Buone notizie: arrivano nuovi fondi. Sempre più verdi

Perché la finanza etica è destinata a crescere anche in Italia? Aumenta l’attenzione verso l’investimento etico. Sempre più gestori utilizzano criteri di responsabilità sociale e ambientale nella definizione del portafoglio titoli. E nel mercato italiano sono in arrivo nuovi prodotti d’investimento socialmente responsabile. Ma c’è chi rimane scettico sul futuro del Socially Responsible Investing
di: PierEmilio Gadda
25 Marzo 2009
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Ma se è vero che il SRI non potrà crescere in presenza di un’industria finanziaria ancora agonizzante, qualcuno ritiene che l’investimento etico possa rappresentare una delle possibili risposte alla crisi del risparmio gestito aggravata dal tracollo finanziario originato nell’estate del 2007: “Certamente si tratta di una risposta parziale”, ricorda Davide Dal Maso, direttore generale del Forum per la Finanza Sostenibile, l'associazione italiana senza scopo di lucro che promuove la cultura della responsabilità sociale d'impresa nella pratica degli investimenti finanziari. “Io penso che la finanza responsabile – e parlo volutamente di finanza responsabile più che di finanza etica – abbia un plus rispetto al resto dell’industria finanziaria: ovvero l’ambizione di fornire risposte alla crisi, garantendo una maggiore trasparenza, una maggiore riconoscibilità dei processi d’investimento, e che questo possa essere uno degli elementi sulla base dei quali ricostruire il rapporto di fiducia”.

Proprio in questa chiave, Morningstar ha da poco lanciato in Italia il nuovo sistema di Rating qualitativo dei fondi: “Attraverso la ricerca e i rating qualitativi, è possibile comprendere in che modo un fondo può comportarsi sotto diverse condizioni di mercato. Questi nuovi rating si basano su cinque pilastri: Persone, Società, Processo, Prezzo e Performance. Ciascuna di queste dimensioni”, spiega Dario Portioli, fund analyst di Morningstar, “viene esaminata in modo dettagliato e sottoposta alle valutazioni del Comitato di Rating pan-europeo”. L’analisi fa riferimento anche a criteri di responsabilità sociale e ambientale, anche se, precisa Portioli, “questi criteri vengono presi in esame soltanto nel caso in cui il fondo dichiari di ispirarsi ai principi del Socially Responsible Investing. Ad ogni modo, in futuro, è probabile che i criteri di responsabilità socio-ambientale siano presi in considerazione da un numero crescente di gestori, anche da quelli che non amministrano fondi etici in senso stretto”. I temi sui quali si sta ragionando maggiormente, in Italia, sono quelli “classici” del cambiamento climatico e dalla tutela dell’ambiente. “Questo sta portando allo sviluppo di portafogli con una esplicita impronta ambientalistica. Altri Paesi, come la Francia”, segnala Federico Pezzolato, CSR Analyst di Vigeo, società di consulenza sociale ed ambientale, “si stanno invece affacciando a temi quali la valorizzazione delle risorse umane all’interno dell’azienda”.

Nel frattempo, l’investimento socialmente responsabile cresce rapidamente in tutta Europa: secondo una recente indagine condotta da Eurosif, European Social Investment Forum, un gruppo pan-europeo che comprende fondi pensione, fornitori di servizi finanziari, centri di ricerca e ONG, il mercato europeo del Sustainable and Responsible Investment avrebbe raggiunto i 2.665 miliardi di euro, con una crescita del 102% in due anni, fino a raggiungere il 17,6% del patrimonio gestito nel vecchio continente. “Uno dei mercati che sembrano destinati a crescere maggiormente è quello degli HNWI High Net Worth Individuals”, sottolinea Pezzonato (Vigeo), “si tratta di investitori con un patrimonio che va da un milione di dollari in su, escluso l'immobile in cui abitano, e che stanno scommettendo sugli investimenti sostenibili”. Secondo uno studio pubblicato nel mese di novembre da Eurosif nel corso dei 12 mesi precedenti, il 72% degli operatori intervistati ha riscontrato una maggiore propensione all'investimento sostenibile da parte degli HNWIs. Non solo: nonostante la recente fase di turbolenza dei mercati, l'87% dei rispondenti è convinto che l'interesse per gli investimenti sostenibili sia destinato a crescere nei prossimi tre anni, mentre il 75% dei family office intervistati vede nel trasferimento generazionale delle ricchezze uno dei fattori chiave nella crescita dell'investimento sostenibile tra i detentori di grandi patrimoni. E se ammettiamo che gli affluent siano i clienti con una cultura finanziaria più elevata, e, soprattutto, coloro che possono fare affidamento su una consulenza dedicata di più alto livello, è lecito supporre che l' “effetto traino” esercitato da questo target, possa traghettare nuovi investitori - anche con asset meno importanti - verso i lidi della finanza socialmente responsabile.

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