SOMMARIO
“Il settore tecnologico, a livello globale, ha registrato una crescita degli utili per azione di 2,5 volte superiore rispetto alla media di mercato negli ultimi 10 anni. E prevediamo che nei prossimi cinque anni gli utili per azione continueranno a crescere a un tasso doppio rispetto alla media di mercato”. Parola di Credit Suisse. Tutto inizia con la quotazione di Facebook, il social network fondato da Mark Zuckerberg, le cui azioni gli investitori italiani potranno acquistare da lunedì 21 maggio. Ma poi occhio a Asml, AZ Electronic Materials, Infineon e Spirent. Alle imprese di software e di semiconduttori
Investire. Dimenticando la Grecia. C’è un futuro nell’hi tech
Proviene dal settore hi tech uno dei pochi spiragli di luce che si intravedono in questa difficile primavera del 2012. Infatti mentre si sta consumando lo psicodramma di una possibile fuoriuscita della Grecia dall’euro, con tutte le incognite e le ricadute economiche e finanziarie negative che questo evento traumatico potrebbe comportare, c’è un settore, quello delle alte tecnologie, che in borsa, a livello globale, si sta dimostrando anticiclico e capace di macinare buoni risultati.
Infatti, mentre tutte le borse europee segnalano un calo vistoso rispetto ai valori di inizio anno (ah, “sell in may”), con Madrid a -21,7%, Atene a -17,27%, Milano con il Footsie Mib a -11,7%, Parigi a - 3,85, perdite che vanno ad aggiungersi ai cali a doppia cifra della seconda metà del 2011 (solo Francoforte, tra le grandi borse europee, è in controtendenza, con un + 8,5%) le società dell’alta tecnologia continuano la loro marcia rialzista.
E il Nasdaq 100 registra da gennaio un incremento del 13,3%, un aumento più che doppio rispetto al rialzo degli altri indici statunitensi e triplo rispetto all’Msci World delle borse globali. OF vuole fare il punto sui trend del comparto tecnologico, perché secondo la maggioranza degli analisti e delle case di investimento in questo settore “c’è ancora trippa per i gatti”.
Dimentichiamoci per un attimo la Grecia e l’euro e guardiamo al futuro. Nella settimana che si chiuderà venerdì 18 maggio un evento di una certa importanza andrà ad impattare i mercati finanziari e in particolare il segmento delle società hi tech quotate. Si tratta della quotazione di Facebook, il social network fondato da Mark Zuckerberg, che alla fine di marzo di quest’anno contava a livello mondiale 901 milioni di utenti attivi. La quotazione di Facebook, a dispetto delle controversie che si sono accese sul prezzo di collocamento della società, rappresenterà una buona cartina al tornasole dello stato di salute dell’intero comparto tecnologico globale, non soltanto di quello americano o del segmento delle società internet.
Diciamo subito che un investitore italiano non può partecipare all’Ipo di Facebook(la quotazione dovrebbe avvenire a un prezzo compreso fra i 28 e i 35 dollari, con una capitalizzazione complessiva del titolo oltre 96 miliardi di dollari), ma sarà possibile acquistare, a partire da lunedì, le azioni della nuova arrivata . Facendo naturalmente attenzione a non cadere negli eccessi speculativi che sono sempre in agguato, e che potrebbero spingere immediatamente le quotazioni del titolo ben al di sopra dei prezzi di collocamento. E tenendo conto che quasi sempre, dopo una fase di euforia rialzista, i prezzi delle Ipo di successo tendono a riposizionarsi verso il basso dopo qualche settimana (si veda il caso di Brunello Cucinelli sul listino di Piazza Affari proprio in quest’ultimo mese).
Fatte queste doverose precisazioni vale forse la pensa riportare il giudizio che Ian Warmerdam, co-gestore del fondo Henderson Horizon Global Technology di Henderson Investments, dà del collocamento di Facebook. Riferendosi all’intervallo di quotazione compreso fra 28 e 35 dollari, Warmerdam sostiene che “mentre questa forchetta può sembrare eccessiva nel breve termine, siano abbastanza ottimisti per quello che riguarda il lungo periodo, considerando l’intrinseco potenziale di capitalizzare con successo l’enorme base di utenti di Facebook”.
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Tutto questo discorso su Facebook deve naturalmente essere inquadrato nell’evoluzione più generale del settore. A questo punto è interessante riportare le valutazioni di stampo “sociologico”, e non unicamente finanziario. Gli specialisti di Henderson hanno individuato tre atteggiamenti/categorie di investitori in base alle rispettive btendenze all’investimento in tecnologia. quanto alle prospettive del comparto hi tech.
Rifugiati digitali. Ogni anno il numero di “rifugiati digitali” diminuisce, sia per la loro età, spesso molto avanzata, sia perché man mano vengono trascinati anche loro nell’era internet.
Migranti digitali. I “migranti digitali”, anche se non sono ancora del tutto immersi nella tecnologia, ci investono sempre più tempo e denaro, perché costi inferiori e funzionalità migliori rendono la tecnologia un investimento più interessante rispetto a tanti altri.
Nativi digitali. Il numero dei “nativi digitali” cresce ogni anno, quanto più nuovi individui nascono e diventano adulti. Questa generazione vive la tecnologia come una necessità e ha elevati livelli di spesa in questo settore.
Ma torniamo alla finanza e agli investimenti in società hi tech. E lasciamo parlare, in questo caso, gli analisti del Credit Suisse, che così si esprimono in uno studio dell’8 maggio scorso.
“Il settore tecnologico, a livello globale, ha registrato una crescita degli utili per azione di 2,5 volte superiore rispetto alla media di mercato negli ultimi 10 anni. E prevediamo che nei prossimi cinque anni gli utili per azione (EPS) continueranno a crescere a un tasso doppio rispetto alla media di mercato”.
In altre parole, secondo il Credit Suisse i titoli del settore tecnologico stanno diventando un esempio di società “cicliche e difensive”, un ossimoro che assume un significato ben chiaro alla luce delle considerazione sui trend di fondo che abbiamo appena visto.
Inoltre le valutazioni dei titoli hi tech non appaiono (per ora) sovrastimate. L’indice prezzo/utili medio del settore è del 31% inferiore ai valori “post-bolla”; la crescita degli utili è forte (anche se più lenta nel segmento dell’hardware); e il comparto hi tech può arrivare in un prossimo futuro a rappresentare il 20% della capitalizzazione della borsa Usa, un po’ come a Taiwan, dove dopo essere salito al 46% del valore complessivo della borsa taiwanese nel 2002, durante la bolla hi tech, ha poi finito per consolidarsi su quei livelli anche negli anni successivi.
Considerazioni operative
- Software. Secondo Credit Suisse il segmento delle società che operano nei sistemi software realizza una crescita dei ricavi tripla rispetto alla crescita media di mercato; tuttavia il rapporto prezzo/utili di queste società è a premio di appena il 10% rispetto alla media. Le società preferite nel settore dagli gnomi di Zurigo sono la statunitense Oracle e la tedesca Sap.
- Semiconduttori. Overweight, in portafoglio, anche per questo segmento. Secondo Credit Suisse meglio puntare sulle società con elevate barriere all’entrata, come Intel, Asml, Google, Qualcomm, Microsoft, Taiwan Semiconductors.
In Europa, sostengono invece gli analisti di Ubs in questo caso, pur rimanendo positivi su tutto il settore nel complesso, offrono le migliori opportunità di crescita titoli come Asml, AZ Electronic Materials, Infineon e Spirent, tutti giudicati un “buy”.
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