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Post elezioni. Come governare il proprio risparmio OF OSSERVATORIO FINANZIARIO

SOMMARIO

Le elezioni politiche rimescolano le carte e mettono in discussione le strategia di investimento. Un fatto è certo. Di fronte all’incertezza dei mercati, sia azionari sia del reddito fisso, che si prefigura per i prossimi mesi, l’investimento in liquidità ritorna di grandi interesse. E in conclusione meglio puntare su Bot a 3 o a 6 mesi, oppure su conti di deposito con vincoli non troppo lunghi, in logica “fai-da-te”, piuttosto che su altri strumenti più complessi. E riguardo agli ETF...

Post elezioni. Come governare il proprio risparmio

Azzerate la liquidità. Riducete la liquidità. Era questo il mantra delle principali banche italiane e internazionali a inizio 2013, nello sforzo di delineare lo scenario di investimento migliore e più profittevole per l’anno appena iniziato. L’indicazione aveva un fondamento e appariva giustificata. Perché di fronte a un’inflazione di circa il 2% i Bot a un anno rendevano a metà febbraio appena l’1,08% lordo, e solo i conti di deposito più generosi arrivano ancora oggi a offrire una remunerazione netta superiore alla velocità di aumento del costo della vita (ma a fronte di un vincolo di giacenza quasi mai inferiore a 12 mesi). Tuttavia le elezioni politiche italiane del 24 e 25 febbraio rimescolano le carte e mettono in discussione questa strategia.

Senza cedere a facili (e prematuri) allarmismi Of Osservatorio finanziario prova a fare il punto della situazione nel momento di maggiore emotività dei mercati, che fa seguito ad alcuni mesi di lento rientro alla normalità. Lo spread tra il Bund e il Btp decennale, è passato infatti dai circa 500 punti di luglio 2012, fino a un minimo intraday di 255 punti nel primo pomeriggio di lunedì 25, quando al Senato sembrava delinearsi una maggioranza stabile e definita. Meno di 24 ore dopo, sull’onda di un esito elettorale che sembra prefigurare l’ingovernabilità dell’Italia e del Parlamento (e quindi dell’economia nazionale) lo spread è risalito di quasi cento punti base, a 342 punti.

Un rialzo degno dei giorni più neri dell’epoca del “bunga bunga”. Eppure la situazione deve essere valutata a freddo perché, a differenza della scorsa estate molte cose sono cambiate. E’ probabile, tuttavia, che di fronte all’incertezza dei mercati, sia azionari sia del reddito fisso, che si prefigura per i prossimi mesi, l’investimento in liquidità ritorni di grandi interesse e rappresenti di fatto la migliore soluzione di breve termine ai problemi di investimento.

Che cosa fare
E’ difficile dire dove sarà lo spread da qui a metà-fine aprile, quando sarà eletto il nuovo Presidente della Repubblica e un governo di qualche tipo sarà probabilmente messo in funzione. Certamente la volatilità sarà molto elevata e i titoli a lungo termine soffriranno nuovamente di questa situazione. Chi ha denaro fresco (perché scadono dei titoli di Stato o perché ha dei flussi positivi in entrata) farà bene ad astenersi da scelte troppo impegnative. E’ probabile che il tasso sui Bot a 6 e 12 mesi aumenterà vistosamente rispetto agli attuali valori di circa lo 0,6% e 1%. ---- Sottoscrivere le nuove emissioni di titoli di Stato di breve e brevissimo termine potrebbe essere la strategia migliore, se come è probabile i tassi aumenteranno. C’è da dire subito che rialzi da panico, analoghi a quelli del dicembre 2011, quando i bot a 12 mesi erano arrivati a sfiorare il 7% sono altamente improbabili. Rispetto ad allora, infatti, esiste una rete di protezione creata dalla Bce e dai governi dell’eurozona che prevede da un lato meccanismi farraginosi come il fondo salva-stati (ESM) e dall’altro, molto più concretamente, l’acquisto di titoli di Stato da parte della Bce nel caso in cui il differenziale di rendimento sulle scadenze più brevi (fino a tre anni) dovesse impennarsi.

Questo i mercati lo sanno e il semplice fatto che esista questo meccanismo scoraggia la speculazione di breve termine. Quindi evitare vincoli troppo lunghi sui conti di deposito online (fino a sei mesi è ragionevole) e puntare sui Bot a tre e a sei mesi potrebbe essere la strategia più opportuna nell’immediato, in attesa che gli scenari si chiariscano un po’.

Che cosa non fare
Sempre per rimanere nell’ambito ristretto degli investimenti di liquidità occorre prestare molta attenzione ai fondi monetari, quelle gestioni specializzate in portafogli titoli a breve e brevissimo termine. Nel 2012 questi fondi hanno registrato risultati eccellenti, con punte del 5-6% e una media di categoria di circa il 2,5%. Questo risultato è stato reso possibile dal forte calo dei rendimenti sui Bot a 12 e a 6 mesi, perché lo spread di breve termine (di cui si parla pochissimo, ma che è molto rilevante) è sceso in pochi mesi di oltre 300 punti.

Si è creato, in altre parole, un effetto di capital gain sui titoli a breve termine già emessi analogo a quello che si realizza sui Btp a lungo termine quando i tassi a lungo termine, oppure lo spread, scendono. Il meccanismo può essere facilmente compreso anche intuitivamente. Se ho un Bot a un anno che rende il 5% a scadenza e una nuova emissione che paga una remunerazione del 2%, è evidente che il vecchio Bot (Btp o titolo a reddito fisso di qualsiasi natura) varrà molto di più. I fondi monetari, così come le gestioni a reddito fisso, hanno beneficiato largamente di questo capital gain dovuto al calo dei rendimenti.

E’evidente che in uno scenario opposto, di ritorno della volatilità sugli spread di breve periodo, ancorché moderato dal possibile intervento della Bce, i tassi saliranno e i vecchi titoli, con cedola più bassa perderanno valore. Ecco perché i fondi monetari da un punto di vista matematico non possono sfuggire a perdite se i rendimenti sui titoli a breve termine si rialzeranno. In conclusione meglio puntare su Bot a 3 o a 6 mesi, oppure su conti di deposito con vincoli non troppo lunghi, in logica “fai-da-te” (perché al momento della scadenza il rimborso è alla pari) piuttosto che su altri strumenti più complessi. Tra questi rientrano anche gli ETF di liquidità che allo stato attuale hanno rendimenti di poche decine di punto percentuale, ma che in caso di una nuova crisi dello spread difficilmente ritorneranno ai fasti del 2011 perché la Bce è pronta a regolare la liquidità del sistema e a tenere bassi i tassi a breve e brevissimo termine (euribor e overight)

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