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Barrese (Intesa Sanpaolo):

SOMMARIO

Un nuovo modello di rating per le aziende che supera quello tradizionale prendendo anche in considerazione i fattori qualitativi. Una nuova piattaforma di welfare aziendale. Accordi e iniziative già avviate da tempo, come il Progetto Filiere. Stefano Barrese, Responsabile Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, spiega a OF Osservatorio finanziario le novità del gruppo a sostegno delle imprese italiane

Barrese (Intesa Sanpaolo): "Abbiamo realizzato un cambio epocale nella valutazione del merito creditizio"

Sono diverse le novità presentate nell’ultimo periodo da Intesa Sanpaolo a supporto delle aziende. Tra le più significative ci sono un nuovo modello di rating per valutare il merito creditizio delle aziende e una piattaforma per il welfare aziendale nata con l’obiettivo di offrire benefit ai dipendenti delle imprese clienti e di supportarli nelle esigenze della vita quotidiana.
A spiegare nel dettaglio queste nuove iniziative a OF Osservatorio finanziario è Stefano Barrese, Responsabile Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.

OF: “Abbiamo così costruito un sistema di rating che rappresenta un cambio epocale nel modo di fare la valutazione del merito creditizio e che ci consente di valutare l’impresa ‘guardando avanti e non nello specchietto retrovisore’ e pone le basi per un dialogo sempre più costruttivo con gli imprenditori”. Così avete presentato il nuovo modello di rating. Cosa vuol dire “guardare avanti e non nello specchietto retrovisore”?
Barrese: “Guardare avanti” per una banca come la nostra, che è banca dell’economia reale e votata alla crescita del Paese, significa mettere al centro il sostegno dei territori e delle aziende che ne costituiscono il tessuto produttivo, rivolgendosi con attenzione costante alle persone e alle singole realtà imprenditoriali.

OF: Per questo avete pensato a un nuovo metodo per valutare le imprese…
Barrese: Esattamente. L’innovativo sistema di rating che abbiamo introdotto di recente e che ci è stato validato dalla BCE, arriva al termine di un processo che ci ha visti sempre più proiettati verso le esigenze reali dei nostri clienti, con i quali costruiamo relazioni di lungo termine basate sulla stima e sulla fiducia: puntiamo sulle strategie innovative e sulla capacità di sviluppo delle aziende, valutandone la sostenibilità non soltanto economica, per scommettere su un futuro di crescita che pone le sue basi su digitalizzazione, innovazione e capacità di collocarsi sul mercato anche internazionale in maniera sempre più competitiva.

OF: Il modello “prende in esame diversi fattori immateriali quali i marchi, i brevetti, le certificazioni di qualità e ambientali, le attività di ricerca e sviluppo, di digitalizzazione e di innovazione, l’appartenenza ad una filiera”. Cosa significa? E perché la scelta di introdurre anche questi fattori?
Barrese: Viviamo in un contesto economico e sociale sempre più complesso, in cui la sfida per il futuro può essere vinta anche grazie alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, dalla velocità dei mutamenti di processo e di produzione - inarrestabili a livello globale - e dalla ormai perenne interconnessione degli attori in gioco. In questo contesto, i tradizionali modelli di rating e di valutazione del merito creditizio si rivelano insufficienti a stabilire l’effettiva capacità di rilancio e di crescita delle imprese. È a partire da queste considerazioni, oltre che dalla concreta e quotidiana esperienza della nostra rete di gestori con i clienti, che abbiamo ritenuto opportuno andare oltre i parametri dei flussi di ricavi e dei valori di bilancio, che mantengono intatta la loro importanza, per inserire nel nostro metodo valutativo i fattori intangibili che lei ha citato, ponendo così le premesse per un cambio epocale nel modo di fare banca. E con ciò Intesa Sanpaolo ha dato vita a un modello innovativo, unico nel panorama creditizio nazionale.

OF: Cosa lo differenzia dal sistema tradizionale di valutazione delle imprese?
Barrese: Il mutamento di prospettiva: la storia e il passato dell’impresa è senz’altro importante, così come la capacità di generare utili, ma da oggi conta cosa l’azienda è e sarà in grado di fare nel presente e nell’immediato futuro per essere competitiva e sostenibile. In questo cambiamento, fondamentale e determinante è il ruolo della pluriennale collaborazione tra Intesa Sanpaolo e Confindustria Piccola Industria, che ci ha consentito di confrontarci nel tempo e di focalizzarci sempre di più sui fattori qualitativi intangibili dell’impresa e sulle specificità delle realtà settoriali in cui opera, elementi che in precedenza non erano valorizzati a sufficienza e comunque non con un processo strutturato.

OF: Può farci qualche esempio di applicazione del modello?
Barrese: Abbiamo già applicato il nuovo modello di rating sperimentandolo nel nostro Programma Filiere, che abbiamo sviluppato appositamente per estendere il rating del cosiddetto “capofiliera” alla catena dei suoi fornitori i quali, proprio grazie all’appartenenza alla filiera, ne acquisiscono e condividono i vantaggi e il merito creditizio, oltre che condizioni commerciali migliori per l’accesso al credito.

OF: Che aziende sono state coinvolte?
Barrese: Le filiere oggi promosse da Intesa Sanpaolo sono tante e operano in tutti i settori, dall’industria, all’agroalimentare, alla meccanica, in maniera completa e trasversale, per un’applicazione di valore agli intangibili che nobilita tutti i componenti della filiera fino al fornitore più piccolo, all’impresa individuale.

OF: Parlando ancora del Programma Filiera, come procede? Ci può fornire qualche dato?
Barrese: L’appartenenza a una filiera rappresenta di per sé uno dei fattori intangibili di cui il nuovo modello di rating tiene conto. Con il Programma Filiere, lanciato a metà 2015, al 31 agosto 2017 risultano sottoscritti 480 contratti, con un potenziale di oltre 15.000 imprese fornitrici coinvolte, per un giro d’affari di oltre 68 miliardi e una forza lavoro di più di 86.000 dipendenti. L’obiettivo raggiunto a oggi è estremamente rilevante e supera di gran lunga le nostre aspettative di partenza.

OF: Avete da poco lanciato la piattaforma Welfare Hub, può spiegarci di cosa si tratta?
Barrese: Welfare Hub è un servizio che abbiamo da poco creato per le imprese che intendono introdurre elementi di welfare per i propri dipendenti, erogando benefit sotto forma di beni e servizi e beneficiando al contempo delle opportunità offerte dalla normativa fiscale.

OF: Come vi si accede?
Barrese: L’abbiamo pensata e realizzata come piattaforma digitale e multicanale di facile utilizzo per le imprese nostre clienti, che sarà a disposizione dei loro dipendenti con beni e servizi suddivisi per aree di interesse, per la richiesta di rimborso di spese già sostenute o per l’accesso a sei diverse aree di prodotti finanziari e assicurativi. Il welfare aziendale sta assumendo un’importanza sempre crescente: anche in questo caso abbiamo cercato di fare banca in modo innovativo, rispondendo ai nuovi bisogni che provengono dal mondo delle imprese.

OF: Parlando del futuro, invece, avete in programma il lancio di altre iniziative/servizi per le imprese?
Barrese: Siamo attrezzati per ampliare la gamma delle nostre proposte anche in futuro, poiché stiamo approntando il nuovo piano industriale che presenteremo nella prima parte del prossimo anno.

OF: Infine, ci può fornire qualche dato concreto sul vostro supporto alle imprese italiane?
Barrese: Nell’erogazione del credito Intesa Sanpaolo continua nel suo trend positivo e crediamo che supereremo il traguardo dei 50 miliardi definito all’inizio dell’anno per le erogazioni a medio lungo termine che, come sappiamo, sono destinate agli investimenti. A sostegno degli investimenti delle imprese, nell’ambito di Industria 4.0 (“Superammortamento”, “Iperammortamento”, Nuova Sabatini) abbiamo erogato oltre 1 miliardo di euro da inizio 2017 al 31 agosto, con oltre 3.000 domande evase. Dal 2014, abbiamo riportato in bonis oltre 63.000 aziende, di cui circa 10.600 nel primo semestre di quest’anno. Assumendo che le imprese riportate in bonis avessero una media di circa 10 dipendenti ciascuna, questo vuol dire che abbiamo contribuito a salvare 630.000 posti di lavoro, pari circa il 3% dell’occupazione italiana complessiva. Questo è quanto possiamo affermare nel presente ed è quanto continueremo a fare anche nel futuro.

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