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SOMMARIO

Hanno in mente un progetto ambizioso. Che coinvolge una nuova app di musica in streaming, servizi di couponing e sconti, e un nuovo borsellino elettronico per pagare nei negozi con il telefonino invece che con la carta. Ma soprattutto, stanno ripensando completamente al mobile banking. Cosa accadrà? Of-Osservatorio finanziario lo ha chiesto a Marco Barbuti, responsabile della Direzione del Progetto Multicanalità Integrata di Intesa Sanpaolo. Che ha svelato come cambierà il mercato del mobile. Tra pochi mesi

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Hanno un'applicazione, nuovissima che funziona come Spotify, e permette di ascoltare musica in streaming direttamente dal telefonino. Hanno un wallet virtuale, cioè un borsellino elettronico, che consente di fare acquisti nei negozi pagando con lo smartphone. Senza quindi dover strisciare carta di credito o bancomat. E offrono un'app di mobile banking (continuamente aggiornata) con la quale si possono gestire conto e carte di credito o prepagate. E che permette anche di disporre pagamenti o i bonifici per le agevolazioni fiscali, per esempio.
Ma il progetto di Intesa Sanpaolo, che vedrà la luce da qui a qualche mese, in realtà è molto più ambizioso. E coinvolge tutti gli aspetti del mercato mobile. Cosa accadrà? Of-Osservatorio finanziario lo ha chiesto a Marco Barbuti, responsabile della Direzione del Progetto Multicanalità Integrata di Intesa Sanpaolo. Che ha fatto il punto sullo stato del settore, e ha svelato quali sono le novità in arrivo, e gli ambiti di sviluppo futuri.

Of: Il mercato del mobile banking è in subbuglio...
Barbuti: Stiamo assistendo ad un fortissimo sviluppo, con una accelerazione almeno due o tre volte superiore a quella registrata 10 anni fa nell’Internet Banking. Le banche più avanzate, come la polacca mBank o la turca Garantibank hanno già sviluppato una completa integrazione della vendita dei loro prodotti tramite applicazioni mobile, e la stessa Barclays ha inventato un nuovo modo di trasferire denaro semplicemente conoscendo il numero di telefono del beneficiario, con una applicazione “peer to peer” di grande successo. Queste novità stanno creando di fatto un nuovo modo di fare banca.

Of: Voi avete appena lanciato una nuova app, Superflash Live, ed è la novità del momento…
Barbuti: Una sorta di Spotify per ascoltare la musica in streaming. Si paga un abbonamento mensile di 5,50 euro (anche se le prime due settimane sono gratis) e si ha a disposizione tutto il catalogo della Universal Music, in qualunque momento.

Of: Da dove nasce l’idea?
Barbuti: Sul segmento giovani abbiamo 1 milione e mezzo di clienti di età compresa tra i 18 e i 35 anni. E siamo costantemente alla ricerca di proposte per coinvolgerli maggiormente. Questa nuova applicazione risponde proprio a questa logica. E in un certo senso si pone come prosecuzione dell’iniziativa avviata ormai due anni fa, quando è stato lanciato il concept Superflash e le filiali dedicate.

Of: Un investimento economico significativo...
Barbuti: In realtà non è andata proprio così. Abbiamo partner industriali che partecipano all’iniziativa. Per esempio Superflash Live è stata realizzata in collaborazione con Dixero.

---- Of: Come mai una banca si mette a fare app di musica?
Barbuti: Il nostro obiettivo è quello di fidelizzare i clienti. Soprattutto i giovani, che non hanno una storia di relazione con la Banca e i suoi servizi. Per questo puntiamo a realizzare anche servizi extra-bancari che creino una nuova relazione con loro, e su temi di loro interesse.

Of: E per tutti gli altri clienti? Non sono previste novità in arrivo?
Barbuti: Sicuramente in futuro ci sarà un ampliamento anche verso altre categorie di utenti, non necessariamente giovani. E saranno le app ad agevolare la realizzazione di nuovi servizi extra-bancari. Soprattutto per merito della geolocalizzazione resa possibile dal Gps integrato. Così, per esempio, sarà possibile offrire coupon e sconti specifici su base territoriale grazie ad accordi con i nostri partner commerciali. È sicuramente una cosa su cui stiamo puntando con un obiettivo di medio termine.

Of: Su cosa state puntando invece nel futuro più prossimo?
Barbuti: Sul mobile banking. Cioè l’applicazione che permette di accedere all’operatività bancaria anche via mobile.

Of: Perché è così importante investire sul mobile?
Barbuti: Perché il mercato va in questa direzione. Lo confermano anche i numeri.

Of: Vale a dire?
Barbuti: Gli accessi da mobile stanno crescendo in modo esponenziale. In Italia ci sono, dice Audiweb, 39 milioni di utenti collegati alla rete. 35 milioni si connettono da casa, 28 usano un pc. Ma il dato interessante è che di questi 39 milioni, 22 utilizzano uno smartphone, e 7 un tablet.

Of: E quanti si connettono alla banca da cellulare?
Barbuti: Dei nostri circa 10 milioni di clienti, 5 hanno sottoscritto i servizi di banca via Internet. Ma quello che stupisce di più è il numero di adesioni sul mobile. In un anno gli accessi mensili alla nostra app sono aumentati considerevolmente. Siamo passati dai 150.000 clienti/mese di un anno fa, ai 650.000 attuali. Inoltre, il mobile consente anche un accesso più frequente alla banca online.

Of: Si spieghi meglio...
Barbuti: In media i nostri clienti accedono al loro conto utilizzando il servizio di Internet banking circa 2, 3 volte al mese. Quelli che invece utilizzano lo smartphone, lo fanno almeno 9, 10 volte. Certo per ora gli accessi portano a un’operatività che è prevalentemente informativa. Tutti hanno in tasca uno smartphone, e controllare saldo o movimenti anche quando si è fuori casa è molto più veloce e immediato.

Of: Eppure state investendo molto per rendere disponibili anche operazioni di pagamento...
Barbuti: Sì, perché crediamo che anche questa tendenza cambierà, e presto anche le operazioni dispositive, quelle che consentono di avere a disposizione vari servizi di pagamento, come bonifici, ricariche, trasferimenti di denaro, saranno utilizzate molto di più. Ecco perché stiamo lavorando per ampliare ulteriormente i nostri servizi.

Of: Cosa bolle in pentola?
Barbuti: Il nostro obiettivo è quello di portare sullo smartphone le stesse operazioni che si possono effettuare normalmente via Internet e in filiale. Noi abbiamo attraversato una prima fase, che era quella che ci imponeva di essere presenti. Abbiamo quindi creato un’app, e l’abbiamo realizzata inserendo funzioni informative e dispositive. Ora però stiamo affrontando il secondo step. E abbiamo in programma due novità.

---- Of: Partiamo dalla prima...
Barbuti: Con il nostro progetto di Multicanalità Integrata innanzitutto vogliamo integrare il più possibile il canale mobile con tutti gli altri canali di relazione tra banca e cliente. Collegando l’operatività da mobile con l’offerta di filiale. Vogliamo quindi creare una sorta di piattaforma univoca di dialogo tra gestori e clienti. Rendendo possibile, per esempio, la visualizzazione dei preventivi e delle proposte commerciali ovunque. I nostri clienti, quindi, potranno ricevere direttamente via app una notifica che li avvisa che una nuova offerta è stata consegnata loro dal gestore.

Of: La seconda novità in arrivo, invece?
Barbuti: Il passo successivo, poi sarà quello di rendere possibile anche la sottoscrizione di prodotti. Quindi il cliente che riceverà un’offerta sulla sua app potrà anche sottoscriverla, firmarla e attivare il prodotto o servizio in questione.

Of: Cosa si potrà comprare quindi via mobile?
Barbuti: In prospettiva potremo acquistare ogni prodotto o servizio da ogni canale.

Of: Mi faccia un esempio.
Barbuti: Immagini di ricevere sul suo telefono un preventivo per l’acquisto di una carta. A questo punto lei potrà recarsi online e firmare il contratto dal suo Internet banking. Se invece volesse avere più tempo per pensarci potrebbe magari fissare un appuntamento con il suo gestore. Il quale, sempre via app, le invierà una notifica, un reminder, per ricordarle l’appuntamento. Vogliamo realizzare una banca che sia multicanale a tutti gli effetti, in pratica.

Of: In questo contesto che fine fanno i mobile payment, cioè i pagamenti con lo smartphone?
Barbuti: Per ora abbiamo attivo il servizio Move and Pay in collaborazione con Tim. In pratica si tratta di un nostro digital wallet a cui è possibile agganciare le nostre carte di pagamento, all’interno delle sim card Tim di ultima generazione. Intanto però stiamo lavorando per sviluppare nuovi accordi commerciali in modo da rendere disponibile il servizio anche ad altri operatori. Ma per il momento non le posso anticipare quali.

Of: Che programmi di sviluppo quindi?
Barbuti: In realtà quello dei mobile payments è un mercato molto competitivo. Ci sono attori internazionali di grandi dimensioni, che ci stanno già investendo molto. Dalle società emettitrici di carte di pagamento, come Visa e MasterCard, alle società di telecomunicazioni, passando per i colossi della rete. Come PayPal, Google, e tra poco anche Amazon. Noi abbiamo investito nel settore e siamo oggi all’avanguardia ma è difficile fare una previsione.

Of: Eppure in Italia sono attive per lo più sperimentazioni solo locali…
Barbuti: È vero. E non credo che nel 2014 assisteremo al boom. Né che il mercato troverà una soluzione standard, tecnologica o di sistema Il fatto è che la concorrenza del settore è feroce. Ci vuole tempo prima che prevalga una tecnologia piuttosto che un’altra.

Of: E quale tecnologia avrà la meglio?
Barbuti: Per il momento molte delle sperimentazioni si basano sulla tecnologia Nfc (Near Field Communication) che permette di effettuare pagamenti di prossimità, cioè semplicemente avvicinando il cellulare al lettore di carte bancomat evoluto in grado di accettare la transazione.

Of: Compresa la vostra...
Barbuti: Esatto. E anche i nuovi accordi sui quali stiamo lavorando funzioneranno a questo modo. Il problema è che (per il momento) è una tecnologia utilizzabile solo da chi ha uno smartphone Android.

Of: Almeno fino a settembre quando arriverà l’iPhone 6.
Barbuti: Si vedrà.

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