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SOMMARIO

La crisi finanziaria in Europa; i postumi del crac bancario americano; la riforma sanitaria di Obama; la montagna di bond in scadenza nei prossimi tre anni, il mercato cinese; lo spettro della risalita dei tassi d’interesse. Eppure ritorna la voglia di rischiare per guadagnare più del “zerovirgolazeroqualcosapercento”. I consigli (contraddittori) degli esperti. E come non farsi prendere dall’”effetto cervo”

Scenario. Quanto si rischia a voler guadagnare più di un bot o di un conto

La crisi finanziaria in Europa; i seri problemi di indebitamento di Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia; i postumi del crac bancario americano; la riforma sanitaria di Obama; il crescente debito statunitense; la montagna di bond in scadenza nei prossimi tre anni, il mercato cinese; lo spettro della risalita dei tassi d’interesse. E le persone che nel mondo stanno combattendo problemi molto seri. Eppure…
… eppure le orecchie sensibilissime delle banche italiane hanno incominciato a percepire quei primi rumorini, quel vecchio piacevolissimo sottofondo. Quel ben noto tramestio di vecchi clienti che rimettono piede in filiale, o fanno trillare i cellulari, con una ritrovata voglia di rischiare qualcosa pur di disancorarsi dai quei miseri ”zerovirgolazeroqualcosapercento” a cui stanno vedendo crescere il proprio denaro in questi pessimi tempi. Ma come guadagnare? Quanto è rischioso questo ritorno all’investimento? E il baccano proveniente dall’andamento altalenante del mercato azionario giorno per giorno può finire per essere assordante e angosciante mentre si deve scegliere e vincere o perdere.

Se si guarda agli USA dove tutto sembra nascere, dove tutto appare accadere prima che altrove, soprattutto nel campo della finanza, si rischia di farsi venire una terribile emicrania. Prendiamo ad esempio quello che dice Jim Cramer, nota personalità televisiva, co-fondatore e chairman del blog TheStreet.com, tra i siti web preferiti degli ex alunni della Harvard Business School quando vogliono saperne di più prima di mettere a frutto i loro lauti guadagni. Dal suo seguitissimo siparietto Mad Money su CNBC, Cramer ha ammesso candidamente di non capirci più niente: “Oggi non so cosa consigliarvi. Sì, siamo fuori dalla crisi, ma non riesco proprio a prevedere il futuro, anche perchè la Riforma della Sanità del Presidente Obama rivoluzionerà anche l'orizzonte degli investimenti”.

In realtà in America sono scoppiate due bombe. La prima è la riforma sanitaria, dei cui effetti sull’economia e la finanza si comincerà a capire tra qualche tempo. Anche se si può già dire che queste ricadute saranno importanti. E saranno globali. La seconda bomba, una esplosione inattesa quanto devastante, l’ha lanciata addirittura Moody's. E anche questa avrà effetti sovrannazionali. In un suo recente rapporto, Moody's ha rivelato che nel 2012 è in scadenza una montagna di denaro prestato dagli investitori a società e Stati, con una rapidissima ascesa del debito dagli attuali 96 miliardi verso i 165 miliardi nel 2011 e i 184 miliardi di dollari nel 2012: solo di bond USA si parla di 2.000 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, però, andranno in scadenza altri 5.000 miliardi di obbligazioni emesse da stati o grandi società private. Ce la faranno gli Stati e le aziende a ripagare i creditori? Riusciranno a richiedere altro denaro per pagare il debito? Il caso Grecia non fa assolutamente ben sperare. Moody's, inoltre, fa notare che il problema riguarda quei prodotti rischiosi o "spazzatura" che contengono debiti di Stati o aziende di cui non si hanno notizie certe. Kevin Cassidy, senior credit officer di Moody's, ammette che il rischio è elevato e che gli investitori non sembrano accorgersene confidando sul fatto che ormai la crisi sia finita e tutto sia tornato come prima. Circa il 56 percento di bond che matureranno nel 2012 sono di classe B1 o inferiore e ovviamente offrono maggiori rendimenti essendo a un rischio più elevato. ----

Che fare? I segnali positivi, che si contrappongono vistosamente al rombo dei problemi, in realtà non mancano. C’è un segreto racchiuso nel computer di chi scrive di finanza personale, da almeno una trentina d’anni, che il cronista tira fuori quando è in difficoltà: controllare cosa sta facendo l’uomo che ha guadagnato più di ogni altro essere umano al mondo nella storia della finanza. Verificare le ultime mosse di Warren Buffett. E Buffett, ha in questi giorni rotto gli indugi: è ritornato a investire. Oggi il problema principale dell’Oracolo di Omaha è quello di trovare buoni investimenti per i 20 miliardi di dollari cash di cui la sua finanziaria dispone.
Buon segnale d’incoraggiamento. Buffett, come molti altri investitori di successo, il rischio non lo ha mai amato troppo. Ha evitato di investire nei titoli della “new economy”, ad esempio ("non la capisco", ammetteva dall'alto dei suoi 70 anni) o in derivati e altri strumenti “esotici”. Per Buffett, la banca d'investimenti che ama di più il rischio, la Goldman Sachs (proprio grazie al rischio è riuscita nel 2009 a fare un balzo in avanti del 22%), è da paragonare al serpente che tenta Eva nel giardino dell'Eden. Così il fatto che Buffett torni ad investire è per molti il segnale che qualcosa si sta finalmente muovendo ed è tempo di svegliarsi dal sonno della Bella Addormentata. Buffet, come sempre, è prodigo di buoni consigli per gli investitori comuni (lui si autodefinisce “l’investitore della porta accanto”). E in una recente video-chat trasmessa dal suo bar preferito il Piccolo Pete's, ne ha dato almeno tre da valutare con attenzione anche da questo lato dell’oceano Atlantico.
Primo: sul lungo periodo meglio investire in azioni che lasciare il denaro in un investimento a tasso fisso. Secondo: meglio comprare azioni e dimenticale, non si può guadagnare in un arco di sei mesi, ma su un orizzonte medio lungo. E ultimo consiglio: "When it's raining gold, reach for a bucket, not a thimble." ovvero se piove oro prendi un secchio non un ditale.

Tutto bene quindi? Tutto chiaro? Non proprio. Perché nell’assenza di punti fermi dell’attuale situazione anche Buffett è in discussione. E c’è chi ha perfino osato sbertucciarlo. “Buffett non è un dio”, si è permesso di scrivere il magazine Forbes. “E le azioni della sua Berkshire non vanno acquistate”. Per esempio: è giusto all’inizio del nostro millennio “comprare azioni e dimenticarsene”? No, dice ad esempio l’altro astro nascente dei palatini degli investitori, Jim Cramer. Che si chiede: chissà cosa ne sarà delle solide aziende del gas o dell'elettricità o delle telecomunicazioni tra 10 anni o meno vista la rapidità con cui oggi cambiano gli scenari politici, economici e tecnologici? Cramer è sconcertato: in tempo di crisi della borsa (orso) stanno accadendo cose da toro, cioè l'esatto contrario. E giustifica questo sconcerto con qualche esempio: nell'era dell'orso immobiliare, sono nate centinaia di nuove aziende che stanno accumulando denaro (toro) rivendendo abitazioni espropriate per insolvenza. Nell'era dell'orso del settore IT, come mai vanno così (toro) bene Apple e Oracle? E ancora.... La conclusione di Cramer comunque è: “Non lasciare dormire il denaro sul conto di deposito soprattutto se l'inflazione, come sembra, a causa di tutto questo sciupio di denaro pubblico per sostenere banche ed economia, tornerà a salire”.

Luci e ombre. Sirene e Cassandre. Sogni e incubi. In un recente report di BNP Paribas Asset Management del gennaio 2010, intitolato "Investment Strategy Mercati azionari: un consolidamento temporaneo o un punto di svolta?" si legge che "Al di là delle motivazioni di questa discesa (la politica monetaria restrittiva della Cina, le pressioni politiche da parte dell’amministrazione americana sul sistema bancario e le preoccupazioni per un indebolimento della ripresa in Us e Europa), il problema è che manca ancora la fiducia”. Una fiducia che va recuperata, ma come? Il report BNP Paribas dei tre possibili rischi individua solo il primo, la politica monetaria cinese, come realmente critico. Mentre per quanto riguarda l'Europa, dove il rischio recessione è stato superato solo grazie a interventi straordinari pubblici, "le speranze per una ripresa sono più forte delle attese e una tendenza a dimenticare la natura specifica della crisi finanziaria economica sono aumentate significativamente." Ancora Buffet nella lettera agli investitori ammette che questo è un periodo magico per chi vuole mettere il proprio denaro al lavoro, perché la maggior parte delle persone vuole essere rassicurata e lo piazza laddove si guadagna pochissimo o quasi nulla, lasciando praticamente aperta una vasta prateria a chi ha più coraggio.

E' come se fosse suonata la carica: chi sale prima a cavallo riuscirà a trovare il campo migliore. Il segreto: non fare come il cervo davanti ai fari di un auto. Essere proattivi non reattivi. Accettare la tolleranza del rischio in modo onesto e apertamente. Prevedere i problemi. Diversificare. Magari dare un’occhiata anche al calendario: i mercati sono di solito poveri tra aprile e ottobre e questo è il tempo di acquistare fondi di investimento tipici del periodo orso che fanno profitti quando le azioni calano.
D'altra parte gli utili societari stanno rimbalzando - sono attesi crescere del 20% nel 2010 - l’economia globale cresce e gli utili sono in rialzo. E le banche hanno ricominciato a macinare utili e a distribuire bonus e non è un caso che ci sono azioni di banche popolari italiane che danno un rendimento superiore al 9%.
E poi occorre farsi consigliare. Ma qui la domanda chiave è: come scegliere il la propria guida? Una delle sane regole del buon senso è "Cerca di capire dove sta il suo guadagno, per non perdere il tuo."

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