Investimenti 2016. Obbligazioni: la mossa vincente

I prezzi freddi aiutano gli investitori ma non risolvono il problema dei bassi rendimenti delle emissioni a reddito fisso e arrivare a un guadagno lordo dell’1% non è per niente facile. Ecco i numeri da conoscere. E le previsioni degli esperti: sono le obbligazioni societarie quelle che beneficeranno maggiormente dell’aumento dei tassi americani, soprattutto in una prima fase. Infatti sono numerosi i corporate bond che rendono almeno l’1%. Ma bisogna fare molta attenzione sia all’aliquota fiscale più elevata che colpisce gli interessi (26%) sia al taglio minimo dell’investimento, che normalmente è di 50 o di 100 mila euro
di: Gianluca Basciu
11 Gennaio 2016
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I prezzi freddi aiutano gli investitori ma non risolvono il problema dei bassi rendimenti delle emissioni a reddito fisso. Perché se è vero che il livello del costo della vita vicino allo zero assoluto non “corrode” il valore reale del capitale investito, arrivare a un guadagno lordo dell’1% da un portafoglio obbligazionario ben diversificato diventa un’impresa. Oggi a questa soglia di rendimento arrivano a fatica i Btp a cinque anni, ci riescono meglio i decennali, con il loro rendimento dell’1,6% lordo e, nei casi più fortunati, alcune emissioni societarie a medio termine.

Partiamo dai prezzi. I dati Istat di novembre indicano che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) è diminuito dello 0,4% rispetto ottobre e appena dello 0,1% su base annua. C’è un po’ più di inflazione in Europa, e in particolare nell’area euro: i ventotto paesi membri hanno registrato un +0,2% su base annua e +0,1% rispetto al mese precedente. Si tratta tuttavia, in entrambi i casi, di valori assoluti piuttosto bassi (l’inflazione è dell’ordine dello zero virgola), sicuramente non in linea con l’obiettivo del 2% fissato dalla Bce per il medio termine.

Reddito fisso e rendimenti
Inflazione bassa dunque, ma anche crisi greca, frenata delle economie emergenti… Inutile ricordare che il reddito fisso ha vissuto ciascuno di questi momenti dell’anno con particolare enfasi. E, come se non bastasse, gli effetti sono stati amplificati dal Quantitative Easing della Bce, che ha “iniettato” grandi dosi di liquidità nel sistema economico europeo, e dal rialzo dei tassi americani da parte della Fed, che ha portato il cambio euro/dollaro sempre più vicino alla parità (a 1,0864). Con la conseguenza che gran parte degli investitori hanno optato per altre categorie di investimento (asset class) nell’ottica di differenziare il proprio portafoglio. Ma lo strumento principale per arrivare all’1% consiste nel muoversi lungo la cosiddetta “curva delle scadenze”. Più lunga la durata del bond (oppure maggiore il grado di rischio) più elevato il rendimento.

I titoli governativi italiani che rispondono meglio alle esigenze di sicurezza, di liquidità e , entro certi limiti, di rendimento, sono i Btp con scadenze che vanno dai sette anni (e rendono l’1,078%) ai trent’anni (2,615%). Nell’era dei rendimenti ai minimi storici, infatti, gli italiani non amano più i Bot, che viaggiano su percentuali negative già dallo scorso mese. Questo, nella pratica, significa che i sottoscrittori acquistano, per esempio, il titolo a 100,1 e saranno rimborsati solamente alla pari, a 100.

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