Strategia anti crisi: i conti in valuta estera. Ma a quale rischio?

Sono consigliati nelle scelte di investimento per diversificare il portafoglio. Ma potrebbero essere il rifugio al crollo dell'Euro. Come funzionano? Quanto rendono? Quali pericoli portano con sé? Of-Osservatorio finanziario risponde alle molte lettere dei lettori e ne spiega vantaggi e svantaggi. E avverte: se davvero dovesse realizzarsi lo scenario catastrofico nemmeno questo escamotage potrebbe bastare a preservare intatte le giacenze
di: Elisa Vannetti
27 Giugno 2012
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Salvarsi da un eventuale crollo dell’Euro oppure, semplicemente, diversificare il proprio portafoglio investendo in valuta estera? Può essere una delle alternative possibili per mettere al sicuro la liquidità (leggi qui). Il metodo più semplice, alla portata di tutti, è quello di acquistare uno dei tanti conti in valuta offerti dalle varie banche, ma anche certificati di deposito e persino libretti, e depositare i propri capitali. A volte, dopo averli vincolati a determinati periodi di tempo. Ma come funzionano questi strumenti? Quanto costano? E ancora, permettono davvero di mantenere intatti i capitali e, magari, di guadagnarci anche qualcosa, nel caso in cui i mercati dovessero crollare veramente? Molti lettori hanno scritto alla redazione di Of in cerca di informazioni. Ecco perché Of-Osservatorio ha deciso di fare un po’ di chiarezza, mettendo a confronto i conti di deposito, ma anche i libretti in valuta straniera offerti dalle banche. E valutando gli eventuali rischi di ciascuna tipologia di prodotto. Ecco tutto quello che c’è da sapere quando si decide di investire in valute diverse dall’euro, su chi è meglio puntare, e qualche trucco per riuscire a far rendere di più il proprio portafoglio, evitando gli imprevisti.

Quali valute scegliere?
Per scegliere la valuta su cui puntare bisogna considerare la forza del Paese che la emetta, cioè il Pil, il tasso disoccupazione, la solidità dei bilanci dello Stato ecc. Tra le più apprezzate dagli esperti in questo momento ci sono il dollaro (statunitense) e lo yen giapponese. Ma c’è anche chi scommette sul franco svizzero, le corone svedesi o norvegesi, che hanno alle spalle Paesi con una economia giudicata solida. E ancora, il dollaro australiano o quello neozelandese. La strategia migliore, però, è quella di diversificare l’investimento su più valute. Per ridurre il rischio valutario connesso alla divisa con cui si spende, e per contrastare un’eventuale svalutazione dell’euro.

Quanto rendono?
Il rendimento si calcola sul Libor, vale a dire il London Interbank Offered Rate (tasso interbancario 'lettera' su Londra), al quale va sottratto uno spread stabilito dalla banca. Ma il Libor, un tasso d'interesse variabile al quale le principali banche operanti sul mercato interbancario londinese si prestano capitali (vedi qui l’andamento Libor aggiornato), non per tutte le divise è abbastanza elevato da risultare interessante. Ad esempio, il Libor del dollaro americano a 12 mesi è oggi a quota 1,068% che, sottraendo un 2 o 3% di spread medio, va sotto zero. Il capitale è così eroso, anche se alcune banche applicano un tasso base minimo in modo da contenere le perdite. Diverso è il caso del dollaro australiano che ha un Libor a 12 mesi pari al 4,56% che rende quindi anche un 2% tondo l’anno. Altre divise vantaggiose sono il dollaro canadese (Libor a 12 mesi a quota 2%), il dollaro neozelandese (3,45%) e, in Europa, la Corona Svedese (2,8%).

E se si tornasse alla Lira, cosa accadrebbe ai depositi in valuta estera?
Se è certo, nel caso ipotetico in cui l’Euro cessasse di esistere, che tutti i conti correnti e i depositi bancari in euro sarebbero riconvertiti in lire, non è altrettanto scontato il trattamento che verrebbe riservato ai depositi aperti in valute diverse dall’euro. Gli scenari possibili sono due. Da un lato, potrebbe capitare che, in quanto aperti in valute estere, i depositi vengano mantenuti tali, e dunque non corrano rischi di svalutazione del capitale dovuto alla conversione valutaria. Dall’altro lato, invece, può anche capitare che il Governo vari d’urgenza una legge che obblighi le banche operanti in Italia, tutte indistintamente, a trasformare anche i depositi in valuta in Lire.

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