SOMMARIO
La caduta dei bond (Il decennale Usa, rende appena l’1,9%; il Bund tedesco a dieci anni paga un misero 1,3%; il Btp italiano a dieci anni è sceso al 3,8%) spinge l’investimento azionario. E fioccano i record: Dow Jones al massimo storico assoluto di 15.118 punti; l’S&P500 in meno di cinque mesi sale del 14,5%; Il Dax di Francoforte segna un +8,7%. Caso a parte l’incredibile performance della borsa di Tokio che da inizio anno ha realizzato un guadagno del 40,5%. E ora? Ecco che fare
La primavera delle Borse. Meglio l’Europa. Che Usa e Giappone
Perfino il tartassato listino milanese dà segnali di ripresa. E dopo le ultime settimane di rialzi, che hanno fatto seguito alla rielezione del Presidente della Repubblica Napolitano e alla formazione del governo Letta, l’indice Ftse Mib delle grandi capitalizzazioni italiane segna un discreto +6,83% rispetto ai valori di inizio gennaio.
Non dimentichiamo che appena un paio di mesi fa, per i timori legati alla crisi politica nazionale, Piazza Affari era sotto di circa il 10% rispetto ai primi giorni del 2013.
Il dato è incoraggiante, ma certamente sfigura rispetto alle performance azionarie delle principali piazze azionarie globali. Francoforte, Wall Street e Tokio, infatti sono tornate sui valori precendenti la crisi del 2008. L’indice Dow Jones Industrial, il mitico Dow Jones sempre citato dai telegiornali (anche se il paniere più rappresentativo della Borsa statunitense è l’S&P500) ha chiuso venerdì scorso a un massimo storico assoluto di 15.118 punti. In un anno ha guadagno circa il 27%.
Ma è da gennaio che i listini hanno intrapreso una marcia che sembra senza freni. L’ S&P500 ha realizzato in meno di cinque mesi una performance del +14,5%. Il Dax di Francoforte, anch’esso sui massimi assoluti, segna un +8,7%. Caso a parte l’incredibile performance della borsa di Tokio (vedi articolo di OF) che da inizio anno ha realizzato un guadagno del 40,5% (indice Nikkei 225) e che (per il momento) continua a salire a botte del 2-3% a seduta. Ma quanto potrà durare questo clima di euforia? Da che cosa è generato e soprattutto è ormai troppo tardi per tentare l’assalto alla diligenza?
Su quanto potrà durare la festa dei listini esiste un certo consenso fra gli economisti. Le borse continueranno a salire (probabilmente con correzioni e seguendo una traiettoria irregolare) almeno fino a quando continuerà la politica monetaria espansiva delle banche centrali. L’esempio del Giappone da questo punto di vista è emblematico. Da quando il governatore della Bank of Japan Haruhiko Kuroda ha annunciato una politica di massicci acquisti dei titoli del debito pubblico giapponese (il che equivale a dare ossigeno all’economia e a far deprezzare il cambio), e parliamo dell’autunno del 2012, il listino di Tokio è salito di quasi il 60%.
Più ordinato il rialzo della borsa americana, le cui quotazioni sono sostenute da un crescita degli societari di circa il 15% annuo e, anche in questo, caso dalla politica della Fed che inondando di liquidità il sistema economico ha spinto i tassi di interesse di lungo termine su livelli bassissimi.
E proprio qui sta il punto. Perché mai le famiglie, le imprese, i fondi pensione, gli investitori privati e istituzionali, insomma, dovrebbero acquistare bond se i rendimenti sono così bassi? Il decennale Usa, il Treasury, rende appena l’1,9%. In Europa il Bund tedesco a dieci anni paga un misero 1,3%. Perfino il Btp italiano a dieci anni è sceso a un rendimento del 3,8%. Non parliamo poi dei titoli del tesoro nipponico, la cui cedola è ampiamente al di sotto dello 0,5%. Sono questi rendimenti così bassi, accompagnati da un tasso di inflazione complessivamente moderato (inferiore in Europa al 2%) a spingere le borse.
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In America gli utili salgono e la crescita del Pil è di circa il 2% annuo. In Giappone il calo del cambio fa volare i profitti aziendali. In Europa non c’è ripresa, ma le borse sono piuttosto depresse, e salvo Francoforte largamente al di sotto delle quotazioni di cinque anni fa (Milano è sotto di circa il 60%, Parigi del 36%). E allora perché comprare bond governativi che rendono così poco quando le borse possono dare, almeno fino alla fine dell’anno, quando forse i tassi Usa cominceranno a risalire, grandi soddisfazioni?
Nel complesso tutte le case di investimento globali rimangono ottimiste sulle prospettive dell’equity (azioni) da oggi a fine anno. Anche se il rischio di una nuova bolla speculativa potrebbe essere ormai all’orizzonte.
Per questa ragione gli analisti suggeriscono di evitare i listini che sono cresciuti più impetuosamente. In un recente studio di AXA IM, il braccio di asset management del colosso assicurativo francese AXA gli analisti francesi suggeriscono di ridurre le posizioni sul listino di Francoforte e di aumentarle su quello svizzero di Zurigo, e in parte, sull’Italia.
Altre banche d’affari, come la potente Goldman Sachs americana, suggeriscono invece di continuare a puntare sull’Europa in modo indifferenziato, visto che è questa l’area che ha conosciuto fino ad ora la ripresa più lenta. “Gli utili delle società europee cresceranno del 9% nel 2013 e del 12% nel 2014”, recita uno studio appena pubblicato dello strategist azionario europeo di Goldman Sachs Peter Oppenheimer.
E’ vero che la crescita europea nel 2013 sarà negativa (il Fondo Monetario Internazionale prevede un calo del Pil dello 0,5% nel 2013), ma le valutazioni dei titoli europei sono molto basse (circa 12 volte i profitti del 2013, contro una media storica di 15 volte). E come abbiamo visto, nonostante la crisi economica gli utili delle società europee sono in crescita. Forse piuttosto che partecipare alla festa di Tokio o di New York, che certamente continuerà per qualche mese ancora, ma dove la mezzanotte è ormai passata, conviene andare al ballo della Cenerentola europea. Qui la mezzanotte è ancora lontana.

