Investimenti di primavera

Una gelata inattesa si è abbattuta sul risparmio degli italiani all'inizio di quella che sembrava una tiepida primavera. Il 2012, dunque, copierà l'andamento del 2001, che era iniziato altrettanto bene per poi avvitarsi pericolosamente? Quale lettura danno di questi eventi i grandi investitori e le banche internazionali? Come si può proteggere il risparmio,con titoli di stato, azioni e liquidità?
di: Alberto Farina
12 Aprile 2012
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Una gelata inattesa si è abbattuta sul risparmio degli italiani all'inizio di quella che sembrava una tiepida primavera. Ed ecco che dopo un primo trimestre 2012 di performance sostanzialmente positive per quasi tutte le classi di investimento, l'Orso si è improvvisamente risvegliato dal letargo. Il listino milanese che tra gennaio e il 30 marzo aveva guadagnato il 6,74% (dopo aver raggiunto punte di rialzo a doppia cifra) è precipitato in pochi giorni sotto zero (-1,09%). Memorabile il calo del 4,98% del Footsie Mib delle grandi capitalizzazioni italiane nella sola giornata di martedì 10 aprile. Anche l'indice dei Btp, che in tre mesi aveva realizzato un +9% grazie alla riduzione degli spread (differenziali) di rendimento con i titoli tedeschi ha quasi dimezzato il suo guadagno. E proprio lo spread Bund-Btp, che a inizio marzo era sceso intorno ai 280 centesimi di punto sulla scadenza a dieci anni è risalito a oltre 400, per poi ripiegare sugli attuali 370.
Quale lettura danno di questi eventi i grandi investitori e le banche internazionali? Come possiamo proteggere il risparmio? Of prova a fare il punto della situazione nell'ottica di un portafoglio globale, capace di guardare oltre il grigio condominio della nostra casa Italia.

Cosa aspettarsi dal secondo trimestre 2012?
Pierre Ciret, il capo-economista del gruppo francese del risparmio gestito Edmond de Rothschild Am si pone una domanda inquietante. Il 2012 si sta evolvendo in base allo stesso tracciato del 2001? Anche quest'anno, dopo un primo trimestre molto positivo per i mercati finanziari, assisteremo a un avvitarsi della situazione economica generale e soprattutto a un riesplodere della crisi del debito?

La risposta dell'economista a questi interrogativi è sostanzialmente negativa. Tutti gli elementi che hanno pesato sulla grande crisi del 2011 sono oggi in gran parte conosciuti e controllati. Il prezzo del greggio, che lo scorso anno era salito del 50% rispetto ai 12 mesi precedenti è oggi grosso modo sugli stessi livelli del 2011. La crisi del debito dei paesi periferici dell'euro è un fenomeno che ci accompagnerà per molti anni e con cui stiamo imparando a convivere.

Le prospettive dell'economia globale e degli Stati Uniti in particolare sono di lenta ripresa. "I problemi di oggi, sulla base delle informazioni di cui disponiamo in questo momento, ci sembrano meno acuti di quanto non fossero lo scorso anno. Elementi di debolezza strutturale persistono, uno scenario grigio è possibile, ma gli choc del 2011 sono stati gradualmente riassorbiti", conclude Ciret.

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