SOMMARIO
I mercati stanno aspettando un intervento decisivo e risolutivo della crisi. In questa fase di attesa sta accadendo di tutto. Ed è il mercato azionario quello che trasmette i segnali di maggiore malessere. Al punto che nelle prime sedute di giugno l’indice Footsie Mib di Piazza Affari ha infranto al ribasso il minimo storico assoluto di 12.650 punti toccato il 9 marzo del 2009. OF prova a fare il punto sulle tendenze delle principali classi di investimento in questo delicato momento di passaggio e passa in rassegna i principali “paracadute” individuati dai portfolio mananager professionali.
Investimenti. Aspettando la cavalleria
I mercati – scrivevano pochi giorni fa in un report sulle tendenze globali dei mercati finanziari gli economisti di Bofa Merrill Lynch – stanno aspettando la cavalleria. Vale a dire un intervento decisivo e risolutivo della crisi, prima di tutto dell’euro, da parte delle autorità politiche e monetarie dell’eurozona. Tuttavia la cavalleria, se mai arriverà, comincerà ad apparire all’orizzonte non prima della fine di giugno, quando al vertice europeo di Bruxelles verranno decisi, oppure rinviati per l’ennesima volta, gli interventi di salvataggio dell’euro.
In questa fase di attesa sta accadendo di tutto. Gli spread tra Bund e Btp a dieci anni sono ritornati verso la quota insostenibile di 400-450 centesimi di punto (in Spagna il differenziale tra i Bonos e i Bund ha largamente superato i 500 punti, salvo poi scendere sotto questa soglia).
Ma è il mercato azionario quello che trasmette i segnali di maggiore malessere. Al punto che nelle prime sedute di giugno l’indice Footsie Mib di Piazza Affari ha infranto al ribasso il minimo storico assoluto di 12.650 punti toccato il 9 marzo del 2009, in quello che sembrava allora il momento apicale della crisi. Si dice sempre che le azioni devono essere valutate sul lungo periodo. Ebbene se guardiamo al valore degli indici di Piazza Affari negli ultimi cinque anni scopriamo con sgomento che il Footsie Mib è passato dai 42.600 punti del 4 giugno 2007 ai circa 13mila punti di questi giorni. Con una colossale perdita di circa il 70%.
Si sta dunque avverando la profezia dei Maya, almeno per quanto riguarda i mercati finanziari?
Probabilmente non è così, ma si tratta di tenere i nervi saldi.
OF prova a fare il punto sulle tendenze delle principali classi di investimento in questo delicato momento di passaggio e passa in rassegna i principali “paracadute” individuati dai portfolio mananager professionali.
Liquidità
I dati raccolti a maggio da Bofa Merrill Lynch sulla preferenza per la liquidità da parte dei gestori di portafoglio indicano un forte incremento della componente “cash” all’interno dei portafogli.
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A livello europeo aggregato oltre il 28% dei fund manager sovrapesano nei portafogli i prodotti di liquidità (titoli di Stato a brevissimo termine, conti di deposito, pronti contro termine) contro una percentuale del 24% di appena un mese prima. La quota di liquidità secondo alcuni potrebbe raggiungere anche il 50% del totale di un portafoglio, riflettendo in questo modo la fase di attesa che stiamo vivendo.
E non vale, almeno per l’Italia, il discorso sulle perdite in conto capitale dovute all’inflazione. Infatti a fronte di un tasso di aumento dei prezzi di circa il 3,4% non è impossibile per i risparmiatori individuare conti di liquidità, oppure offerte anche temporanee di depositi vincolati, soprattutto online, con rendimenti netti grosso modo in grado di pareggiare l’inflazione e con un rendimento medio compreso fra il 3 e il 3,5%. La liquidità non è un investimento, è vero, ma si tratta pur sempre del modo migliore in un momento in cui l’esigenza primaria è quella di “passà a nuttata”.
Obbligazioni governative
Con gli spread Bund – Btp che volano al di sopra di quota 400 punti il rendimento del Btp italiano a 10 anni ha toccato nuovamente livelli di rendimento del 5,8-5,9%. Che bello, verrebbe da dire. In realtà, come sappiamo, l’aumento dei rendimenti è il riflesso di un calo delle quotazioni del titolo. Se un Btp paga una cedola fissa del 4% annuo e il suo prezzo è 100 il suo rendimento sarà del 4%. Ma se il prezzo scende a 80, la cedola del 4%, rapportata al nuovo prezzo di mercato, darà luogo a un rendimento del 5%. E’ questo il motivo per cui l’innalzamento dei rendimenti dei bond già emessi è un segnale negativo e non certo di buona salute.
Di fronte alla volatilità estrema degli spread la maggior parte dei fund manager suggeriscono di puntare sui titoli con scadenza molto breve non superiore ai 2-3 anni. Il rendimento di un Btp a due anni, ad esempio il titolo con scadenza 1 agosto 2014, è oggi pari al 4,16%. Cui corrisponde una cedola netta superiore al 3,5%, in grado di pareggiare l’inflazione, e di evitare rischi eccessivi di oscillazione dei prezzi dovute alle variazioni degli spread, visto che sulle scadenza brevi le quotazioni dei titoli tendono ad essere molto stabili.
Chi vuole diversificare verso le emissioni ultrasicure (o ritenute tali!) del Tesoro tedesco deve sapere che il tasso del Bund a 10 anni ha raggiunto l’1,25%, mentre sulle scadenze a uno o due anni non va oltre lo 0,2-0,3%. I tassi degli Oat francesi a dieci anni, oggi all’1,6% hanno toccato invece il minimo storico degli ultimi 260 anni per un titolo pubblico di quel paese. E’ evidente che sia sui Bund che sugli Oat esiste un fenomeno di bolla. Se la situazione economica generale dovesse migliorare e le aspettative di crisi o di rottura dell’euro venire meno, è certo che i rendimenti sia dei Bund che degli Oat subirebbero un’impennata. Provocando un vero e proprio massacro delle quotazione per i titoli già emessi e per il risparmio di quegli investitori che si erano illusi che fosse lì il porto sicuro dei propri risparmi.
Azioni
Sulla caduta storica dell’indice azionario italiano abbiamo già detto.
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Basta aggiungere che da inizio anno la perdita del Footsie Mib è di circa il 12%, mentre a 12 mesi sale addirittura al 35%. Non bisogna tuttavia dimenticare che alcuni titoli industriali o del consumo di lusso hanno dato performance positive. Come Pirelli, su di circa il 18% da inizio anno, Ferragamo, salita di oltre il 55%, Brunello Cucinelli (cashmere, la prima unica Ipo del 2012) in rialzo del 30% dai prezzi di collocamento.
Rondini che non fanno primavera? E’ possibile ma per non deprimersi troppo è necessario avere un quadro completo del listino. I fund manager (sempre quelli di Bofa Merrill Lynch) dichiarano di essere fortemente sovrapesati sui titoli alimentari e farmaceutici. Un buon motivo per evitare questi comparti, attualmente trattati a multipli elevatissimi, pronti a sgonfiarsi nel caso in cui si manifestasse un rivolgimento positivo della situazione.
Considerando che tutti i mercati azionari europei sono sottopesati nei portafogli degli investitori molti strategist “contrarian” (quelli che acquistano quando tutti vendono) stanno cominciando a fare un pensierino sulle principali blue chip europee. Uno studio recente di JPMorgan Cazenove mette in evidenza che i listini europei potrebbero scendere ulteriormente del 15-20% dai livelli attuali a causa della recessioni in corso.
Ma individuano anche una trentina di titoli con un potenziale di lungo periodo, alti dividendi e bilanci stabili, su cui vale la pena fare una scommessa in un portafoglio bilanciato. Tra questi l’unico nome italiano è quello di Terna, la rete elettrica nazionale. Abbondano invece i nomi tedeschi, tra cui Sap, Deutsche Post, Volkswagen, qualche francese, come L’Oreal, Sanofi e Société Générale
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