Bot Day. E allora: conviene comprare? O lasciar perdere? In ogni caso ecco cosa occorre sapere sui titoli di stato (Aggiornato)

Oggi, 12 dicembre 2011, è il Bot Day. Giorno in cui è possibile acquistare Bot senza pagare la commissione di negoziazione alla banca. Un piccolo sconto, ma non irrilevante. Ma la scelta della scadenza su cui investire, nelle attuali circostanze, non può basarsi soltanto su considerazioni legate al rendimento. Vediamo brevemente vantaggi e svantaggi delle diverse tipologie
di: Alberto Farina
12 Dicembre 2011
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Oggi, il 12 dicembre 2011, è il Bot Day. Giorno convenuto per il lancio di una campagna di sostegno del debito pubblico italiano promossa dal Corriere della Sera cui hanno aderito le principali banche di casa nostra - Intesa e Unicredit, tanto per fare i nomi delle due maggiori - e che consiste nella possibilità per i risparmiatori di acquistare Bot e altri titoli di stato senza pagare la commissione di negoziazione che spetta alla banca e che può raggiungere anche i 50 centesimi di punto percentuale.

OF vuole fare il punto su questa iniziativa, anche al di là della retorica vagamente patriottarda che la sostiene, e ragionare sulla convenienza e sui rischi dell'acquistare titoli del debito pubblico italiano in questa fase difficilissima della crisi dell'euro. E individuare lungo l'arco delle scadenze, i principali rischi e le opportunità, talvolta uniche, che si presentano in questo momento.

Sulla gravità della crisi del debito pubblico italiano e sulla eventualità di una frattura dell'euro non è il caso di soffermarsi. E' materia della prima metà dei notiziari televisivi ormai da settimane, e sappiamo quasi tutto. Vale forse la pena notare che negli ultimi giorni si è rafforzato il fronte della resistenza dei tre principali paesi fondatori non solo dell'euro ma anche dell'idea stessa di un'Unione Europea, Francia, Germania e Italia.
Sembra ormai reale l'impegno per una revisione dei trattati in senso più stringente e che permetta anche l'emissione di quelle obbligazioni comuni - gli eurobond - che la maggior parte degli economisti considerano, insieme ai maggiori poteri di intervento della Bce l'unico vero ancoraggio alla stabilità della divisa comune europea.
Contemporaneamente c'è la possibilità che il Fondo Monetario Internazionale apra verso l'Italia una linea di credito dell'ammontare di 600 miliardi di euro a tassi del 4-5% (quindi due o tre punti percentuali al di sotto degli attuali insostenibili tassi di mercato) per dar tempo al nuovo governo Monti di varare le tanto attese riforme strutturali che sole possono rimettere il paese in carreggiata.

Tutto questo per dire, senza retorica, che la situazione, oggi appare quantomeno "gestita" e non lasciata all'improvvisazione. Un elemento che deve pesare nelle valutazioni dei risparmiatori che si accingono, oggi o nei prossimi mesi, a sottoscrivere o a rinnovare la fiducia nei titoli del debito pubblico italiano.

La convenienza del Bot Day
Acquistare Bot nella giornata odierna permette, come abbiamo visto, di risparmiare sulle commissioni bancarie. In tempi di rendimenti molto bassi, ancora fino al giugno scorso, le commissioni incidevano percentualmente in modo elevato sul rendimento complessivo di un portafoglio obbligazionario, proprio perché i rendimenti erano bassi.

Dopo che venerdì 25 novembre scorso i tassi sui Bot a sei mesi hanno raggiunto l'incredibile livello del 6,5% e i Btp a due anni hanno toccato sul mercato secondario la soglia dell'8% - mentre i rendimenti per tutti i titoli con scadenza compresa fra i 3 e i 30 anni hanno superato il 7% lordo - il peso della commissione si riduce grandemente.
Ma non è irrilevante. Per avere un ordine di grandezza generale si può calcolare che chi acquista Bot nella giornata di oggi risparmia circa 50 euro di commissioni ogni diecimila euro sottoscritti, una cifra che può essere più alta a o più bassa a seconda delle commissioni praticate abitualmente dalla banca al singolo cliente.

Brevi, lunghi o indicizzati?
La scelta della scadenza su cui investire, nelle attuali circostanze, non può basarsi soltanto su considerazioni legate al rendimento. Ma deve tenere in conto il rischio associato alle diverse durate di vita dei titoli pubblici, oltre che le necessità di portafoglio del singolo investitore. Vediamo brevemente vantaggi e svantaggi delle diverse tipologie.

Bot, Ctz e Btp "corti"
L'impennata maggiore dei rendimenti si è registrata sulle scadenze più brevi. Il Bot semestrale al 6,5% realizza quasi un raddoppio rispetto al tasso del 3,4% offerto ancora nell'asta di metà ottobre. Schizzano verso l'alto anche le cedole implicite dei Ctz, titoli che come i Bot vengono acquistati "a sconto" e rimborsati "alla pari", e che hanno raggiunto nel caso del Ctz con scadenza 30 aprile 2013 un rendimento dell'8,01%, più o meno come i Btp di analoga durata.

Il motivo dell'impennarsi dei tassi sulle scadenze più brevi può fare paura. Nel caso della Grecia, i tassi a breve sono volati ben oltre il 50%, mentre quelli a lunga scadenza sono rimasti intorno al 20%, quando si è fatta strada l'ipotesi di una ristrutturazione del debito pubblico ellenico.
Un "haircut" (riduzione) del valore di rimborso dell'obbligazione, supponiamo a 75 anziché alla pari (100), colpisce infatti soprattutto i titoli a breve scadenza, che per ragioni tecniche (la breve durata di vita del titolo) subiscono una minore perdita di valore sul mercato secondario.

Ipotizzando un "taglio" del rimborso del 25%, i titoli a breve che quotano 90 o 95 (perdono meno valore a causa della loro breve durata) saranno colpiti in misura molto superiore rispetto ai decennali o ai trentennali, che per le medesime ragioni "tecniche" arrivano a quotare 75 o 80.
In sostanza, chi investe sul breve termine, nel momento in cui il mercato paventa il rischio di una riduzione del livello di rimborso (haircut) vuole essere remunerato di più per il rischio aggiuntivo (di default) che l'investitore corre o ritiene di correre. L'andamento dei rendimenti sui titoli a breve termine segnala che il mercato, remunerando di più i titoli a due anni rispetto ai decennali e ai trentennali, qualche paura di un possibile "haircut" comincia ad avercela.

Detto questo è probabile che i prossimi 3- 6 mesi, anche nelle ipotesi peggiori, non vedranno un precipitare delle situazione. Pertanto gli investitori che vogliono tassi alti, superiori come abbiamo visto al 6%, e non correre rischi di alcun genere faranno bene a concentrarsi sui Bot a 3-6 mesi. Gli altri, ingolositi da cedole all'8%, devono essere consapevoli del rischio aggiuntivo che corrono e del motivo per cui il mercato è così generoso nei loro confronti.

Btp lunghi, a 10 e 30 anni
Discorso speculare, sotto il profilo del rischio, vale per i titoli "lunghi". Le quotazioni dei Btp decennali e trentennali sono oggi molto depresse. Il Btp con scadenza 1° settembre 2021, il "benchmark" del debito sovrano italiano, quotava venerdì 83 (pago 83 euro oggi per avere, oltre alla cedola, il rimborso a 100 fra dieci anni); il trentennale con scadenza primo settembre 2040 valeva invece 74,2.
Data la situazione i titoli "lunghi" tengono meglio le quotazioni perché è difficile ipotizzare un drastico peggioramento della situazione. O almeno così ritiene il mercato.

Il dato forse più interessante del momento è che tutti i Btp, su tutte le scadenze fra i 3 e i 30 anni rendono fra il 7,2 e il 7,5%. In pratica le scadenze medie, 3-5 e 7 anni, sono in parte contagiate da quel rischio di "haircut" che colpisce i titoli brevi. E i loro rendimenti si collocano a un livello di bilanciamento fra quelli un po' più alti del brevissimo e quelli alti ma "stabili" del lungo termine.

Conclusione operativa. Chi se la sente di comprare Btp a 5 o 10 anni può ragionevolmente ipotizzare di mettere in tasca una cedola "reale" del 5% annuo per tutta la durata di vita del titolo. L'inflazione infatti è oggi al 3,4% e probabilmente, a causa dei venti di recessione che soffiano sull'Europa scenderà nei prossimi mesi verso il 2% e lì dovrebbe rimanere a lungo.
La differenza fra un rendimento del 7% e un'inflazione al 2% dà appunto un rendimento "reale" del 5%. Un valore altissimo, che può far gola, a patto che l'Italia riesca ad uscire dalle secche in cui è andata ad arenarsi.
Cct e Btp Inflation linked
I titoli indicizzati hanno la caratteristica di non rientrare (salvo i Btp inflation linked, con rendimento reale agganciato all'inflazione) nei portafogli degli investitori istituzionali. Inoltre non sono fatti oggetto degli acquisti di sostegno da parte della Bce. Pertanto le quotazioni di queste emissioni sono crollate al di sotto di 80. Il risultato è che obbligazioni con vita residua di breve termine come il Cct con scadenza primo aprile 2014 o come o come il Btp inflation linked che verrà rimborsato il 15 settembre 2014 rendevano venerdì scorso il 10,05 e l'11,68% rispettivamente. Sono queste, secondo ogni evidenza, le occasioni più ghiotte del momento.



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