi (punti base) il differenziale di rendimento rispetto ai Bund tedeschi di pari scadenza. Lunedì 11 luglio lo spread fra i due titoli ha raggiunto un massimo storico di 301 punti base, con il Btp a dieci anni attestato su una soglia di rendimento del 5,67% e il Bund al 2,66%.
Martedì 12 l'asta dei bot annuali si è conclusa con l'ammontare Interamente sottoscritto. Il rendimento ha raggiunto un livello record del 3,67% lordo, che al netto di imposte e commissioni corrisponde al 2,92% ! Un bot vintage e da collezione.
Sono comunque i numeri di una piccola Caporetto che oggi e nelle prossime settimane quasi certamente costringerà i risparmiatori a mettere in conto nuove perdite e rischi aggiuntivi. OF vuole fare il punto sulle scelte più opportune per attraversare la tempesta, ricordando, come sempre si fa in questi casi, che le scelte troppo impulsive rischiano di produrre nuovi danni.
Vediamo dunque i vantaggi e gli svantaggi di quattro possibili strategie differenti: rimanere liquidi, scommettere sui beni rifugio, cavalcare la tigre, diversificare molto il portafoglio.

Sia consentita una nota. Il cittadino risparmiatore ed elettore ha tutti gli elementi conoscitivi a sua disposizione per individuare chi - all'interno di una classe politica complessivamente mediocre - porta la responsabilità delle gravi difficoltà che attraversa oggi l'Italia.

Rimanere liquidi
Di fronte alla caduta dei prezzi di azioni e Btp (un aumento dei rendimenti dei titoli a tasso fisso implica sempre, ricordiamolo, un calo delle quotazioni delle obbligazioni già emesse) la reazione più naturale è quella di privilegiare la liquidità. Tuttavia vendere per far cassa, nel momento in cui tutto precipita, è sbagliato, come dimostrano le gravi perdite da "panic selling" di chi ha fatto questa scelta nel marzo del 2009. Rimanere liquidi, più correttamente, significa rinviare le scelte di investimento. E parcheggiare la liquidità nel modo più remunerativo possibile. I conti di deposito online in questo momento offrono rendimenti lordi fra il 2,5% e il 3,5%, da cui, dedotta la ritenuta del 27%, risulta un guadagno netto compreso fra l'1,8% e il 2,7%. Nella fascia alta di questa forchetta il rendimento è in grado di compensare l'inflazione e di mantenere inalterato il valore reale del capitale.

E' invece sbagliato pensare che la diminuzione dell'aliquota fiscale ventilata nella manovra economica possa avere un effetto immediato. L'ipotesi di riduzione del prelievo sugli interessi dei depositi dal 27 al 20%, vale per il futuro e non sarà certamente operativa, se mai lo sarà, prima del prossimo anno.

Occhi puntati, invece, sul rendimento dei Bot. Nell'asta di oggi verranno offerti titoli per un ammontare di oltre 6,5% miliardi di euro. Tra gli operatori c'è la diffusa aspettativa che i rendimenti dei Bot a un anno possano esplodere dal 2,1% di ieri al 3,1% e forse più di oggi e di domani. Nei prossimi mesi i Bot (tassati al 12,5%) potrebbero diventare il parcheggio più redditizio per la liquidità.

Scommettere sui beni rifugio.
In questi giorni i principali beni rifugio hanno svolto egregiamente la loro funzione di tutela. L'oro si è apprezzato di circa il 5% passando dai 1.480 dollari l'oncia di inizio mese ai 1.556 dollari dell'11 luglio.
Il rialzo è ancora più elevato se si calcola l'effetto di cambio, visto che il dollaro si è rivalutato da un cambio contro euro di 1,45 a una parità di 1,40. Buona anche la performance del franco svizzero che mette a segno un rialzo di circa il 5% contro euro, fino a una parità di 1,17 contro la divisa comune europea.

Il rischio principale dei beni rifugio è dato dal fatto che ai primi segnali di ritorno alla normalità dei mercati finanziari, i metalli preziosi e le divise ad alta sicurezza cominciano subito a perdere terreno. Trasformando rapidamente i guadagni in perdite.

Cavalcare la tigre
Questa è una strategia utile per chi ha i nervi saldi e può permettersi di perdere temporaneamente quote rilevanti del proprio capitale, o quantomeno di attendere un tempo sufficientemente lungo per cogliere i primi guadagni.
Chi non avesse ceduto al panico durante la crisi del marzo del 2009, quando tutti i listini globali toccarono un punto di minimo, nei mesi successivi avrebbe messo a segno performance comprese fra il 30 e il 60%. Una simile logica "contrarian" potrebbe spingere ad acquistare titoli pubblici dei paesi periferici dell'euro, oppure, per rimanere sulle obbligazioni di casa nostra, puntare su un futuro restringimento dello spread fra il Bund e il Btp, acquistando obbligazioni italiane di lungo termine.

Diversificare bene il portafoglio
E' la strategia più comunemente adottata e quella che paga di più nel lungo periodo. Non essendo possibile prevedere a priori quale sarà l'andamento delle principali classi di investimento si inseriscono in portafoglio quanti più elementi è possibile in modo da massimizzare il rendimento medio.

Una suddivisione equilibrata del portafoglio, secondo Deutsche Bank, consiste in questo momento nell'investire il 33% in liquidità e titoli a reddito fisso (6% liquidità, 7% obbligazioni governative, 20% in obbligazioni corporale), il 41% in azioni (20% titoli dei paesi industrializzati, 16% nell'azionario dei paesi emergenti, il 5% nel private equità) e il 26% in classi di investimento alternative (12% fondi di investimento a ritorno assoluto, 5% in fondi immobiliari o di infrastrutture, 9% in ETC sulle materie prime).

Per concludere riprendiamo una nota che circolava in questi giorni nelle sale di trading di alcuni grandi investitori istituzionali. "Solo il 21% del debito pubblico italiano è nelle mani degli investitori esteri, contro l'80-110% dei paesi periferici dell'euro. L'indebitamento totale dell'Italia (settore pubblico+settore privato) è il terzo più basso in Europa. La durata media del debito pubblico italiano è di 7 anni, una delle più lunghe, e questo permette al Tesoro di gestire con maggiore facilità le aste di bot e Btp. IL deficit corrente del paese è piuttosto basso, circa il 2,7% del Pil".
Con queste osservazioni gli operatori non vogliono certamente sottovalutare i problemi ma mettere in luce anche i punti di forza reali del nostro sistema finanziario.

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