SOMMARIO
Fabio Picciolini, Segretario Nazionale Adiconsum, svela a Of le insidie dei conti correnti online, tra scarsa informazione e comportamenti scorretti delle banche. E tra consigli e suggerimenti, svela anche come e quali conti scegliere in tempi di crisi per guadagnare di più e spendere meno. Ma sottolinea anche a cosa, invece, è bene prestare attenzione.
Picciolini (Adiconsum): “vi svelo l’altra faccia del conto online”
I conti correnti costano ancora troppo, le commissioni di massimo scoperto non sono ancora state azzerate e spesso sembra che le banche non applichino a dovere quanto stabilito dalla legge Bersani. Ecco allora scendere in campo le associazioni dei consumatori, che spiegano, inofarmano e rendono pubbliche le normative, denunciando al contempo le banche che non le applicano. Come funziona lo spiega ad Of-Osservatorio Finanziario Fabio Picciolini, Segretario Nazionale Adiconsum, che rivela anche le insidie di un’offerta di conti correnti troppo variegata. Per capire come muoversi, cosa scegliere e a quali voci di costo prestare attenzione.
Of: Adiconsum rappresenta i consumatori...
Picciolini: L’anello debole
Of: Ecco...perchè si rivolgono a voi?
Picciolini: Per avere informazioni sui prodotti e per denunciare comportamenti scorretti delle banche.
Of: E cosa lamentano ad esempio dei conti correnti?
Picciolini: I costi, che sono decisamente troppo elevati. Anche se l’offerta oggi è molto ampia le spese accessorie restano ancora alte, soprattutto rispetto al resto d’Europa. E la Commissione di Massimo Scoperto.
Of: Che non è ancora stata abolita
Picciolini: Esatto. Ma il punto non è tanto questo. In tutti i paesi esiste ed è applicata. Quello per cui noi ci battiamo dal 2000 è la capitalizzazione trimestrale, quando dovrebbe essere annuale, e la percentuale ricavata sul picco raggiunto nel trimestre.
Of: Si spieghi meglio…
Picciolini: Ad esempio in Inghilterra c’è una commissione che si chiama Management Fee (commissione d’impiego) che viene applicata solo sullo scoperto richiesto dal cliente. E questo aiuta anche a sensibilizzarlo e responsabilizzarlo. Perché in tal modo il cliente fissa uno scoperto reale, in base alle sue effettive esigenze.
E in più elimina la tendenza al multiconto, cioè alla frammentazione dei propri depositi in più conti correnti distinti.
Of: E di fronte a queste lamentele voi come agite?
Picciolini: Innanzitutto cerchiamo di fare informazione e formazione, perché i clienti sono ancora poco consapevoli, poco informati e spesso non conoscono le normative. Col rischio di arrivare a fine anno senza sapere quanto pagare e perché. E poi agiamo concretamente, cercando di contrattare con l’Abi maggiore trasparenza e normative più semplici. Di fatto noi siamo un interlocutore intermedio.
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Of: E come sono i rapporti con l’Abi?
Picciolini: Da 13 anni a questa parte molto duri. Perché l’Abi rappresenta un sistema bancario che è ancora molto chiuso. Quello che invece deve capire è che ormai non è più tempo di mantenere questa linea d’azione.
Of: Da luglio Zadra non ci sarà più. Nuove prospettive d’azione?
Picciolini: È presto per sbilanciarsi. Non sappiamo ancora con chi sarà sostituito.
Of: Altre forme d’azione?
Picciolini: Sì, come dicevo, denunciamo all’Abi i comportamenti scorretti delle banche.
Of: Un esempio?
Picciolini: Proprio poche ore fa mi è capitato di un consumatore che ha raccontato di una banca (non mi chieda di fare il nome) che gli ha chiesto ben 200 euro o giù di lì per la chiusura del suo conto titoli.
Of: E il cliente non era tenuto a versarli…
Picciolini: Esatto. La lenzuolata Bersani ha cancellato tutte le spese di chiusura conto per favorire la portabilità .
Of: Allora cosa è andato storto?
Picciolini: Il problema è la disinformazione. C’è una scarsa conoscenza della normativa e le banche non sempre sono chiare. Anzi, a volte, come in questo caso, se ne approfittano. E questo pone un freno alla portabilità.
Of: …e alla concorrenza.
Picciolini: Certo. Difficilmente i consumatori tenderanno a cambiare il loro conto corrente, soprattutto se non possiedono tutte le informazioni.
Of: Dunque la concorrenza non è reale?
Picciolini: No…un po’ di concorrenza si è formata e le persone iniziano a capire che c’è questa possibilità concreta.
Diciamo che oggi il cliente ha più libertà rispetto a un tempo. Può decidere di contrattare il proprio conto corrente con la banca, e se non ottiene condizioni migliori può sempre cambiare istituto. Il problema è che difficilmente i clienti tendono a spostarsi da un conto all’altro, non c’è ancora la cultura.
Of: Per quanto riguarda l’offerta, quali sono i conti più sicuri?
Picciolini: Tutti i conti sono sicuri, anche quelli stranieri perché garantiti dal Fondo Interbancario di tutela dei depositi. Ma i più convenienti sono certamente quelli online.
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Of: Perché hanno rendimenti più elevati dei tradizionali conti a pacchetto.
Picciolini: Esatto. Ma anche perché il vero problema dei conti a pacchetto riguarda la budgettizzazione dell’offerta.
Of: Cioè?
Picciolini: Le banche puntano generalmente tutto su un determinato conto anche se ne hanno molti altri. E si tratta sempre di un conto a pacchetto. Ma un conto all-inclusive va bene per chi usa molto l’operatività del conto, come bonifici, prelievi, ricariche, utenze, movimentazione fondi ecc. In questo caso il canone di 15 euro al mese può anche essere giustificato.
Of: Mentre per chi non lo fa…
Picciolini: È superfluo. Pensi a un pensionato che usa il conto solo per l’accredito della pensione o per effettuare qualche pagamento. Non ha bisogno di un conto omni-comprensivo. È anche per questo che noi puntiamo sull’informazione e sulla consulenza: ad ognuno il suo conto.
Of: Con la crisi di liquidità i conti di deposito sono sempre più numerosi
Picciolini: Sì perché sono vantaggiosi e sicuri. Lavorano molto sulle promozioni e offrono tassi attivi molto alti. E in più la garanzia dei depositi è protetta.
Of: Ma non si tratta di un boom?
Picciolini: No, o meglio, non ancora. Certo hanno conquistato una certa fetta di mercato, ma è ancora un po’ presto forse perché si consolidino.
Of: Perchè?
Picciolini: Bisogna innanzitutto vedere che fine faranno i tassi: se restano così è ipotizzabile un successo maggiore in futuro. E poi bisogna considerare che anche se tanti conti di deposito sono stati aperti non tutti sono effettivamente utilizzati a pieno.

