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Google muove i primi passi per diventare Banca. Mentre Amazo... OF OSSERVATORIO FINANZIARIO

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Inizia con la creazione di una carta di credito e il lancio di un prestito la marcia verso il mercato finanziario del colosso statunitense. L’obiettivo sembra essere un sostegno al mercato della pubblicità, non solo sulla Rete. Ma in futuro, anche grazie a Google Wallet, il motore di ricerca più famoso al mondo potrebbe puntare al business del credito mondiale, mettendo sotto scacco gli istituti di credito tradizionali

Google muove i primi passi per diventare Banca. Mentre Amazon...

Non più sconti, ma veri e propri prestiti. Questa la novità annunciata da Google che, secondo indiscrezioni riprese anche dal Financial Times, sta per lanciare una card e una linea di credito agli investitori delle sue Adwords, gli spazi pubblicitari sulla Rete, ma anche sulla carta stampata. Il finanziamento potrebbe arrivare fino a 10mila dollari al mese con una partenza base di 200.

Perché questa decisione? Perché le banche hanno rinunciato, anche negli USA, a fare credito e questo credit crunch sta soffocando il mercato pubblicitario.

L’idea non è nuova: prima a lanciare la proposta di sostituirsi alle banche nel mercato dei finanziamenti, infatti, è stata Amazon. I due big dell’e-commerce e dell’advertising sono dello stesso parere: le aziende non fanno abbastanza promozione e il mercato sta languendo. “Stiamo cercando una soluzione – dicono quelli di Amazon – negare l’accesso al credito inibisce la crescita”. Non stupisce, in questa chiave, il passaggio di alcuni manager bancari provenienti da CheBanca! nelle fila della filiale italiana della creatura di Jeff Bezos.

Tutto vero, ribattono alla Google, che però ci vede anche un business rilevante, non soltanto un aiuto. L’interesse applicato alla sua credit card - per ora distribuita soltanto negli Stati Uniti e in UK - è dell’8,99% negli USA e dell’11,9% in Gran Bretagna. In che non è poco, ma senza dubbio molto meno di quanto banche e gestori di carte applicano ai loro prodotti (dove si va da un minimo del 13-14%). In altre parole, Google entra nel mercato finanziario, facendo finta di fare il buon samaritano.

“Non vogliamo mica perdere il nostro denaro.” Si è giustificato Brent Callinicos, che è il direttore amministrativo (Tresury) di Google. Certo che no. Il profitto, a questo punto, potrebbe essere significativo e mettere in ginocchio i competitor.

Ma perché così tanto denaro per un mercato pubblicitario della Rete che richiede investimenti tutto sommato contenuti? Perché Google ha in mente qualcos’altro. Non a caso, contemporaneamente, ha annunciato di volere togliere da YouTube i video amatoriali. In altre parole, YouTube diventerà il mega canale Tv mondiale. E la pubblicità televisiva, si sa, ha ben altri budget. E non è ancora tutto. Google Wallet, il sistema di pagamenti via cellulare annunciato da anni e che sta muovendo i primi passi negli USA, grazie a una carta di credito propria potrebbe finalmente decollare e soprattutto portare immediati vantaggi economici. L’ostacolo principale al decollo del mobile payment, infatti, sono proprio le commissioni a MasterCard e Visa o American Express, cioè quella quota da pagare ai gestori di carte oltre che alle banche per ogni transazione, cioè ogni pagamento effettuato (leggi qui).

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