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E adesso... come sarà il dopo-Cipro per tutti noi? OF OSSERVATORIO FINANZIARIO

SOMMARIO

Di fronte alla fondatezza delle obiezioni mosse alla pericolosa tassa sui depositi, il Parlamento cipriota ha fatto marcia indietro. E nella serata di martedì 19 marzo ha bocciato il provvedimento, senza peraltro che questa decisione sia servita a restituite tono ai mercati. E ora? Tra le conclusioni operative per gli investitori, c’è assoluta concordanza tra i principali analisti, sul fatto che i mercati azionari europei (non quelli del reddito fisso) siano sottovalutati, e che le debolezze sulle quotazioni possano costituire delle buone occasioni di acquisto

E adesso... come sarà il dopo-Cipro per tutti noi?

Sguardi dell’Europa e del mondo puntati su Cipro. Perché l’isola che secondo la leggenda diede i natali alla dea dell’amore (Venere, la Ciprigna) è diventata un nuovo focolaio di tensione per i mercati finanziari globali. E la crisi bancaria del piccolo Stato potrebbe riportare indietro gli orologi ai momenti peggiori dell’ultimo biennio, quando gli investitori e i risparmiatori paventavano una dissoluzione dell’euro. O un contagio che dai sistemi bancari più compromessi - quelli di Spagna e Grecia - potesse diffondersi agli istituti di credito dell’intera eurozona.

Of prova a fare il punto della situazione, che in realtà, alla luce della recentissima decisione del Parlamento cipriota di bloccare la controversa imposta straordinaria sui depositi bancari, potrebbe rivelarsi meno devastante del previsto. Ma pur sempre carica di incognite.

I fatti
La crisi di Cipro è ancora una volta una crisi di origine bancaria. I principali istituti di credito dell’isola, i cui bilanci sono infarciti di titoli greci, hanno subito perdite colossali in seguito alla doppia ristrutturazione del debito ellenico realizzata lo scorso anno. Da qui un ammanco di circa 15 miliardi di euro, cifra stimata necessaria per riportare in equilibrio i conti delle banche cipriote.

Ma Cipro (chi si ricorda del tesoriere della Lega Nord, Belsito, i cui traffici spaziavano proprio da Cipro alla Tanzania?), è soprattutto una piazza finanziaria off-shore, che gode di una bassa tassazione dei capitali e di un sostanziale anonimato sui movimenti bancari. Per questa ragione è diventata la capitale finanziaria del “money laundering”, la ripulitura di capitali sporchi provenienti soprattutto dalla Confederazione Russa, paese dominato da oligarchie finanziarie e politiche totalmente estranee a concetti come trasparenza e responsabilità.

Quando la Bce e le autorità politiche europee si sono trovate sul tavolo il problema del salvataggio di Cipro, paese che aderisce all’Eurozona e il cui prodotto interno lordo è pari ad appena il 7% di quello della Grecia e circa lo 0,2% dell’intero PIL dell’Unione Europea, hanno pensato bene che non era il caso di pagare anche per i magnati russi.

E così hanno individuato la soluzione (sostenuta fra l’altro dal partito socialdemocratico tedesco, assolutamente pro-euro) di introdurre una imposta straordinaria forzosa sui depositi bancari. Una imposta pari al 6,75% sui depositi fino a 100mila euro e del 9,9% sulle giacenze di ammontare superiore. In pratica una patrimoniale “a casaccio”, che colpisce unicamente la liquidità, indipendentemente da come si è formata e da che cosa rappresenta, dal punto di vista patrimoniale, per il singolo investitore.

---- Le conseguenze
Apriti cielo. “Una tassa sui depositi di questo tipo, che non tiene in assoluta considerazione la garanzia sui depositi fissata in un ammontare di 100mila per tutte le banche europee, non può che alimentare ulteriormente la crisi di fiducia fra i governi e i cittadini dell’Eurozona”, afferma Toby Nangle, responsabile dell’allocazione degli investimenti di Threadneedle Investments, una società britannica di gestione del risparmio. Dopo questo provvedimento, fa eco Wahid Chammas, gestore di Janus Europe Fund di Janus Capital Group, società in questo caso statunitense di gestione del risparmio, “i depositanti di paesi vulnerabili come Grecia, Portogallo, Spagna e Italia cominceranno a preoccuparsi della sicurezza dei loro depositi”.

Non a caso l’italiano Mario Sarcinelli, presidente di Dexia Crediop, insieme ad altri banchiere ed ex-banchieri italiani, si è subito affrettato a dichiarare che la possibilità di un’imposta sui depositi bancari italiani è assolutamente irrealistica. Tant’è ormai la frittata è fatta. I mercati azionari europei hanno perso circa il 3% in un paio di giorni e nuove tensioni (peraltro non esagerate) si sono accumulata sullo spread Bund-Btp a dieci anni, risalito a quota 335 punti.

I possibili sviluppi
Di fronte alla fondatezza delle obiezioni mosse alla pericolosa tassa sui depositi, il Parlamento cipriota ha fatto marcia indietro. E nella serata di martedì 19 marzo ha bocciato il provvedimento, senza peraltro che questa decisione sia servita a restituite tono ai mercati. Le borse europee nella mattinata di mercoledì hanno recuperato circa lo 0,5% (Milano l’1,75%), ma il problema del rifinanziamento, del “bail-out”, delle banche cipriote rimane aperto. Anche se gli investitori dovessero decidere che la crisi di Cipro costituisce un caso minore, troppo piccolo per essere davvero importante, il modo in cui verrà risolto il problema non sarà irrilevante ai fini della salvaguardia e della stabilizzazione dell’eurozona. “Cipro è molto piccola ma ha simbolicamente la stessa importanza della Grecia.

Un fiasco nella soluzione dei problemi bancari dell’isola metterebbe a repentaglio i dolorosi piani di austerità che dovranno essere realizzati nei paesi maggiori e ben più importanti di Cipro”, conclude Wahid Chammas.
Nel frattempo, tra le conclusioni operative per gli investitori, c’è assoluta concordanza tra i gestori di Janus Capital, di Threadneedle e anche fra gli analisti del Crédit Suisse, sul fatto che i mercati azionari europei (non quelli del reddito fisso) siano sottovalutati, e che le debolezze sulle quotazioni possano costituire delle buone occasioni di acquisto.

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