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SOMMARIO

Durante l'assemblea degli azionisti della multinazionale americana, alcuni investitori hanno chiesto che la società pubblichi un Report sui rischi connessi alla fornitura di servizi informatici in Paesi ritenuti a rischio in tema di rispetto dei diritti umani, civili e politici.

Fondi etici contro Cisco: sta aiutando la censura sul web?

È il 21 novembre. A Santa Clara, in California, viene convocata l’assemblea degli azionisti di Cisco System, multinazionale americana leader nel settore IT e nello sviluppo di soluzioni per il networking via web. All’ordine del giorno c’è la riconferma dei dirigenti che compongono il Board of Directors in carica. Si parla anche di Internet Fragmentation, ovvero della possibilità che gli strumenti messi a punto dalla società possano essere utilizzati, in alcuni Paesi, per limitare o censurare l'accesso al web da parte della popolazione.

Nel corso dell’assemblea, l’azionista Boston Common Asset Management, una società di gestione del risparmio specializzata nell’investimento sostenibile, presenta una mozione: chiede che la Cisco pubblichi un rapporto sui rischi connessi alla fornitura di servizi informatici in Paesi ritenuti a rischio in tema di rispetto dei diritti umani, civili e politici, come la Cina. Il Management chiede di votare contro, ma alla fine il 32% degli azionisti si esprime a favore o sceglie di astenersi.

“E’ un risultato notevole, abbiamo dato un segnale forte all’impresa”, ha dichiarato Alessandra Viscovi, direttore generale di Etica Sgr, società di gestione del risparmio che ha sostenuto la mozione proposta da Boston Common Asset Management. “Ora speriamo che il successo della mozione apra la strada al dialogo con l’impresa, in collaborazione con gli altri investitori statunitensi che hanno appoggiato l’iniziativa e con le società di gestione italiane che vorranno unirsi”.

Intanto, a distanza di pochi giorni dall’assemblea generale, la multinazionale americana ha pubblicato il suo Report annuale sulla Corporate Social Responsibility. Nel documento si fa esplicito riferimento ai progressi ottenuti sul fronte della tutela ambientale, con l’impegno a perseguire una riduzione delle emissioni di gas serra pari al 25% entro il 2012. Vengono riportati i benefici indiretti prodotti dalla società attraverso la diffusione di servizi di telecomunicazione avanzati che limiterebbero la necessità di viaggi aerei, riducendo, di conseguenza, l’inquinamento atmosferico. Infine, si cita l’impegno profuso dalla multinazionale per migliorare il rapporto con i dipendenti, coinvolgendoli negli obiettivi aziendali e favorendo percorsi di crescita professionale. Ma – è proprio questo il punto - nel documento manca qualsiasi riferimento alla questione della Internet Fragmentation. E, almeno per il momento, il management non ha manifestato l’intenzione di produrre un documento ad hoc in grado di fare luce su un possibile utilizzo delle tecnologie Cisco in chiave restrittiva delle libertà fondamentali.

La multinazionale americana non è nuova alle pressioni esercitate dalla ICCR (Interfaith Center on Corporate Responsibility), una coalizione di oltre 300 investitori (della quale fanno parte anche Boston Common Asset Management ed Etica Sgr) con sede a New York che, nel corso del 2008, ha presentato oltre 150 mozioni su temi sociali, ambientali e di governance alle assemblee delle maggiori imprese quotate negli Stati Uniti. Tra il 2003 ed oggi Cisco ha accumulato 10 risoluzioni, tutte su tematiche che riguardano la corporate governante e i diritti umani. Qual è stato l’atteggiamento della società nei confronti delle politiche di azionariato attivo ad essa rivolte? Tendenzialmente costruttivo, di dialogo e disponibilità ad accogliere le istanze presentate da azionisti e stakeholders.

Nel corso dell’assemblea di novembre, ad esempio, un altro investitore istituzionale che opera sotto l’egida della ICCR, Christian Brothers Investment Services – 4 miliardi di dollari in gestione - avrebbe dovuto presentare una seconda mozione, chiedendo che fosse attribuito agli azionisti il diritto di esprimere un voto sul sistema di remunerazione dei manager (il cosiddetto “Say on Pay”). Tuttavia, grazie ad un’attività di dialogo e confronto serrato, Christian Brothers ha ottenuto dai dirigenti Cisco l’impegno a rendere più trasparente il sistema di remunerazione dei manager e ha quindi deciso di ritirare la risoluzione.

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