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Anche gli investitori, danzando sulle note della canzone di Battiato, sono alla ricerca di un centro di gravità permanente. E gli utili distribuiti annualmente dalle società agli azionisti - i dividendi - sono considerati dalla maggioranza degli investitori professionali uno dei pochi ancoraggi ragionevolmente sicuri alle performance azionarie di lungo periodo.
Il mercato di Piazza Affari sta entrando proprio in questi giorni di massima volatilità delle quotazioni (-4% il listino da inizio anno) nel pieno della campagna dividendi del 2012.
Secondo uno studio di Intermonte le società italiane quotate si apprestano a distribuire agli azionisti un totale di dividendi di 12 miliardi e 207 milioni di euro. Tuttavia non tutte le aziende che pagano elevati dividendi sono anche buone occasioni di investimento. E soprattutto, secondo recenti ricerche di Citi e di Goldman Sachs, le opportunità migliori tendono a presentarsi su altri listini europei, toccati dalla crisi in misura inferiore rispetto alla Piazza milanese.
OF prova a fare il punto sull'opzione dividendi e sul modo di giocarla al meglio in Italia e sui principali mercati azionari del Vecchio Continente.
La recessione iniziata nel 2011 intacca gli utili distribuiti dalle società italiane. E rispetto all'anno precedente i dividendi aggregati di Piazza Affari scendono nel 2012 del 17,1%, passando da 14,7 miliardi di euro a 12,2 miliardi.
Scompaiono dall'elenco dei grandi pagatori di cedole le banche, travolte dalla crisi finanziaria e costrette in massima parte ad azzerare o a ridurre drasticamente la quota di utili distribuita agli azionisti. Resistono invece le utilities (ma per quanto?), l'energia, e, a sorpresa, crescono i profitti distribuiti di alcuni gruppi industriali, sia di piccole che di grandi dimensioni.
Vediamone qualche esempio. Enel nel 2012 pagherà 26 centesimi (erano 28 nel 2011) con un dividend yield (rendimento per dividendi, dato dal rapporto tra dividendo e prezzo corrente del titolo) del 10,7%. Terna (21 centesimi quest'anno, invariato dall'anno precedente) ha uno yield del 7,5%. Seguono Snam (7,1%), Atlantia (6,6%, in aumento a 75 centesimi da 71 del 2011), Eni 6,3% (anche in questo caso in aumento da 1 euro a 1,04). Tra le mid cap hanno un dividend yield superiore al 7% Banca Carige, Hera, Sias, Marr, Erg, Geox. Tutte le aziende citate, sia le blue chip che le mid cap, offrono una remunerazione largamente superiore al 5,7% della cedola del Btp decennale e grosso modo doppia rispetto al tasso di inflazione corrente, attestato a marzo al 3,4%.
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