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Come stare liquidi e tranquilli OF OSSERVATORIO FINANZIARIO

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I “vecchi” prodotti di risparmio non tramontano mai: libretti di risparmio, buoni fruttiferi postali e certificati di deposito piacciono perché sono sicuri. Anzi. E' in atto un autentico boom: la raccolta effettuata da Poste su libretti di risparmio e buoni postali fruttiferi è cresciuta del 32 per cento nel solo mese di ottobre del 2008. Ecco quali banche li offrono e quanto rendono

Come stare liquidi e tranquilli

Complici i noti fallimenti eccellenti e i grandi scandali finanziari degli ultimi mesi, la sfiducia verso l’investimento ha riportato in auge i prodotti di risparmio più “classici”: la raccolta effettuata da Poste su libretti di risparmio e buoni postali fruttiferi è cresciuta del 32 per cento nel solo mese di ottobre del 2008. Ci sono anche i certificati di deposito: vengono offerti soprattutto dalle piccole banche di credito cooperativo, ma restano presenti anche nelle vetrine dei maggiori istituti di credito, da Unicredit al Banco Popolare a Deutsche Bank.

Il vantaggio di questi prodotti è rappresentato dalla garanzia nella restituzione del capitale (più gli interessi maturati). Mentre i Buoni fruttiferi sono emessi dalla Cassa depositi e prestiti, e quindi garantiti dallo Stato, libretti di risparmio e certificati di deposito sono garantiti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, fino ad un importo di 103.291,38 Euro per depositante e per istituto di credito (in base a quanto stabilito dallo statuto del fondo, sono tuttavia esclusi dalla copertura “i depositi e gli altri fondi rimborsabili al portatore”). Ma quanto rendono questi prodotti?

Se si considerano i certificati di deposito, il rendimento non supera, generalmente, i 2 punti percentuali. Monte dei Paschi di Siena, ad esempio, garantisce un rendimento effettivo netto che varia tra lo 0,879, per un vincolo temporale di 3 mesi, all’1,488 netto per il vincolo a 18 mesi, a partire da 500 euro. Banca Popolare di Verona dà il 2,019%, con una soglia minima di 1.000 euro. Stesso rendimento (massimo), ma soglia d’ingresso più alta (5mila euro) per i certificati emessi da Unicredit. Eticredito offre un rendimento massimo dell’1,28% netto, per certificati di durata 11 mesi (soglia: mille euro), mentre i certificati di Banca Etica garantiscono un rendimento effettivo che oscilla tra lo 0,365% (se il vincolo dura 6 mesi) e lo 0,949% (vincolo 60 mesi). I depositi di Deutsche Bank fruttano l’1,83 netto (ma solo per durate di 60 mesi), con una soglia minima di 500 euro, mentre Veneto Banca arriva all’1,644 netto per vincoli a 11 mesi.

Anche nel caso del libretto di risparmio, il rendimento effettivo difficilmente supera il 2 per cento. Solo alcuni prodotti dedicati a minori di 18 anni fanno meglio: ai titolari di Bruconto (Banco Popolare, da 0 a 11 anni), ad esempio, viene garantito un tasso lordo del 3,5%, ma esclusivamente per importi fino a 1.200 euro: oltre questa soglia, il rendimento scende all’1,5 per cento (lordo). Lo stesso discorso vale per i prodotti Zerocinque e Under18 di Intesa Sanpaolo: il tasso nominale del 3% (lordo) vale sino ai 5mila euro, poi si passa all’1%, mentre ai minori di 12 anni, la Popolare di Vicenza riconosce un tasso del 2%. Unipol applica un tasso creditore netto crescente in funzione della giacenza: fino a 7.500 euro dà lo 0,365%, sale all’1,095% per giacenze da 7.500 a 15 mila euro e arriva all’1,643% per importi superiori (in caso di superamento della soglia di ogni singolo scaglione, il tasso di interesse viene riconosciuto sull'intera giacenza e non solamente sulla parte eccedente). Sopra i 15mila, fino al 30 giugno 2009, è previsto, inoltre, un tasso di benvenuto del 2,373%. Banca Sella propone la linea Tuo Risparmio: un libretto a scadenza (3, 6 e 12 mesi) che rende fino all’1,46% netto. I costi di emissione vanno da 0 a 7,75 euro, l’imposta di bollo è la stessa applicata ai certificati di deposito (14,62€) ma, in alcuni casi, è a carico della banca (ad esempio con Intesa Sanapolo, e Unicredit).

Ma in cosa differiscono libretti di risparmio e certificati di deposito? I libretti di risparmio sono, tecnicamente, “titoli di credito su cui confluiscono le somme versate dal Cliente, il quale ne dispone a vista” e si distinguono in “nominativi” e “al portatore”: mentre i primi sono riconducibili in modo univoco al titolare (o ai titolari, in caso di contestazione del deposito), i secondi sono utilizzabili da chiunque ne detenga il possesso e, in base a quanto stabilito dalla normativa italiana antiriciclaggio, prevedono un saldo massimo non superiore a 12.500 euro.

I certificati di deposito rappresentano, invece, una “forma d’investimento che permette di vincolare il proprio risparmio per un periodo che va dai tre ai sessanta mesi”. “La differenza fondamentale tra libretto di risparmio e certificato di deposito è che il primo è una forma di investimento più liquida, perché permette di effettuare prelievi in qualsiasi momento”, annota Nazzareno Gabrielli, di Eticredito. “Il certificato di deposito, per contro, è uno strumento più rigido, ha una durata, e quindi una scadenza: solo in alcuni casi è possibile richiedere un rimborso anticipato”. Sul piano del regime fiscale, certificati e depositi al risparmio subiscono lo stesso trattamento: in entrambi i casi, gli interessi maturati vengono tassati al 27%.

Quanto ai buoni fruttiferi postali, le condizioni di tasso non differiscono in modo significativo rispetto a libretti e certificati: i buoni a 18 mesi offrono un rendimento effettivo crescente che passa dall’1,10% (lordo) del primo semestre, all’1,53% (sempre lordo) del terzo trimestre. I buoni fruttiferi ordinari, invece, hanno una durata massima di 20 anni, possono essere rimborsati anticipatamente con diritto alla restituzione del capitale investito e, dopo un anno, al riconoscimento degli interessi fissi maturati. Il rendimento cresce con il passare del tempo, ma non appare molto gratificante neppure se il deposito resta fermo parecchi anni: dopo 20 anni, la giacenza garantisce un tasso nominale annuo del 3,80% lordo (2,77 netto): meno di quando offerto fin dal primo giorno da alcuni conti e depositi online (leggi).

Qual è il destino di questi prodotti? “15 o 20 anni fa, libretti al risparmio e certificati erano il vero conto di deposito”, sottolinea Fabrizio Cioffi direttore Area Savings di Ing Direct Italia “Oggi hanno perso molto del loro appeal. Ma se si considera che il conto di deposito è una realtà soprattutto online”, conclude Cioffi, “per una clientela che non utilizza internet possono ancora avere un mercato”.

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