Investimenti. 10 domande (e risposte) per guadagnare nel 2016 (seconda parte)

La bufera di inizio anno ha portato a rivedere, in negativo, le previsioni di fine 2015. E continua ad aleggiare lo spettro di nuove crisi sui mercati finanziari. Cosa sta realmente accadendo? Perché le Borse sono in panne? E poi: dove investire nel 2016? Si può ancora guadagnare qualcosa? E quali strumenti tengono al sicuro i capitali? Ecco le ultime 5 domande chiave per investitori e risparmiatori. E le risposte di Of-Osservatorio finanziario
di: Elisa Vannetti
22 Febbraio 2016
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Costa sta accadendo ai mercati finanziari? E dove conviene investire, nel 2016, per non perdere tutti i risparmi? Of-Osservatorio finanziario dà le risposte a 10 domande fondamentali per investitori e risparmiatori, dopo che la tempesta perfetta ha sconvolto le borse di tutto il mondo a inizio anno. Ecco, di seguito, le ultime 5.

» Vai alle prime 5 domande



6) Come si potranno sconfiggere le “forze globali” di cui ha recentemente parlato Mario Draghi, responsabili della frenata dell’inflazione?

7) Ma cosa significa che un titolo paga un rendimento negativo? Quali possibilità di guadagnare ho con l'investimento in titoli di Stato e in obbligazioni societarie?

8) Le materie prime e l'oro possono rappresentare una forma di diversificazione del portafoglio?

9) Il mercato immobiliare è in risalita, converrà ancora puntare nel 2016 sull’investimento nel mattone per diversificare il portafoglio?

10) La liquidità può essere una buona soluzione per tamponare il rischio e attendere tempi migliori?


6) Come si potranno sconfiggere le “forze globali” di cui ha recentemente parlato Mario Draghi, responsabili della frenata dell’inflazione?

“Ci sono forze nell'economia globale oggi che, tutte assieme, concorrono per mantenere bassa l'inflazione”, ha detto Mario Draghi, Presidente della Banca Centrale Europea a inizio febbraio in una conferenza organizzata dalla Bundesbank a Francoforte, scatenando immediatamente allarmi e polemiche e suscitando la reazione preoccupata degli osservatori.

Le forze cui allude Mario Draghi sono davvero molto potenti, e vanno dal calo del prezzo del petrolio, al protrarsi della crisi per il gigante cinese, al debito pubblico dei paesi emergenti, al rallentamento della crescita globale. La Banca Centrale europea, così come tutte le autorità di politica monetaria e fiscale, temono il rallentamento dell’inflazione perché quando la corsa dei prezzi si avvicina allo zero – è la situazione attuale – diventa molto facile piombare nella deflazione, vale a dire nel calo protratto e generalizzato dei prezzi dei beni e dei servizi. Una situazione che può sembrare favorevole ai consumatori ma che in realtà è dannosissima per tutti, perché spinge a rimandare i consumi e gli investimenti e di conseguenza provoca recessione, disoccupazione e povertà. Ecco perché l’obbiettivo statutario della Bce è di avere una inflazione vicina ma inferiore al 2%. Il rischio attuale è alto perché negli ultimi mesi il tasso di aumento del costo della vita nell’eurozona ha oscillato tra lo 0,1 e lo 0,3% su base annua.

Le armi della Bce a questo punto sono abbastanza spuntate ed è per questa ragione che i mercati finanziari sono così preoccupati dall’evoluzione della congiuntura. Alcuni economisti si aspettano una ulteriore riduzione del tasso sui depositi delle banche presso la Bce. Oltre a possibile variazioni anche al piano di Quantitative Easing (un programma di acquisto di titoli obbligazionari sia pubblici che privati) promosso nel 2015 e prolungato fino al 2017. Stando alle attese, infatti, alcuni analisti prospettano un incremento dell’importo mensile di acquisto di bond che potrebbe salire dagli attuali 60 miliardi di euro fino a 80 miliardi. Molti economisti, tuttavia, sottolineano che le misure di politica monetaria, da sole, non bastano per rilanciare l’inflazione e lo sviluppo e che è cruciale il ruolo della spesa pubblica. Che tuttavia non può aumentare visto che gli Stati (e in particolare l’Italia) sono troppo indebitati. La battaglia per rilanciare un sano aumento – stabile e moderato – dei prezzi al consumo sarà lunga e piena di insidie.

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