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SOMMARIO

Come trasformare un’idea in un business? Come avviare con successo una startup e sopravvivere alla dura concorrenza del mercato? E ancora, come aiuta UniCredit i nuovi imprenditori? Paola Garibotti di UniCredit spiega a Of-Osservatorio finanziario i segreti del successo delle nuove imprese tecnologiche. In cosa devono operare. Come si devono presentare i futuri imprenditori. E gli step da superare per concretizzare le proprie aspirazioni

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In gergo tecnico si chiama “progetto di accelerazione”. E letteralmente significa che ci si impegna a favorire lo sviluppo di una azienda, fornendola di capitali iniziali, conoscenze, competenze e contatti. È questo, senza troppi giri di parole, lo scopo dell’iniziativa avviata da UniCredit ancora nel 2009 e in continuo divenire, che oggi si chiama StartLab. Ma come funziona? Come ci si può candidare? Chi può sperare di farcela? Of-Osservatorio finanziario lo ha chiesto a Paola Garibotti, Head of Country Development Plans for UniCredit. Che ha spiegato quali idee possono essere considerate vincenti e come possono essere trasformate in business concreti. Svelando anche alcune caratteristiche che lo startupper deve possedere per riuscire a emergere dalla folla e a farsi notare.

Of: Sono tanti i giovani imprenditori che richiedono di partecipare al vostro programma sulle startup?
Garibotti: In media riceviamo tra le 1.000 e le 1.300 candidature all’anno tramite il nostro portale dedicato e facente parte del progetto di accelerazione UniCredit StartLab. Queste candidature, unite a circa 20-30 pagine di business plan e di spiegazione del prodotto compongono per noi un bel lavoro di valutazione.

Of: Come è possibile valutare se un’idea potrà realmente trasformarsi in un business di successo?
Garibotti: Molto dipende anche dal team, oltre che dall’idea. Deve esserci alla base un team credibile che sia in grado di dare execution al progetto di business. Inoltre, le startup si devono pensare sin da subito in ottica globale e devono avere in mente di sviluppare una soluzione nuova, in grado di rispondere a un reale bisogno di mercato.

Of: Quindi in quali settori devono operare?
Noi ricerchiamo startup in ogni ambito. Dal Life Science al Clean Tech passando per il Digital e l’Innovative Made in Italy. Quindi, in pratica, dalla tecnologia alla medicina.

Of: Come mai anche la medicina è di interesse per una banca?
Garibotti: In realtà per noi sono interessanti tutti i settori che potrebbero avere sviluppi futuro. E poi, c’è anche da dire che comunque abbiamo clienti corporate in ogni ambito, compreso quello medico, come Menarini per esempio.

---- Of: Come avviene la valutazione?
Garibotti: Per due, tre mesi all’anno chiudiamo le iscrizioni, e in questo lasso di tempo avviene la fase di valutazione. Inizialmente si procede ad una valutazione interna delle idee che ci giungono. Poi, però, procediamo anche a richiedere una valutazione esterna da parte di apposite commissioni di esperti e specialisti. Se, per esempio, ci viene proposta un’idea da parte di una startup che ha interesse a sviluppare un nuovo metodo per la mappatura delle cellule tumorali è chiaro che ci diventa indispensabile la consulenza da parte di esperti del settore.

Of: Poi come si procede?
Garibotti: A questo punto, terminate tutte le valutazioni interne ed esterne, avviene la selezione vera e propria. Vengono quindi selezionate circa 30-40 startup all’anno da accelerare.

Of: Come si può “accelerare” lo sviluppo di una startup?
Garibotti: Noi diamo del denaro, 10.000 euro, che deve essere utilizzato per la realizzazione del business. E procediamo anche a formare lo startupper in un imprenditore affiancandolo ad appositi specialisti del settore. Se l’idea di business l’ha avuto un biologo, tanto per fare un esempio, è chiaro che spesso questi non abbia alcuna idea di come si diventi imprenditori. Cioè di come si possa gestire al meglio una società che deve creare profitto. Il biologo in questione non ha gli skills necessari per creare un’azienda e promuoverla.

Of: Ed è sufficiente questo per trasformare un’idea in una realtà?
Garibotti: Ovviamente no. Chi fa parte dell’acceleratore di UniCredit ha anche la possibilità di entrare in contatto con una lista di 60 mentor che si mettono a disposizione gratuitamente per 5 giorni all’anno. Si tratta di specialisti ed esperti del settore, imprenditori o anche consulenti e partner dei nomi grossi di finanza, moda, salute, ecc. Così per esempio se una startup opera nel mondo della moda facciamo incontrare i fondatori magari con uno dei partner di Ferragamo.

Of: E qual è il compito di questi consulenti?
Garibotti: Dare consigli, informazioni, suggerimenti. Dire cosa va migliorato e come. O, brutalmente, evidenziare ciò che proprio non va. Il problema di molte startup è proprio questo: non trovano nessuno che dica loro che stanno investendo tempo, denaro e risorse in un progetto che non ha i presupposti per crescere e funzionare. Una volta passati questi step l’idea è pronta a trasformarsi in business. Ma per farlo ha ancora bisogno di investitori.

Of: Cioè di soldi. Ma come si trova qualcuno disposto a investire in una startup?
Garibotti: Noi organizziamo una giornata intera in cui mettiamo in contatto le startup con i corporate nostri clienti e gli investitori. Ma nelle startup in cui crediamo particolarmente e che ci piacciono investiamo direttamente.

---- Of: Non è un finanziamento quindi…
Garibotti: No. Cioè ci riserviamo il diritto di trasformarle in equity. Anche se siamo investitori discreti: non entriamo a far parte del loro capitale sociale o del board, e non deteniamo alcuna quota di maggioranza.

Of: In base a cosa scegliete quali startup trasformare in equity?
Garibotti: Quelle che hanno un business già avviato, innanzitutto. Noi non arriviamo nella fase di seed, iniziale. Ma quando la startup ha già iniziato a creare profitto. Ovviamente, in quanto investitori, noi abbiamo anche interesse a fatturare. Dunque scegliamo realtà che secondo noi possono farcela o ce la stanno già facendo. Ma non è solo questo, ovviamente.

Of: Cos’altro deve avere la startup perché UniCredit diventi investitore?
Garibotti: Deve fornire un servizio veramente nuovo che possiamo anche vendere ai nostri clienti corporate, o che possiamo utilizzare al nostro interno.

Of: E avete già investito in alcune delle startup che si sono iscritte al vostro sito?
Garibotti: Sì, per ora sono 3 ma per il prossimo anno contiamo di arrivare a 8.

Of: Su quali società avete puntato per esempio?
Garibotti: Qurami, Atooma e Travel Appeal. In questi casi non siamo un mero socio finanziatore ma stiamo mettendo a disposizione tutta la nostra rete di contatti, sia nella banca in Italia e nell’Est Europa che con i nostri clienti Corporate.

Of: Come stanno andando queste realtà a distanza di un anno?
Garibotti: Bene. Travel Appeal, per esempio, ha sviluppato il progetto Travel Appeal Index che in pratica funziona come un reputation manager che analizza l'immagine di una struttura ricettiva basandosi sui contenuti pubblicati online e sulle recensioni presenti sui social network che vengono poi sintetizzati in un unico punteggio volto a definirne l'appeal turistico. Ed è un servizio che stiamo già vendendo nelle nostre filiali ai nostri clienti albergatori e operatori del turismo. Qurami, invece, è una società fondata nel 2010 da Roberto Macina, che ha sviluppato un’app per consentire a chiunque abbia uno smartphone o un tablet di prendere un biglietto digitale per fare la fila senza effettivamente stare in coda. Ed è un servizio che abbiamo presentato all’ospedale Humanitas di Milano.

Of: E cosa è accaduto, invece, alle altre aziende premiate? Il business è stato veramente avviato?
Garibotti: Premessa importante è che con le startup che selezioniamo si crea un vero e proprio rapporto che dura nel tempo e non si limita al momento della premiazione. Ad oggi sentiamo ancora startup selezionate nel 2009, faccio solo alcuni esempi ma ce ne sono moltissime: Win Medical, Fubles, D-Orbit, Liquidweb e Apparati Effimeri. Molte esistono ancora e stanno facendo molto bene nel loro settore, le seguiamo e le supportiamo ancora. Altre, com’è normale per le startup, oggi non esistono più.

---- Of: In quante non ce la fanno?
Garibotti: Difficile dirlo. È un mercato che non si può facilmente quantificare. Sicuramente c’è un surplus di queste aziende che stanno proliferando anche sull’onda dell’entusiasmo e dei servizi di accelerazione dei vari istituti finanziari e non. Anche se a dir la verità il governo sta dando una grossa mano, e ne ha ridotto fortemente il numero.

Però la concorrenza è sfrenata…
Garibotti: Io sono dell’idea che più gente si occupa di questo settore e meglio è. È come il turismo. Puoi anche avere l’hotel più bello del mondo, ma se è in mezzo al nulla e lontano da tutto avrai sicuramente meno clienti di uno che si trova a fianco di altri 8 ma nel cuore di un bel paesino. In questo caso più si occupano del settore e più cresce l’attrattiva.

Of: Perché una banca ha interesse a puntare sulle startup?
Garibotti: Innanzitutto perché per una banca spesso è difficile finanziare società piccole, sconosciute e senza un business plan. Lo dice anche la legge: noi, in quanto banca, possiamo erogare credito solo a chi ce lo può rimborsare. Ecco perché normalmente per noi è difficile erogare a entità di piccole dimensioni, magari non ancora formate. Eppure è quanto mai evidente al giorno d’oggi che non è possibile prescindere dall’investimento in nuove idee imprenditoriali.

Of: Perché è importante puntare sulle startup?
Garibotti: È più che altro strategico. Se si guarda al mercato degli Stati Uniti, per esempio, appare evidente che le aziende più importanti per fatturato e che oggi dominano la scena negli USA, 30 anni fa non esistevano. Erano startup.

Of: E questo può accadere anche in Italia?
Garibotti: Chi può dirlo. Magari tra 20 anni le aziende che scegliamo di finanziare oggi diventeranno quelle con un maggiore fatturato, e saranno quelle più produttive per il nostro paese in termini di Pil.

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