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Il mutuo a tasso fisso è caro. Ma se l'inflazione... OF OSSERVATORIO FINANZIARIO

SOMMARIO

Il fisso continua a rimanere molto caro: la media attuale è intorno al 5,5% con punte del 6% e spread intorno all'1,5-2%. In più, i tempi per ottenere un mutuo si sono triplicati. D'altra parte gli esperti sono concordi nel ritenere vicino un periodo di tassi in crescita con una inflazione elevata fino al 7%. Ecco che fare

Il mutuo a tasso fisso è caro. Ma se l'inflazione...

Il 25 aprile è stata una data storica anche per i mutui. Il premier Silvio Berlusconi è, infatti, sceso in campo anche per i mutui, quelli a tasso fisso. ''E' giusto ribassarli, me ne occupo, me ne occupo", sembra abbia detto rispondendo a un mutuatario con contratto a tasso fisso al 7%. In attesa quindi che se ne occupino premier e Governo, chi oggi si avvicina a un mutuo con tasso fisso? Ancora parecchi, secondo dati di mercato che risalgono però alla fine del 2008 quando la paura dei tassi in salita vertiginosa aveva fatto propendere per il fisso, pur carissimo: 6 clienti su 10 preferirebbero il mutuo senza pensieri, con un tasso cioé che rimane invariato per tutta la durata del periodo di ammortamento. Oggi il variabile, con l'euribor a tre mesi a quota 1,4% e con un euribor a un mese sotto l'1%, sembra la scelta più vantaggiosa, perché i tassi molto bassi controbilanciano spread elevati (Leggi qui).

Il mutuo a tasso fisso è stato in Italia sempre più caro della media europea. Ben due Governatori della Banca d'Italia avevano messo sull'avviso le banche nel precedente periodo di tassi bassi tra il 2003 e il 2004. Oggi, il consiglio che viene da Banca d'Italia è di preferire il variabile agganciato al tasso BCE, un tasso di rifinanziamento di tipo "politico", che viene variato dalla Banca Centrale Europea e non dovrebbe essere influenzato da speculazioni del mercato come è accaduto a fine 2008 quando Euribor è salito a quota 5%. Il tasso fisso sembra una causa persa. Perché il fisso continua a rimanere molto caro anche con tassi di riferimento così bassi: la media attuale è intorno al 5,5% con punte del 6% e spread intorno all'1,5-2% mentre l' Irs, valore di riferimento europeo, per un ammortamento sui 15 anni è a quota 3,84%.

Come sempre la matematica può essere d'aiuto: la media dell'Euribor su base decennale, dal gennaio 1999 ad oggi raggiunge quasi il 3,5% (3,40%) mentre, se si calcola da gennaio 2001 la media scende a sfiorare il 3% (2,96%). Diversa la situazione dell'indice Irs con una media dal gennaio 2001 al gennaio di quest'anno che arriva al 4,6% (vedi tabella qui sotto). Significa che, scontando anche spread più elevati, il mutuo a tasso fisso è troppo caro, esageratamente caro, e la banca non si assume nessun rischio, ma anzi considera questo mutuo una garanzia di redditività elevata. Ma attenzione: solo se il cliente è un ottimo pagatore, se non dà problemi, se al contrario apre con la banca un conto corrente e un conto di deposito, se porta altri componenti della famiglia e se, magari in tempi di crisi come l'attuale, si sobbarca di altri prestiti e affidamente, ovviamente molto più cari di un mutuo (la media attuale degli affidamenti sulla base dei conti correnti monitorati da Of è oggi a quota 10,1%).

Alcuni operatori del mercato ascoltati da Of concordano nel ritenere il mutuo a tasso fisso non vantaggioso per il cliente, per la banca lo è solo sui 30 anni. D'altra parte tutti sono concordi nel ritenere vicino un periodo di tassi in crescita con una inflazione elevata fino al 7%. Il tasso variabile puro è quindi ancora troppo rischioso, a meno che non si decida di scegliere di pagare una rata bassa e di potere rischiare di sobbarcarsi rate più elevate in periodi successivi. Viene in aiuto però una tipologia di mutuo a tasso variabile, possibilmente agganciato al tasso BCE, con una rata fissa e una durata variabile allungabile fino a 30 anni e con un cap o tetto massimo che non superi il tasso fisso medio di oggi cioè il 5,5%. Purtroppo le banche che offrono questa opportunità sono ancora molto poche.

Of segnala, inoltre, un eccessivo allungamento dei tempi di risposta per ottenere un mutuo: la media per ottenere una risposta per un finanziamento ipotecario nel 2005 (anno del primo rilevamento in occasione della prima edizione di Of-Miglior Mutuo) era di 30 giorni lavorativi. Oggi questa media si è triplicata. Se Patti Chiari, l'istituto di ABI per la comunicazione verso i clienti, nella sua sezione education, indica come "normali" 20-30 giorni per ottenere una risposta dalla banca e altri 20-30 per avere un supporto notarile, oggi questi valori sono diventati tranquillamente 60-90 giorni. Con una percentuale del 43% di risposte negative, soprattutto per le domande presentate online. © Riproduzione riservata.

Anno (gennaio)Eurirs 15 anni
20015,70
20025,36
20034,83
20044,69
20054,04
20063,61
20074,23
20084,74
20093,91

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