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La Bce taglia i tassi al 2,50%. Come cambia la rata? OF OSSERVATORIO FINANZIARIO

SOMMARIO

La Banca Centrale Europea ha tagliato il costo del denaro di 75 punti base. Per chi ha acceso un mutuo a tasso variabile prima del 31 ottobre 2008, la situazione cambia poco: la rata del 2009 sarà regolata in funzione del decreto anti-crisi varato lo scorso venerdì dal Consiglio dei Ministri. Per i nuovi mutuatari è previsto uno sconto di circa 70 euro.

La Bce taglia i tassi al 2,50%. Come cambia la rata?

Trichet l’aveva detto: “Non escludo un altro taglio dei tassi". E così è stato. Durante la riunione di oggi, il Consiglio direttivo ha stabilito un’ulteriore contrazione del tasso Bce, portandolo a quota 2,50%. Nel contesto di una progressiva riduzione del costo del denaro che, a fronte di un raffreddamento delle spinte inflazionistiche, hanno indotto Trichet ad attuare dal mese di ottobre una politica monetaria espansiva, la decisione della Banca Centrale era ampiamente attesa, ma molti operatori si attendevano un intervento di minore entità (50 punti base).

Come cambia da oggi la rata dei mutui? L’unico dato certo riguarda Euromutuo (BPM), il finanziamento ipotecario indicizzato al tasso di sconto che BPM ha lanciato agli inizi di novembre (leggi). Proviamo a fare due conti. Con uno spread dell’1,50%, il tasso iniziale era di 4,75 punti percentuali. Per un finanziamento di 150mila euro a 25 anni, chi ha acceso il mutuo nelle scorse settimane ha pagato una rata iniziale di 855,18 euro. Con il tasso BCE al 2,50%, il costo del mutuo è sceso al 4,00% e la nuova rata sarà di 791.76, per un risparmio di circa 63 euro al mese. Anche altri istituti di credito stanno per lanciare sul mercato prodotti agganciati al tasso Bce – per esempio il Banco Popolare e MPS - ma, per il momento, Euromutuo è l’unico prodotto offerto in Italia per il quale si possa indicare con esattezza, fin da oggi, quale sia l’importo delle prossime rate.

Per tutti gli altri mutuatari che negli anni passati si sono indebitati a tasso variabile, l’indicizzazione all’Euribor permette di fare solo delle ipotesi, partendo da due premesse. La prima: l’adeguamento del tasso di prestito interbancario al tasso di sconto ufficiale non è istantaneo né simmetrico. Questo contribuisce a spiegare perché, sebbene il divario esistente fino a ieri tra l’Euribor a 3 mesi (il parametro a cui è agganciata la maggior parte dei mutui a tasso variabile) e il Bce fosse attorno ai 50 punti base (Bce al 3,25 contro Euribor 3 mesi al 3,74%), probabilmente il gap tornerà ad aumentare, per poi ridursi progressivamente nei mesi a venire. Nella relazione tecnica relativa al decreto legge 185 varato lo scorso 28 novembre dal Consiglio dei Ministri (leggi), si prevede che il differenziale tra Euribor a 3 mesi e Bce si attesti attorno a 0,87 punti percentuali nel primo trimestre del 2009, per poi scendere a 0,81 nel secondo, a 0,60 durante l’estate-autunno e ritornare a 50 punti base nell’ultimo trimestre dell’anno.

La seconda premessa è che proprio il decreto legge anti-crisi, introducendo una sorta di “tetto al 4%” sul tasso applicabile ai mutui a tasso variabile sottoscritti prima del 31 ottobre 2008, modifica un poco le carte in tavola (leggi). A questo proposito, sono tre le situazioni che si posso verificare. La prima riguarda tutti i mutuatari che hanno acceso un mutuo prima del 31 ottobre del 2008 ad un tasso iniziale inferiore al 4%. Prendiamo in esame, a titolo esemplificativo, un caso concreto. Nell’ottobre 2004, “Tizio” ha acceso un mutuo di 150mila euro a tasso variabile, con durata 25 anni e uno spread di 1,50 punti percentuali. Con l’Euribor a 3 mesi al 2,18% ed un tasso del 3,68% (Euribor 3 mesi + spread) la rata iniziale sarebbe stata di 765,49 euro, mentre a novembre l’Euribor al 4,24% avrebbe fatto salire l’esborso mensile a quota 942.75. Qualora il decreto-legge dovesse confermare le ipotesi prevalenti secondo cui il tetto del 4% sia da considerarsi comprensivo dello spread, e poiché il decreto stabilisce che “il tasso […] da corrispondere nel 2009 sia calcolato con riferimento al maggiore tra il 4 per cento […] e il tasso contrattuale alla data di sottoscrizione del contratto”, in questo caso il mutuo di Tizio, ricadrebbe nell’ipotesi del “tetto al 4%”. Per tutto il 2009 la rata sarebbe quindi di 791,76 euro. Esattamente lo stesso importo pagato dai clienti BPM che decideranno di sottoscrivere il nuovo mutuo indicizzato al tasso Bce.

Diverso il caso – seconda ipotesi - dei mutui per i quali l’opzione del tetto al 4% non sia applicabile: quelli che al momento della sottoscrizione, avvenuta comunque prima del 31 ottobre 2008, prevedevano un tasso superiore al 4% e per i quali il decreto stabilisce l’applicazione durante tutto il 2009 di un tasso equivalente al “tasso contrattuale alla data di sottoscrizione del contratto”. Prendiamo, ad esempio, il caso di un mutuo acceso da “Caio” nell’agosto del 2006, quando il tasso di prestito interbancario a tre mesi aveva raggiunto quota 3,26% e - ipotizzando uno spread dell’1,20% - il mutuo costava il 4,46%. Per un mutuo di uguale importo e durata, la rata iniziale sarebbe passata da circa 830.35 di due anni e mezzo fa ai 915.76 di novembre. Nel caso di Caio il decreto-legge prevedrebbe il ritorno alla rata iniziale (830,35), calcolato sul tasso del 4,46%, con un risparmio di circa 85 euro.

C’è un terzo caso, quello di un cliente (“Sempronio”) che abbia acceso il mutuo dopo il 31 ottobre 2008 e quindi non ricada nelle ipotesi regolate dal decreto anticrisi del 28 novembre scorso. Per un mutuo di 150.000 euro a 25 anni acceso nel mese di novembre, con uno spread dell1,10% Sempronio avrebbe pagato un importo di 906,85 euro. Avendo la Bce tagliato di 75 punti base il tasso ufficiale di sconto e ipotizzando che le previsione del Ministro Tremonti in riferimento al differenziale Bce-Euribor 3mesi siano corrette (0,87 punti percentuali nel primo trimestre 2009), il nuovo Euribor si assesterà inizialmente attorno al 3,37%. Per uno spread di 1,10 punti percentuali, il nuovo tasso sarà del 4,47%, e la rata scenderà ad 831,20 rata, con un risparmio di circa 70 euro.

Per valutare con esattezza l’andamento dei nuovi mutui a tasso variabile nei mesi a venire, sarà necessario, tuttavia, attendere alcune settimane. Molti analisti sono propensi a ritenere che il trend ribassista sia destinato a proseguire anche nel 2009. L’ufficio studi della spagnola BBVA prevede, ad esempio, un tasso di sconto all’1,50% a partire da aprile del 2009. Citi Group ipotizza il costo del denaro al 2,75% già a fine dicembre, ma ritiene – opinione condivisa per altro anche dal nostro Ministero dell’Economia - che il tasso Bce non sia destinato a scendere sotto il 2% nel corso del prossimo anno.

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