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SOMMARIO

È il Giacomo di Aldo, Giovanni e Giacomo. È un comico e un attore, con una nuova tournée, Ammutta muddica, in avvio dal prossimo 30 novembre nei teatri di tutta Italia. Ma è anche un apprezzato editorialista sul quotidiano La Stampa. E un osservatore attento e scanzonato degli usi e costumi tipici della nostra società. A Of-Osservatorio finanziario ha raccontato come cambierà la vita per chi vivrà fino a 150 anni. E tutti i guai che questo comporterà

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Lui, Giacomo Poretti, più noto con il solo nome di battesimo, è uno dei comici più famosi d’Italia. È il Giacomo di Aldo, Giovanni e Giacomo, tanto per intenderci. E a breve sarà nelle sale di tutta Italia con una nuova tournée teatrale che partirà il prossimo 30 novembre dal titolo: Ammutta muddica. Che in dialetto siciliano significa “Spingi, mollica!”. Come a dire: “Avanti, datti da fare!”. Ma, aldilà della sua ormai nota verve comica, o forse, proprio per questo, è anche un divertente osservatore del costume, degli usi e dei luoghi comuni della società. Editorialista sul quotidiano La Stampa, infatti, Giacomo Poretti, ha già trattato un paio di volte il tema della vecchiaia. O meglio: della vita dopo i 60 anni. Facendo ben attenzione a non mischiare mai, nella stessa frase, il termine “vecchio” con “sessantenne”. E ha raccontato a Of-Osservatorio finanziario cosa aspettarsi dalla società ora che, se è vero quel che dicono gli esperti, si rischia davvero di arrivare a vivere 150 anni. Con tutti i guai che questo comporta.

Of: La vita si allunga. Secondo alcuni arriveremo anche fino a 150 anni. È un bene o un male?
Poretti: (Ride). Beh, dipende. Partiamo col dire che è un bene. Perché questo implica che avremo più tempo per godercela. Ovviamente qualora fossimo contenti e appagati.

Of: E se non lo fossimo?
Poretti: È qui che sta il problema. Ed è per questo che potrebbe anche essere un male. Perché l’allungamento della vita deve andare di pari passo con un aumento della qualità della vita.

Of: Non è così invece?
Poretti: No, anzi! Nella nostra società gli anziani vengono rottamati. E questa è una cosa molto dannosa.

Of: Rottamati?
Poretti: Sì, se sei nei dintorni dei 60 anni, vieni accantonato, rimpiazzato, sostituito. Rottamato, appunto. Anzi, dopo un tot devi rottamarti per legge. E qui apro una parentesi: Renzi mi sta simpatico, per carità. Ma sta cercando di rottamare la classe politica dei 60enni. E questa è una cosa dannosa.

Of: Perché?
Poretti: Perché se l’età media arriva fino a 85 anni, vuol dire che abbiamo davanti altri 25 anni per annoiarci a morte! Tanto vale finire direttamente in un ospizio.

Of: Sempre che si abbiano i soldi per farlo…
Poretti: Esatto! E questo è un altro problema da non sottovalutare. Ognuno di noi ha un nonno, un genitore, un parente anziano. E ognuno di noi sa che portarlo in una casa di cura implicherebbe una spesa di 2.000-3.000 euro al mese. Non sono briciole! E chi non se lo può permettere come fa?

Of: Mi sembra che i lati negativi di vivere più a lungo stiano superando quelli positivi…
Poretti: Beh diciamo che in effetti è una questione parecchio contradditoria. Certo, è bellissimo avere con noi i nostri cari per un periodo di tempo più lungo. Ma dall’altro lato uno non può fare a meno di pensare: e come riuscirò a mantenerli? Ecco perché credo che la tendenza sarà sempre di più quella di sperimentare forme di costruzione privata della previdenza.

---- Of: Per accantonare un po’ di soldi e incrementare l’assegno della pensione…
Poretti: Sempre che una pensione ancora ci sarà! Il sistema italiano, aldilà delle ruberie varie, e nonostante possa essere visto come una iniziativa lodevole, comunque fatica a tenersi in piedi. E in futuro sarà sempre peggio. Dovremo iniziare a pensarci da soli al nostro futuro. Ma non si tratta solo di analizzare i problemi economici…

Of: Quali altri problemi ci sono?
Poretti: Tanto per cominciare bisogna partire dal presupposto che gli anziani non sono solo dei vecchi rincoglioniti. Hanno competenze e capacità che possono essere sfruttate ancora. Perché vivere più a lungo significa anche che si vivrà meglio. Ci sarà un maggior benessere.

Of: In effetti i 60enni di oggi non sono i 60enni di 50 anni fa, non possono essere considerati anziani…
Poretti: Lo spero bene! (ride, ancora) Lei sta parlando, quasi, e ci tengo a sottolineare il quasi, con uno di loro!

Of: Quindi secondo lei gli over 60 dovrebbero lavorare più a lungo?
Poretti: Supponiamo che in futuro l’età minima pensionabile subirà continui aumenti. E supponiamo anche di dover lavorare fino a 70 anni. Non è che una volta che abbiamo superato tale soglia diventiamo inutili e inservibili. Gli anziani possono fare tante cose ancora. Devono poter fare tante cose…

Of: Per esempio?
Poretti: Una volta il nonno si occupava del nipotino. Perché non sfruttare questa loro propensione magari in strutture di sostegno per le scuole? Il problema è che la nostra società gli anziani li accantona. Non deve essere così per forza. Anche perché in questo modo ci troviamo un sacco di nonni profondamente annoiati!

Of: Aldilà dell’età lavorativa che potrebbe prolungarsi, vivere di più significa anche prolungare e di molto numerose tappe della vita…
Poretti: Certo, tipo il matrimonio! Significa anche che se ti sposi intorno ai 30 anni, e vivi fino a 150, dovrai restare sposato con la stessa persona per almeno 120 anni!

Of: Impegnativo…
Poretti: Infatti. Spero che le coppie che si sposeranno tra qualche decennio abbiano ben interiorizzato il concetto di fedeltà. Perché passare 120 anni con la stessa persona, se non sei più che sicuro, potrebbe trasformarsi in un incubo!

Of: Beh, c’è sempre il divorzio…
Poretti: Già, in questo caso credo che in futuro i tempi per ottenere un divorzio si ridurranno sensibilmente. Praticamente ci vorrà un minuto e mezzo!

Of: Più divorzi vogliono anche dire più matrimoni. Ci saranno magari tanti che convolano a seconde nozze…
Poretti: Anche terze e quarte. Si sa che l’economia gira. Quello dei matrimoni potrebbe diventare un vero business!

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