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SOMMARIO

I manager globali, che amministrano masse di capitali per un ammontare di 708 miliardi di dollari, interpellati da Bofa Merrill Lynch, si mostrano meno pessimisti dei mesi passati. Migliorano le previsioni sull’Europa (ma inaspettatamente ci attende sorprese negative da Francia e Germania). E spingono i paesi emergenti (soprattutto Russia e Turchia). Per quanto riguarda i settori su cui puntare al primo posto c’è l’alimentare, seguito da…

Come salvare i nostri soldi? I consigli di 261 Super Sapientoni

Si delinea un mondo a tre velocità nella visione dei grandi investitori istituzionali. Un mondo in cui i paesi emergenti trainano la crescita della ricchezza finanziaria, gli Stati Uniti segnano una battuta d’arresto, e l’Europa si assesta in condizioni un po’ migliori rispetto a quelle che abbiamo conosciuto nel corso degli ultimi mesi.
Sono queste le indicazioni sul futuro oggi prevedibile espresse dai gestori internazionali, interrogati, come ogni mese, dagli economisti di Bofa Merrill Lynch sulle tendenze di medio periodo dei mercati finanziari e dell’economia globale.
Anche questa volta, la potenza di fuoco dei rispondenti al questionario della banca americana è imponente. Si sono infatti esposti con la loro personale view sulle tendenze dei mercati ben 261 fund manager globali, che amministrano masse di capitali per un ammontare di 708 miliardi di dollari. E’ come se un macro fondo di investimento, con la massa finanziaria di un paese grande come un quarto della Germania, ci informasse delle sue previsioni, concorrendo, con le sue scelte di investimento, a determinarle. Il quadro che emerge da questa indagine è dunque leggermente meno pessimista rispetto a giugno per quanto riguarda l’Europa, mentre alcune nubi si addensano sull’orizzonte dell’economia globale.

Europa
“Le previsioni sul futuro dell’economia europea sono effettivamente migliorate rispetto a giugno”, scrive l’economista Gary Baker, strategist azionario per l’Europa di Bank of America Merrill Lynch. Il dato più interessante che segnala questo parziale ritorno di fiducia sui mercati del Vecchio Continente è il miglioramento della quota di sottoponderazione delle attività europee nei portafogli internazionali, passata dal -36% al -26% nell’arco di un mese. L’elemento che continua invece a influire maggiormente nel determinare una sensazione di insicurezza negli investitori professionali, in riferimento all’Europa, è la crisi del debito sovrano, indicata dal 59% dei rispondenti come il principale rischio all’orizzonte (in calo dal 65% rispetto al mese precedente) . ---- Tra gli altri “tail risks”, i rischi rari (di coda, pensando a una distribuzione di probabilità a campana, in cui le “code” corrispondono a una probabilità molto bassa di realizzazione dell’evento), i gestori indicano, il buco di bilancio degli Stati Uniti, la deflazione in Cina, la perdita di fiducia nelle banche centrali, il rallentamento dell’economia cinese, fino all’esplodere del conflitto Iran-Israele. I mercati appaiono anche in stand-by in attesa dell’esito delle elezioni presidenziali statunitensi, un evento in grado di condizionare in modo determinante gli sviluppi nella gestione della crisi economica in atto.

Ma per tornare all’Europa, è interessante rilevare come nelle aspettative dei fund manager l’Italia non sia al primo posto nel banco dei “cattivi”. L’indagine di Bofa Merrill Lynch mostra infatti, inaspettatamente, che i due paesi da cui i gestori si aspettano a maggioranza “brutte sorprese” sono la Francia e la Germania. Mentre l’Italia, insieme a Grecia, Portogallo, Spagna e Gran Bretagna, si muove all’interno di un limbo di giudizi critici che non ha conosciuto sostanziali variazioni da un mese all’altro. Migliora invece nettamente la posizione dell’Irlanda, l’unico dei paesi di area euro da cui i fund manager si aspettano (circa il 30% del totale degli interpellati) qualche sorpresa in positivo.

Coerentemente con questa visione prudente, ma comunque orientata in senso negativo, le scelte settoriali dei gestori puntano tuttora sui comparti difensivi. E gli unici segmenti del listino in cui il giudizio “sovra pesare” (overweight) si mostra con decisione sono il comparto alimentare, in cui gli “overweight” superano del 50% gli “underweight” (sotto pesare), i beni personali e per la casa, con un netto di oltre il 30% di “overweight”, gli assicurativi (11% overweight) e la tecnologia (9%). In profonda disgrazia, come è lecito aspettarsi, continuano ad essere le banche, sottopesate dal 45% dei gestori, seguite dalle utilities (42%).

Ma per le società di pubblica utilità, a queste valutazioni si apre uno spiraglio di ripresa. Con una prevalenza dell’11% dei pareri i gestori indicano infatti questo settore come sottovalutato dal punto di vista delle quotazioni di borsa, così come leggermente sottovalutate appaiono le assicurazioni e il comparto dei media. Troppo care, invece, sono giudicate le società che producono beni per la casa e per l’igiene personale (tipico settore difensivo e anticiclico), la tecnologia e le auto, che risentono negativamente dell’appesantimento della congiuntura economica globale e non soltanto europea. ---- La preferenza per i mercati emergenti
Di fronte a un’Europa un po’ “meno peggio” del previsto e a riserve sostanziali sulle prospettive dell’economia americana, visto che le attese misure di stimolo monetario (quantitave easing) da parte della Fed, sembrano rinviate al IV trimestre del 2012, i gestori puntano dunque sui paesi emergenti. “Nonostante un complessivo peggioramento delle prospettive dell’economia globale i gestori rimangono risolutamente sovra pesati sull’azionario dei paesi emergenti”, scrive nel report di Bofa Merrill Lynch lo strategist azionario globale Kate Moore.

Una percentuale netta del 19% dei gestori esprime infatti sui mercati emergenti un giudizio “overweight”, un valore leggermente al di sotto della media di lungo periodo che si attesta su una percentuale di “overweight” del 26%. A livello settoriale il comparto che continua ad essere in cima alle preferenze (e sul quale esistono molti fondi tematici e Etf disponibili per i piccoli risparmiatori) è quello dei beni di consumo discrezionali, con un 43% di indicazioni “overweight”. I settori più ciclici, come quello delle materie prime e dei materiali di base, hanno invece risentito in modo drammatico del rallentamento delle previsioni di crescita dell’economia globale. E nell’indagine il settore viene “sottopesato” da un netto pari al 50% del totale dei gestori.

A livello di singoli paesi, infine, la Russia e la Turchia sono risultate le due economie emergenti maggiormente rappresentate nei portafogli degli investitori professionali nello scorso mese di luglio e da cui sono attese buone performance anche per i prossimi trimestri.

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