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SOMMARIO

Hanno un fondo che investe in startup tecnologiche. Vari progetti attivi a livello internazionale per sviluppare nuove idee imprenditoriali. E nuovi incubator in arrivo. Ma perché è importante puntare sulle startup? Gianluca Zanini di AXA Italia spiega a Of-Osservatorio finanziario come funziona l’investimento. Chi ce la fa e chi no. E svela cosa potrebbe accadere tra qualche anno

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Avviare una startup e trovare i capitali per farlo oggi è quanto mai facile. Il difficile, semmai, è riuscire a emergere dalla folla trasformando un’idea in un business vero, che fatturi cifre a 7 zeri. Ne è convinto Gianluca Zanini, Head of Partnership and Innovation leader di AXA Italia e General Manager Quadra, che spiega a Of-Osservatorio finanziario quali sono i requisiti per ottenere successo. Quali idee possono essere considerate vincenti. E come è possibile riuscire a non cadere vittima della concorrenza. Ma avverte: bisogna fare attenzione. Il mercato è ormai quasi saturo. E allora cosa accadrà? E come si potrà sopravvivere?

Of: AXA ha molte novità in arrivo per il mercato delle startup…
Zanini: È vero. Il 7 settembre, per esempio, AXA ha lanciato Kamet, un incubatore da 100 milioni di euro di capitale che si propone di strutturare prodotti e servizi digital assicurativi. In pratica si tratta di un InsurTech incubator per concettualizzare e lanciare prodotti e servizi che siano dirompenti per il mondo assicurativo. E da pochi mesi siamo presenti anche in Cina, a Shanghai con il nostro AXA Lab, che propone come obiettivo l’accelerazione degli investimenti in innovazione e tecnologia anche in Asia, ma sono solo gli ultimi due step di un percorso iniziato circa due anni fa.

Of: Cosa è successo due anni fa?
Zanini: AXA France ha lanciato nel 2013 il suo primo incubator: Seed Factory, che aveva come obiettivo quello di entrare nel capitale di startup innovative orientate alla produzione di servizi e prodotti digital che potessero avere un certo interesse per AXA in quanto soggetto assicurativo. AXA Seed Factory aveva un capitale di 10 milioni di euro e inizialmente investiva in 5 startup: Fundshop, Particeep, Widmee, FlyR International e ClimateSecure.

Of: E come è andata?
Zanini: Bene. Una di queste, con sede a San Francisco, FlyR ha sviluppato un algoritmo da applicare alle tariffe aeree in grado di prevedere cosa accadrà in modo da identificare il momento migliore per acquistare il biglietto di un volo. L’algoritmo in pratica prevede il futuro e la volatilità della tariffa attraverso l'analisi di dati complessi. Ed è un servizio già operativo.

Of: Però adesso AXA Seed Factory non esiste più…
Zanini: No si è evoluto confluendo integralmente, a febbraio di quest’anno, in AXA Strategic Ventures. Un fondo da 200 milioni di euro che si propone l’obiettivo di incubare realtà imprenditoriali innovative a livello internazionale, partecipando nel contempo al loro capitale sociale.

---- Of: Su quali realtà imprenditoriali puntate?
Zanini: Il fondo è destinato a promuovere l'innovazione nel settore delle assicurazioni, del risparmio, del banking e dell’asset management. Ma spazia anche in ambiti coerenti con la mission di protezione di AXA nel seguire l’evoluzione dei bisogni di protezione delle persone. Investiamo in tutti quei business che riteniamo possano essere in qualche modo utili a cambiare il volto di AXA nel futuro.

Of: Che cosa significa?
Zanini: Che noi non siamo strategic venture. Facciamo protezione. Dunque il nostro obiettivo a differenza degli strategic venture tradizionali non è quello di monetizzare. Certo, come tutti, non investiamo per perdere denaro. C’è un’attenta pianificazione alle spalle, ma resta il fatto che il motore che ci guida non è il profitto.

Of: E cosa vi spinge quindi a scegliere su cosa investire?
Zanini: La ricerca di prodotti e servizi innovativi da offrire ai nostri clienti. Il fatto che puntiamo sulle startup e sullo sviluppo di nuovi prodotti digital non ci ha fatto cambiare mission. Noi continuiamo ad offrire protezione. Cerchiamo solo di modificare la nostra linea di servizi in modo da seguire le logiche di un mondo che sta evolvendo e con il quale anche noi dobbiamo stare al passo.

Of: Quindi in che modo valutate l’investimento?
Zanini: È questo il punto! Ancora oggi è difficile dire se abbiamo preso la decisione giusta o quella sbagliata. Solo il tempo ce lo dirà. Diciamo che i criteri che ci orientano non sono solamente quelli legati al profitto, ma è la bontà dell’idea che noi valutiamo. Cioè se un’idea innovativa in cui investiamo si trasformerà in un servizio che potremo in futuro offrire ai nostri clienti, allora è chiaro che ne sarà valsa la pena. Ma siamo all’inizio, è difficile ancora dire che cosa avrà successo e cosa no.

Of: E come si gestisce il rischio il venture capital?
Zanini: Chi fa venture capital di professione in realtà ha criteri molto diversi dai nostri. Bisogna considerare che la nostra clientela di media ha dai 60 anni in su. Chi ha la disponibilità economica per potersi assicurare e le motivazioni per farlo, quindi, è una popolazione che ha logiche e meccanismi di acquisto completamente diversi rispetto a quelli che si stanno sviluppando oggi per le nuove generazioni.

Of: Perché allora puntare sull’innovazione tecnologica?
Zanini: Perché è un investimento di lungo periodo. Noi non pensiamo a cosa i nostri clienti di oggi possono volere. Ma dobbiamo prepararci a cosa i nostri clienti di domani vorranno tra 10, 20 anni. È per questo che oggi ci è quasi impossibile valutare se l’iniziativa che finanziamo porterà a prodotti o servizi erogabili in futuro e dunque se ne sarà valso il nostro investimento.

---- Of: Perché correre un simile rischio?
Zanini: Non è un rischio è una cosa necessaria, un must do. O rischiamo di scomparire se non si investe ora non saremo pronti a soddisfare i bisogni dei nostri futuri clienti.

Of: Dunque solo nel corso dei prossimi 10 o 20 anni si saprà se l’investimento ha fruttato?
Zanini: No, credo che l’orizzonte temporale di riferimento sia anche meno consistente. Secondo me entro i prossimi 5 anni saremo già in grado di vedere chi ce l’ha fatta e chi no, chi è stato in grado di comprendere e di cambiare il proprio business adattandolo all’evoluzione delle necessità del cliente.

Of: In quali società state investendo, per esempio?
Zanini: Ad aprile AXA ha investito 1 milione di euro in Evercontact, il servizio cloud che estrae informazioni di contatto dalle email e li condivide automaticamente permettendo anche di mantenere il CRM e le rubriche sempre aggiornati.

Of: E come sta andando?
Zanini: È troppo presto. Delle varie aziende che sono state finanziate tramite AXA Strategic Ventures attualmente alcune sono in fase di lancio negli Stati Uniti e non si hanno ancora ritorni di business.

Of: Come procede AXA a individuare le startup più meritevoli?
Zanini: Noi non siamo una società che fa questo di mestiere. Per questa ragione nel processo di selezione ci affidiamo anche all’esterno, società, istituzioni e università che ci propongono startup o idee innovative che poi noi analizziamo.

Of: Ma una volta che vi sono state proposte, come avviene la scelta?
Zanini: Siamo tutti all’inizio quindi siamo ancora in una fase di apprendimento, e il nostro percorso di scelta è molto giovane. È stato creato un anno e mezzo fa! Per il momento si basa sulle decisioni di una giuria di esperti composta da manager del settore che analizzano non solo l’idea imprenditoriale, ma anche tutta una serie di altri elementi che per noi sono fondamentali in quanto dicono molto sul potenziale di una futura nuova società.

Of: Vale a dire? Quali elementi deve avere una startup per riuscire a farcela?
Zanini: I candidati devono dimostrare una certa maturità nella stesura del business plan, che deve essere anche sostenibile. Ovviamente valutiamo anche la maturità delle persone che fanno parte della startup già costituita. Oltre a questo, tema chiave è la passione e la creatività.

Of: E in Italia cosa sta succedendo?
Zanini: Quest’anno, a maggio, AXA Italia insieme a Impact Hub Milano ha lanciato la seconda edizione di un programma di incubazione volto a sostenere startup innovative che operano nel campo della e-health, vale a dire l’applicazione delle nuove tecnologie per il miglioramento delle cure, della salute e del benessere.

---- Of: E che riscontri ha avuto?
Zanini: Il numero di candidature è raddoppiato rispetto alla precedente edizione così come la qualità delle proposte, che hanno dimostrato un alto livello di competenza. Abbiamo ricevuto 60 proposte che spaziavano dalle piattaforme per welfare condiviso alle app per aiutare i genitori a seguire la salute dei figli, dalle tecnologie per il sequenziamento del genoma fino alle piattaforme interattive per la rieducazione dalla dislessia.

Of: Se dovessimo dare qualche consiglio ai giovani che oggi cercano un’idea imprenditoriale vincente…
Zanini: Di persone con idee ne è pieno il mondo. Soprattutto in Italia. Basti pensare che Google è alla continua ricerca dei nostri ingegneri. Anche le nostre scuole ormai vengono riconosciute come valide anche a livello internazionale.

Of: Non basta quindi avere l’idea?
Zanini: Assolutamente no. È necessario avere anche la consapevolezza e la determinazione di portarla avanti e svilupparla. È questo che secondo me fa la differenza. Che trasforma un’idea geniale in un’idea di successo. Il fatto è che è un mercato incerto e difficile. In cui tanti muoiono e solo pochi sopravvivono. E anche se l’accesso ormai è facile, non è così facile fare successo.

Of: È facile aprire una startup?
Zanini: Certo. Ormai al giorno d’oggi non servono più ingenti capitali per partire, com’era in passato. Perché si tratta per lo più di idee e servizi intangibili. Oppure perché comunque il web mette a disposizione tanti luoghi in cui reperire i capitali che occorrono ad avviare l’attività.

Of: Cioè? Come si possono trovare i capitali?
Zanini: Con il crowdfunding, per esempio. Oggi basta iscriversi a uno di questi portali e proporre la propria idea. Sono tantissimi i casi in cui le offerte degli utenti sono state molto più consistenti, anche di 10, 100 volte, rispetto al capitale richiesto originariamente.

Of: Quindi se è più facile entrare nel mercato perché è così alto il tasso di mortalità delle startup?
Zanini: Perché la competizione è fortissima. Essendo più semplice accedere si è creato un surplus di competizione. E c’è anche da dire che spesso le startup che offrono servizi poco quantificabili a livello economico spesso sono super valutate.

Of: Come Airbnb, il portale-community che permette di prenotare case vacanza in tutti i luoghi del mondo, oggi valutata oltre 24 miliardi di dollari...
Zanini: Beh io non posso dire che il capitale di Airbnb sia o meno sopravvalutato. Certo, non è un’azienda che produce qualcosa di concreto. Ma pensiamo un attimo al confronto con Marriot, una delle più grandi catene alberghiere del mondo: ha 120.000 dipendenti e 4.200 proprietà in 79 paesi del mondo. Bene: Airbnb invece è presente in più di 34.000 città, in oltre 190 paesi del mondo. Quindi, a conti fatti, chi può dire quale delle due aziende vale di più?

Of: Però non c’è il rischio che prima o poi la bolla esploda come successe ai tempi della new economy?
Zanini: Prima o poi il mercato sarà sicuramente saturo. Ogni epoca ha la sua bolla e come è successo ai tempi della new economy potrebbe succedere anche ora con le startup.

Of: E cosa succederà?
Zanini: Ci saranno bagni di sangue, come allora, ma sono cicli storici.

Of: Chi sopravvivrà?
Zanini: Chi avrà le capacità di farlo. Ci sarà una grossa selezione. E anche se tanti cadranno i migliori resteranno in piedi.

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