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Inflazione in sintesi
In sintesi, gli osservatori sono concordi nel dire che nell’Eurozona l’inflazione dovrebbe mantenersi stabile sul 2% e quindi salire verso questa quota laddove è più bassa, come in Italia e scendere, al contrario, dove è più elevata, come in Germania. Questo indice del 2% è un po’ la linea Maginot dell’inflazione in Europa, tanto che sul sito della Banca Centrale Europea si spiega la sua importanza anche ai bambini, con cartone animato su CD-ROM da portare a scuola completo di istruzioni per gli insegnanti.
La nuova Bibbia dell’inflazione europea indica un cammino: il suo livello deve rimanere stabile anche se i tassi rimangono bassi (la Bce continua a mantenere il suo a quota 1% e già molti osservatori pronosticano un taglio di un quarto di punto nei prossimi mesi). Anche perché aumentare i tassi per aumentare l’inflazione porterebbe certamente ad acuire la crisi. Con tassi bassi e inflazione contenuta, pensano i guru dell’economia, si riesce a contenere il debito e a ritagliare più tempo per organizzare quelle “riforme strutturali” che dovrebbero permettere all’Europa di risollevarsi e di far fronte alla concorrenza asiatica e statunitense.
Quindi nei prossimi 4 anni, l’inflazione nell’Eurozona dovrebbe scendere, perché a fine 2011 si era elevata a quota 2,6% quindi sopra il target del 2%, attestandosi a fine di quest’anno a un più modesto 2,2%. Ma in Italia, l’inflazione, al contrario, dovrebbe salire, anche se non di tantissimo. Dopo però una sua brusca discesa dal surriscaldamento di fine 2011, quando si era stabilizzata a quota 2,8%. Gli osservatori, infatti, pensano che a causa della forte crisi, delle manovre penalizzanti sulla casa (ricordiamo che l’80% delle famiglie italiane è proprietario di almeno un appartamento) e sul welfare, gli Italiani spenderanno di meno e quindi l’inflazione nel 2012 dovrebbe scendere a solo uno scarso 0,8%. Il Governo Italiano ha poi promesso un rilancio del Paese sostenuto anche dalle Banche che hanno ricevuto in abbondanza denaro dalla Bce.
Quindi l’inflazione dovrebbe risalire da 0,8%, nel 2012 a quota 1,5%, nel 2013, 1,7%, nel 2014, 1,9%, nel 2015 e finalmente l’agognato 2%, nel 2016. La media sui 4 anni dovrebbe quindi essere, secondo l’ipotesi più favorevole a chi spera in una risalita del costo della vita, del 2%. Il problema è che, al contrario, almeno secondo l'ISTAT, l'inflazione in Italia continua a lievitare tanto che a marzo 2012 si è attestata al 3,3%, (vedi la tabella di rivaluta), ben sopra il target del 2%.
Ovviamente, tutto dovrebbe andare come nei compitini degli studiosi. Ma si è visto che non è proprio così. In realtà è da almeno un anno che si attende (auspica) una ripresa dell’inflazione in Italia. Inutilmente. Il Governo italiano potrebbe cercare di forzare la mano, aumentando l’Iva. Ma i risultati di questa manovra, su un paziente già provato, come l’economia italiana, non sono facilmente prevedibili. Anche perché ci sono numerose incognite internazionali, prima fra tutte, come si leggerà nei pronostici di Schroders, quelle legate al petrolio e quindi alla possibile guerra tra Israele e Iran. Guerra che potrebbe far schizzare l’inflazione oltre la soglia del 4% (come in UK). E poi ci sono le elezioni in Germania e in Francia e poi anche quelle in Italia. In altre parole, tutto potrebbe andare meglio o peggio a secondo di come cambia il vento, soprattutto quello politico. Oggi sembra che, purtroppo o finalmente, le leve del futuro siano tornate in mano alla politica, dopo anni di potere indiscusso della finanza e delle banche.
Vediamo, quindi in dettaglio, cosa dicono alcune tra le più importanti istituzioni internazionali sul tema dell’inflazione, della ripresa e dell’andamento dei principali indicatori economici. La lettura è irta di cifre (e di qualche contraddizioni). Ma almeno serve a capire che niente è scontato, e non sempre le campane dell’informazione suonano i rintocchi giusti.
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