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L'incredibile storia della tassa sui conti di deposito OF OSSERVATORIO FINANZIARIO

SOMMARIO

Su 5000 euro a 12 mesi con un rendimento del 4%, il bollo impatterebbe moltissimo. Si prende 200 euro come rendimento netto annuo; si sottraggono i 34 di bollo. Rimangono 166 euro: che corrispondono a un rendimento del 3,3% netto. Anziché del 4% previsto dal contratto. Alcune banche hanno dichiarato che pagheranno il nuovo balzello. Altre che invece lo metteranno a carico dei clienti. Ecco chi sono. E soprattutto ecco le fantasiose motivazioni di tutte le altre (e sono la maggioranza) che le studiano tutte per non applicare la legge

L'incredibile storia della tassa sui conti di deposito

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Ma perché tassare dello 0,10% (con un minimo di 34,20 euro e un massimo di 1.200) i conti di deposito, il prodotto più amato dagli italiani, l’unico in grado di riportare un po’ di tranquillità nell’ora della crisi? A pensare male si va sicuramente peccato. Ma se si sospetta che serva a portare i risparmi su obbligazioni bancarie e titoli di stato, ci si indovina? Sta di fatto che, come accade sempre più spesso, il provvedimento (pubblicato il 2 marzo 2012 sulla Gazzetta Ufficiale) è pieno di falle e di difficile attuazione.

Tant’è che in questo momento, l’atteggiamento prevalente nelle banche è di fiduciosa attesa: prevale la convinzione che venga ritirato, come già avvenuto per l’altro, quello che aboliva le commissioni bancarie. Intanto, in attesa che comunque vengano diffusi i decreti attuativi, occorre fare i conti con una legge che crea non pochi problemi. Per esempio per la retroattività del prelievo sui vecchi clienti. Molti dei quali ad esempio hanno firmato un contratto che riporta la clausola “bolli a carico della banca”. Si stanno creando situazioni legalmente delicate: se il cliente esercita il recesso quale tassazione gli verrebbe applicata?

La questione più urgente per i clienti è sapere chi deve pagare il balzello. Saranno le banche o loro stessi? Su 5000 euro di deposito a 12 mesi con un rendimento del 4%, il bollo impatta moltissimo. Il calcolo è presto fatto: si prende 200 euro come rendimento netto annuo; si sottraggono i 34 di bollo. Rimangono 166 euro: che corrispondono a un rendimento del 3,3% netto. Anziché del 4% previsto dal contratto.

Of-Osservatorio finanziario ha condotto una ricerca su 28 istituti bancari, riesamindo i fogli informativi (aggiornati), parlando con gli uffici stampa, contattando i call center, chattando nei social network e nei forum delle banche, per chiedere maggiori informazioni su ciò che intendono fare.
Le informazioni ottenute non sono rassicuranti. Solo tre banche hanno comunicato ufficialmente che pagheranno di tasca loro la nuova imposta: Banca Ifis con Rendimax, seguita da Bcc Fornacette con BccFor Web e da Banca Sistema con Si conto!.
Dall’altra parte sono invece sei gli istituti che faranno pagare l’imposta ai clienti: UniCredit, Mps, Banca Sella hanno sempre avuto come condizione il bollo a carico del cliente mentre Banca Generali, Banca Marche e Deutsche Bank hanno cambiato le condizioni a seguito del decreto e i bolli che secondo i fogli informativi di gennaio 2012 erano pagati dalla banca ora sono passati a carico del cliente. E così accade che i clienti iniziano a lamentarsi sul web, minacciando di abbandonare le banche “cattive” e preferire quelle che hanno già preso una decisione definitiva, per evitare in futuro spiacevoli soprese.

---- E tutte le altre? La loro posizione non è chiara. A volte è sicuramente fantasiosa. Ci sono primari istituti, ad esempio, che spiegano che, essendo il conto di deposito collegato a un conto corrente, non c’è nessun imposta di bollo da pagare sul primo, e occorre solo versare i 34,20 euro legati al conto corrente.
Qualche banca che offre un Time Deposit sostiene, con non meno fantasia, che il “suo conto di deposito” non può essere considerato un conto di deposito ma un investimento a parte. E quindi non soggetto a nessun pagamento.

Per altre banche, poi, il bollo sui conti di deposito non è né a carico della banca né del cliente. Semplicemente non esiste. Lo dicono perentoriamente i call center. Lo ribadiscono con altrettanta sicurezza nei loro social network. Peccato che sia una legge dello Stato (con tanto di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale).
Un operatore del call center, ascoltato da Of, sembra non essere a conoscenza del fatto che alcune banche hanno ufficialmente deciso di pagare i bolli ai clienti e, ricordando che la promozione che offre un tasso vantaggioso scade a breve, spiega di scegliere in fretta cosa fare perché “tanto il cliente è tenuto a pagare l’imposta di bollo con qualsiasi intermediario”.
Alcuni spiegano tutto con una frase, che in realtà non spiega nulla: l’imposta di bollo è “nella misura prevista dalla legge”, non a carico della banca e nemmeno del cliente. Chiedendo cosa significa questa sibillina interpretazione e chi deve pagare, l’operatore preferisce non rispondere, abbandonando la chat con cui lo si era contattato.

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