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Investimenti in bilico.  Rischi e opportunità del reddito fi... OF OSSERVATORIO FINANZIARIO

SOMMARIO

I rendimenti non sono mai stati così bassi. E con i Buoni del Tesoro che sono arrivati a offrire cedole negative, quali chance restano all’investitore privato? Conviene ancora cercare di ottenere un guadagno dal reddito fisso? La risposta è sì, ma con alcune accortezze. Ecco dove investire e come portare a casa il 3% da qui alla fine dell’anno

Investimenti in bilico. Rischi e opportunità del reddito fisso

I risparmiatori sono scossi. Dopo i Bot a 12 mesi (rendimento medio -0,11%), adesso anche i Btp a tre anni sono arrivati a offrire una cedola negativa. Perché di fronte al rischio di una caduta dei prezzi (l’inflazione a febbraio ha segnato un -0,3% su base annua), la Banca centrale europea ha portato il tasso di interesse pagato alle banche per i loro depositi presso la Bce stessa al -0,4% allo scopo di disincentivare i depositi improduttivi. Gli effetti di questa misura non si sono fatti attendere. E nella giornata successiva, all’asta dei Btp italiani, il titolo a tre anni è sceso fino a un rendimento del -0,05%. Un paradosso che si determina quando la domanda di titoli è così elevata che il prezzo di acquisto sale al di sopra del valore di rimborso maggiorato di tutte le cedole che verranno pagate nel periodo di vita del titolo stesso.

A questo punto per spuntare un rendimento lordo di almeno l’1% bisogna allungare la scadenza fino a una durata di dieci anni (il Btp rimborsabile nel 2026 offre circa l’1,3% di rendimento), con tutti i rischi in conto capitale che questa scelta comporta. “Eppure il 2016 potrebbe essere un anno interessante per il mondo del reddito fisso”, afferma Marco Palacino, Managing Director per l’Italia di BNY Mellon Investment Management, una delle più importanti società statunitensi di gestione del risparmio che, a marzo, ha organizzato a Milano la conferenza internazionale per gli investitori, proprio per parlare delle alternative del reddito fisso. “Anche se i tassi sono molto bassi i mercati periferici, tra cui l’Italia, che nelle settimane passate avevano perso in termini di quotazioni, hanno prontamente recuperato dopo le decisioni della Banca Centrale Europea”, sottolinea Palacino.

Quali scelte?
In un contesto di depressione così estrema dei rendimenti quali chance di guadagno restano all’investitore privato? “Se l’economia reale continuerà a registrare una crescita inferiore alle aspettative, ed è questo lo scenario più probabile, i titoli di Stato saranno sempre in forte domanda e i rendimenti per quanto modesti, si manterranno positivi”, spiega Palacino. Tanto più che le alternative sono poche. Infatti, chi investe nei Bund tedeschi deve superare la durata dei 7 anni per riuscire a vedere un rendimento positivo. E secondo gli osservatori sarà difficile una inversione di tendenza a breve. Lo spread Btp-Bund, cioè il differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi oscilla attualmente intorno ai 105 punti base, e potrebbe scendere ancora, portando quindi il prezzo del Btp italiano a salire, visto che il rendimento del titolo tedesco è previsto sostanzialmente stabile anche per il prossimo futuro. Non dimentichiamo infatti la regola aurea del mercato del reddito fisso: quando i rendimenti scendono il valore (le quotazioni sul mercato secondario) dei titoli già emessi sale. Viceversa, quando i tassi e i rendimenti salgono, il valore dei bond già presenti nei portafogli degli investitori si deprezza.

Diverso, invece, il caso del Btp Italia, il titolo di Stato indicizzato al tasso di inflazione nazionale e pensato per il risparmiatore individuale, lanciato nel 2012 e in arrivo, con una nuova emissione, il prossimo aprile. Ma OF tornerà al momento opportuno a parlare di questa emissione.

---- Diversificare

Per fortuna non ci sono solo i titoli di Stato. Infatti, nella macro-categoria del reddito fisso esistono anche altre soluzioni. “Chi vuole rischiare di meno può optare per le obbligazioni aziendali, i corporate bond, di alta qualità (di emittenti con elevato merito creditizio)”, spiega Palacino, “mentre, chi è disposto a correre qualche rischio in più ed è pronto a scommettere sulla ripresa, può puntare sul segmento dell’High Yield americano”, ovvero i bond ad alto rendimento emessi dalle società più indebitate (il cui rating va dal BB+ in giù), che ripagano il maggior rischio con un rendimento più elevato. “Il mercato degli High Yield statunitensi è stato particolarmente colpito alla fine dell’anno scorso e nei primi mesi di quest’anno per via delle sua composizione che include il 20% di emittenti attivi nel settore oil & gas. Per questo, secondo noi, potrebbe essere un’asset class con ritorni interessanti da qui alla fine dell’anno. Tanto che le grandi asset allocator stanno riducendo l’azionario USA a favore invece dell’obbligazionario USA High Yield”. Naturalmente un privato non può avventurarsi su un terreno così insidioso con il fai-da-te. Ma solo con lo strumento dei fondi di investimento specializzati. Sugli high yield (rendimenti attesi compresi fra il 2 e il 4%) scommettono anche gli strategisti di J.P. Morgan Asset Management.

Anche le obbligazioni dei paesi emergenti, dopo due anni di declino, possono rappresentare un’alternativa. “Ma restano ancora forse il più grande punto di domanda che abbiamo davanti”, avvisa Palacino, “non vediamo ancora il giro di boa, ma credo che ci possono essere delle opportunità. A breve l’Argentina tornerà sul mercato con la sua prima emissione internazionale dopo anni, e sarà interessante vedere come andrà. Per quanto riguarda il Brasile, invece, i principali problemi sono sostanzialmente sul corporate debt, col Petrobras che ha un ammontare di obbligazioni in circolazione vastissimo, per cui è sicuramente un barometro nell’ambito dei coporate debt dei paesi emergenti”.

Ma se ci si orienta oltre confine, è necessario prestare attenzione al rischio valutario, soprattutto sulle obbligazioni in valuta locale dei paesi emergenti. In questo caso, infatti, se le oscillazioni del rapporto di cambio tra le monete dei differenti Paesi portassero a una svalutazione della divisa locale, si ridurrebbe contestualmente il valore del capitale dell’investitore. “Pensiamo che ci possano essere delle opportunità maggiori nell’ambito delle emissioni in dollari e in euro”, continua Palacino, “in questo caso non c’è il rischio della valuta locale, ma solo l’opportunità di guadagnare dal restringimento dello spread dell’emissione, o in generale di un normale abbassamento dei tassi, se dovesse esserci ancora”.

Il portafoglio
“Noi suggeriamo di includere High Yield, corporate bond, magari anche di buona qualità, e qualche titolo di stato di paesi periferici”, spiega Palacino, “mantenendo quella che è l’allocazione tipica dell’investitore istituzionale europeo medio che, a fine anno, aveva allocato circa il 55% del suo patrimonio nel reddito fisso. In questo caso, anche considerando una volatilità piuttosto elevata si potrebbe riuscire a portare a casa un 3% di rendimento con un portafoglio a reddito fisso ben diversificato”. E con un’inflazione che per tutto il 2016 sarà negativa, o al più vicina allo zero, un rendimento del 3% è un risultato decisamente apprezzabile.

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