SOMMARIO
Inutile girare intorno al problema. I rendimenti dei titoli di Stato a breve termine non difendono i nostri soldi dall'erosione del costo della vita. Venerdì 16 marzo i Bot a tre mesi pagavano un rendimento lordo dello 0,63%, quelli a sei mesi dello 0,86%. I Buoni a un anno si fermavano all'1,39%. Poco migliore la situazione dei Btp. Una via di scampo? Il "Btp Italia". L'aspetto che si preannuncia più interessante è il rendimento atteso: al di sopra del 5,5%
Btp Italia batte Inflazione
Non si può ancora parlare di nuovo allarme inflazione. Tuttavia è un fatto che il costo della vita abbia ricominciato a mordere, e con durezza, il risparmio degli italiani. Oltre a rendere più difficile la quadratura mensile dei bilanci familiari.
Il dato Istat del carovita di febbraio indica in un + 3,4% l'aumento dell'inflazione anno su anno. L'incremento medio dei prezzi, nel corso del 2011, era stato invece leggermente inferiore al 3%.
Ma se con i Bot al 5-6% e i tassi dei Btp decennali oltre il 7% l'aumento dell'inflazione sembrava l'ultimo dei problemi, oggi non è più così. Il rientro della crisi degli spread e il ritorno dei rendimenti di Bot e Btp verso tassi fisiologici (1,4% il rendimento dei Bot a un anno nell'ultima asta; 4,78% la cedola del Btp decennale, dopo che lo spread Bund-Btp è tornato venerdì 16 marzo a circa 280 punti) rende nuovamente difficoltoso e problematico difendere il valore reale del capitale. Vale a dire ottenere una remunerazione degli investimenti in linea, e possibilmente superiore, all'aumento del costo della vita.
OF vuol fare il punto sulle soluzioni possibili, e punta la lente su un nuovo strumento di debito del Tesoro italiano che vedrà la luce proprio oggi. Il Btp Italia con rendimento agganciato all'inflazione.
E' inutile girare intorno al problema. I rendimenti dei titoli di Stato a breve termine non difendono più il capitale dall'erosione del costo della vita. Venerdì scorso i Bot a tre mesi pagavano un rendimento lordo dello 0,63%, quelli a sei mesi dello 0,86% mentre i Buoni a un anno non raggiungevano la soglia dell'1,4% e si fermavano all'1,39%.
Poco migliore la situazione dei Btp, dove il titolo con vita residua biennale (1/4/2014) è fermo a un rendimento del 2,49% e il triennale (15/4/2015) al 2,90%. Per battere un'inflazione del 3,4% occorre oggi investire su una scadenza di almeno 5 anni. Il Btp 1/2/2017 offre infatti una cedola, peraltro non particolarmente generosa, del 3,64%.
Una possibile via di scampo dalla forbice tassi bassi e costo della vita in aumento verrà presentata proprio oggi, 19 marzo, dal Tesoro con il lancio dei nuovi "Btp Italia". La scelta del nome, ovviamente non è casuale. E si riallaccia a quei decreti "Salva Italia" e "Cresci Italia" si cui si è basata la strategia di comunicazione del governo Monti per affrontare i momenti più critici della crisi.
Ma al di là del nome, che suggerisce l'idea di un prestito nazionale, il Btp Italia è ricco di elementi di sostanza.
Intanto si tratta di un'emissione agganciata al tasso dell'inflazione italiana (depurata dell'aumento dei prezzi del tabacco) della durata di quattro anni. I precedenti esempi di Btp Inflation linked, con rendimento agganciato al tasso di inflazione, erano di durata ben maggiore, e avevano (e hanno) scadenze dai 10 anni in su.
Inoltre la cedola e il capitale di questi strumenti si rivaluta al tasso dell'inflazione di area euro, non di quella italiana, che negli ultimi sei mesi è stata di quasi un punto superiore a quella della media europea. I Btp Italia, in sostanza sono adatti soprattutto ai sottoscrittori domestici italiani, che debbono fare i conti con il carovita locale, e non con un generico aumento dei prezzi medio di area euro.
Un ultimo aspetto non trascurabile delle "tecnicità" del Btp Italia è data dal meccanismo di rivalutazione. In pratica il capitale e la cedola vengono adeguati semestralmente al tasso di inflazione e la rivalutazione è pagata immediatamente. Al termine della vita del titolo il capitale viene invece pagato al nominale.
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I rendimenti
L'aspetto che si preannuncia più interessante del nuovo Btp Italia è proprio quello del rendimento. Venerdì 16 marzo il Tesoro ha fissato nel 2,45% il tasso reale "netto" del nuovo strumento finanziario. Questo significa che se, per ipotesi, l'inflazione si fermasse di colpo, o diventasse improvvisamente negativa, come in Giappone, il Btp Italia renderebbe comunque il 2,45%.
In realtà, considerando che l'aumento dei prezzi depurato della crescita dei prezzi del tabacco, è stato in febbraio del 3,3%, appena 10 centesimi al di sotto dell'inflazione generale, il rendimento atteso con la cedola in formazione a partire da oggi si colloca al di sopra del 5,5%. E visto che secondo le stime l'inflazione media dei prossimi 4 anni sarà di almeno l'1,6% annuo, ecco che il Btp Italia si dimostra in grado di pagare anche nel medio termine una corposa cedola di circa il 4% lordo annuo. Con l'ulteriore garanzia di possibili scatti verso l'alto nell'ipotesi di un ulteriore aumento dell'inflazione, scenario non irrealistico, soprattutto se a partire da settembre verrà confermato l'incremento dell'aliquota Iva dal 21% attuale al 23%.
I vantaggi accessori
Il Btp Italia offre tutta una serie di vantaggi accessori che non sono affatto trascurabili. L'elemento di punta, in questo caso, è dato dal fatto che il titolo può essere sottoscritto anche online, oltre che attraverso i normali canali degli sportelli bancari. In questo caso non viene gravato di alcuna commissione e l'operazione avviene in tempo reale.
C'è poi da considerare, per quanto esiguo, il premio "fedeltà", offerto dai nuovi titoli. In pratica il sottoscrittore che detiene il Btp Italia fino alla scadenza naturale dei 4 anni, senza rivenderlo sul mercato secondario dove verrà scambiato a partire da giovedì prossimo, si vedrà riconosciuto un rendimento aggiuntivo del 4 per mille, pari allo 0,1% annuo.
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