Speciale Cybercrime 2013/Il magistrato: “Così lottiamo contro i criminali, ma non sempre si tutelano le vittime”

Nessuno è al sicuro online. Lo sa bene Francesco Cajani, sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, esperto in materia di reati informatici, che i cybercriminali li cattura per mestiere. Anche perché, sa anche, che circa il 60% delle denunce di truffe online viene archiviata. E le vittime, quindi, non sempre ottengono giustizia. E nemmeno rimborsi
di: Elisa Vannetti
5 Giugno 2013
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Furti. Frodi più o meno sostanziose. Account violati. Identità digitali rubate e utilizzate per attività illecite. I reati informatici, perpetrati tramite le nuove tecnologie, cioè pc, smartphone, social network e portali di e-commerce, sono in evoluzione continua. E le vittime aumentano di conseguenza. Come si può arginare il fenomeno? E come ottenere giustizia? Of-Osservatorio finanziario lo ha chiesto a Francesco Cajani, sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, uno dei Pm più attivi nella lotta alla criminalità informatica in Italia. Membro attivo del Pool Reati Informatici istituito presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano e del Comitato tecnico & scientifico di IISFA (International Information Systems Forensics Association), ha scritto numerosi interventi in materia. E, recentemente, sta portando avanti un nuovo progetto congiunto, in collaborazione con l'assessorato al Lavoro e Sviluppo economico del Comune di Milano (leggi qui intervista all’Assessore Tajani) e la Procura della Repubblica.
Ecco cosa è bene sapere per poter denunciare reati virtuali. Ma attenzione, i processi penali non sempre tutelano davvero le vittime. E, a volte, nemmeno gli stessi criminali.

Of: La cronaca recente continua a riportare notizie di truffe digitali andate a buon fine, che interessano cifre allarmanti di svariati milioni di euro. È davvero così esteso il fenomeno?
Cajani: Purtroppo sì. I reati informatici sono in continuo aumento. Ma dire quanti sono è molto difficile, anche perché non esistono statistiche ufficiali. Stando ai dati della Procura di Milano (leggi qui) riferiti al periodo gennaio-luglio 2012 (attualmente i più aggiornati relativamente all’ambito di nostra competenza territoriale, pari al Distretto di Corte di Appello di Milano), si sono registrati 2.915 casi.

Of: Un tempo era il phishing. Oggi qual è la tipologia di reato più diffusa?
Cajani: Nonostante la maggiore informazione su tale fenomeno illecito, sono ancora le organizzazioni criminali di carattere transazionale (leggi qui l’intervista del 2009) dedite a tale reato a mietere il numero maggiore di vittime. Sempre secondo i dati diffusi a dicembre 2012 dalla Procura di Milano, si sono verificati 768 casi di bonifico/ricarica disconosciuta dal titolare di conto corrente o di carta prepagata, disposti a seguito di e-mail false inviate all’indirizzo di posta elettronica del cliente.

Of: Poi, quali altre minacce stanno prendendo piede?
Cajani: In particolar modo le truffe su piattaforma elettronica. Quelle che riguardano transazioni commerciali su eBay, per esempio, sono state segnalate da 348 denunce/querele. Truffe su altre piattaforme di e-commerce sono state riscontrate in altri 555 casi.

Of: Cosa accade in questi casi?
Cajani: Le modalità di truffa possono variare. Generalmente capita che siano messi fittiziamente in vendita dei beni da un venditore che, dopo aver ricevuto il pagamento anticipato (di regola tramite ricarica di carte prepagate), non dà seguito alla consegna.

Of: E oltre alle truffe commerciali?
Cajani: Svetta la violazione dell’account personale, con 153 casi: si tratta di account relativi a qualsiasi portale, sia esso di e-commerce o di piattaforme di social network, come Facebook. Poi, sono da segnalare anche accessi abusivi alle e-mail (49) con relativa perdita di informazioni personali e dati sensibili.

Of: Come procede la procura di Milano quando si verificano casi di crimini informatici?
Cajani: Beh, dipende. Innanzitutto va detto che non in tutti i casi si arriva veramente al processo.

Of: Cioè quanti?
Cajani: A sensazione direi che per il 60% dei casi si arriva ad una richiesta di archiviazione da sottoporre al Giudice.

Of: E come mai?
Cajani: Anche qui dipende da molteplici fattori. Capita spesso che la querela sporta sia troppo generica e non contenga informazioni utili al prosieguo delle indagini. O ancora perché si tratta di questioni meramente civilistiche e quindi eventualmente rilevanti in una sede diversa da quella penale. Inoltre, spesso, è anche molto difficile addivenire ad una compiuta identificazione del cybercriminale perché online sono difficilmente rintracciabili. Poi va considerato che c’è il problema di determinare con esattezza il luogo di competenza territoriale: non sempre infatti il luogo in cui risiede il cliente truffato sarà lo stesso in cui avrà poi sede un eventuale dibattimento penale.

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