SOMMARIO
La ripresa del mercato dei fondi durerà? E il Piano di accumulo è una buona occasione anche per i più giovani? Quali sono le novità nel mercato Etf? E come sta andando il rating qualitativo di Morningstar? L'educazione finanziaria è sufficiente? Risponde Davide Pelusi, amministratore delegato di Morningstar Italia
Il ritorno ai fondi: cosa c'è dietro
Mercati volatili, crisi delle Borse. Eppure da qualche mese il mercato dei fondi sembra in ripresa. E' difficile dire se il trend positivo durerà. Ma per saperne di più Of ha intervistato Davide Pelusi Ammnistratore delegato di Morningstar Italia
Of: Come sta andando l'industria del risparmio gestito?
Pelusi: Per l'industria del risparmio gestito ritengo che il periodo peggiore sia passato. Nel 2008, e nel primo semestre 2009 c'è stata una fuga dai fondi da parte delle famiglie italiane. Poi nella seconda metà del 2009 è cambiato il trend, e la raccolta è tornata positiva. Mi aspetto che gli asset in gestione restino intorno ai valori attuali con un più o meno 10%.
Of: Come lo spiega questo ritorno ai fondi?
Pelusi: Questo ritorno al risparmio gestito e ai fondi è legato ai rendimenti che sono tornati a essere positivi. I fondi azionari, ma anche gli obbligazionari, in particolare dei Paesi emergenti hanno dato rendimenti interessanti. Le categorie con le performance migliori sono quelle che le famiglie prediligono nuovamente. Questo però è un aspetto non proprio positivo dal nostro punto di vista...
Of: Perché?
Pelusi: Perchè vuol dire che le famiglie investono quando i fondi sono ai massimi e disinvestono quando sono ai minimi, cioè fanno il contrario di quanto dovrebbero fare.
Of: Si dovrebbe acquistare quando i fondi sono ai minimi e vendere quando sono ai massimi...
Pelusi: Esatto. Quello che noi di Morningstar continuiamo a dire è che bisogna fare investimenti sul medio lungo termine e sempre coerentemente con il proprio profilo di rischio. Ciò dovrebbe evitare questi problemi.
Of: Perché l'investitore-tipo sbaglia in modo così clamoroso secondo lei?
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Of: Perché l'investitore-tipo sbaglia in modo così clamoroso secondo lei?
Pelusi: Il fattore determinante è l'emotività. Quando si vede che un prodotto rende, c'è una specie di rammarico di non aver potuto approfittare del rendimento e c'è quindi la corsa all'acquisto sperando che i prodotti continuino a salire. Al contrario, quando il prodotto scende non si riesce a contenere l'angoscia e lo stress e si vende. Quindi l'inseguire il timing, è stato dimostrato anche da numerosi accademici, non è premiante. Il piccolo risparmiatore che non conosce le tecniche finanziarie fa questo errore mentre dovrebbe sempre investire sul medio-lungo periodo e in modo coerente con il proprio profilo di rischio. O almeno dovrebbe decidere di diversificare con scelte diverse secondo schemi temporali differenti. Come avviene ad esempio con i Pac.
Of: C'è chi dice che con il Pac non si guadagna niente...
Pelusi: Il problema sono i costi, che cannibalizzano il rendimento. Se si fa un Pac da 100 euro al mese e se il costo del bonifico è di 5 euro ciò rappresenta una commissione del 5%. Bisogna fare attenzione ai costi dei versamenti e alle commissioni di ingresso e di uscita. E inoltre il Pac dovrebbe essere un po' sostanzioso, i versamenti importanti. Fatte queste verifiche ritengo che la formula del piano di accumulo sia interessante.
Of: Le Banche infatti stanno offrendo tutti Pac anche per i giovani.
Pelusi: Le Banche sono tornate a proporre i fondi che ritengono un prodotto remunerativo per loro. Dopo avere venduto per anni obbligazioni e soprattutto di loro emanazione per motivi di cassa, adesso c'è un ritorno al fondo. Anche perché hanno capito che è necessaria una forma di fidelizzazione del cliente. E in più i fondi garantiscono dei buoni guadagni anche alla banca.
Of: Ma lo consiglierebbe ai giovanissimi, ai suoi figli?
Pelusi: Non è sbagliato proporlo anche ai giovani. E' un prodotto finanziario più trasparente, è conveniente. E' quotato a un prezzo giornaliero è facilmente liquidabile a differenza di altri prodotti finanziari meno trasparenti, più complicati e meno liquidabili.
Of: Ad esempio?
Pelusi: Penso, ad esempio, a prodotti assicurativi come le united linked o index linked che, se non le porti a scadenza, hanno costi di riscatto enormi.
Of: Se mi permette mi sembra che anche le commissioni per alcuni fondi non siano proprio così economiche e il TER che voi indicate non sempre corrisponde a quanto si paga effettivamente...
Pelusi:.....Sugli oltre 12.000 fondi disponibili alla vendita in Italia, sicuramente alcuni fanno pagare commissioni elevate ed altri fanno pagare commissioni ingiustificate: penso ad esempio ai fondi gestiti passivamente. Ma la cui commissione di gestione è equivalente a quella richiesta dai fondi gestiti attivamente. Per quanto riguarda il Total Expens Ratio (TER), o indice di spesa medio, rappresenta il rapporto fra il totale degli oneri posti a carico del fondo e il patrimonio medio dello stesso. E´ un indicatore efficace per conoscere i costi supportati dal fondo, esclusi quelli di sottoscrizione e rimborso, quelli fiscali e parte di quelli di negoziazione. Rende agevole per l´investitore determinare quanta parte del suo investimento è stata assorbita dai costi. Oltre alle commissioni di gestione, l’altra componente di maggior rilievo sono le commissioni di performance.
Of: Forse può andare meglio con gli Etf di cui voi fate notevoli studi e pubblicate anche un bollettino. Cosa c'è di nuovo in questo mercato?
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Of: Forse può andare meglio con gli Etf di cui voi fate notevoli studi e pubblicate anche un bollettino. Cosa c'è di nuovo in questo mercato?
Pelusi: Il mercato degli Exchange traded funds (ETF) è in continua crescita, alimentato in particolar modo dagli acquisti degli investitori istituzionali e dei gestori, i quali evidentemente hanno trovato in questa tipologia di prodotto delle caratteristiche che li rende graditi: costi vantaggiosi, liquidabilità, chiarezza e certezza sulla composizione del portafoglio. Attenzione però, anche per gli Etf non mancano le criticità, come ad esempio il differenziale fra il prezzo di acquisto e quello di vendita che in casi di scambi ridotti, può rappresentare un costo importante. Inoltre stanno nascendo Etf di nuova generazione sempre più complessi, con componenti strutturare, che li allontanano dal risparmiatore, rendendoli adatti solo ad un pubblico di professionisti.
Of: Nel settore bancario è finalmente arrivata la competizione. Le banche combattono per portarsi via i clienti e creano Reti competitive. Come vede la situazione?
Pelusi: I clienti se li portano via con i conti correnti e di deposito. Diverso invece il discorso dei promotori finanziari che con la Mifid stanno diventando sempre più consulenti a 360 gradi. Anche se ancora non si è capito bene quale sarà la direzione...
Of: Ovvero?
Pelusi: ...se si farà o meno emergere la cultura del consulente finanziario che si farà pagare in base alla sua consulenza e non con le commissioni di gestione. Le Banche hanno finalmente capito che hanno perso dei colpi rispetto alle Reti di promotori. Lo sportello bancario è visto in modo più superficiale e anonimo. Il consulente ci mette la faccia, mentre negli sportelli bancari c'è l'anonimato. Le Banche quindi si stanno dotando di private banker e di reti di consulenti per questo motivo.
Of: Ma allora lei vede che c'è un bel mercato per Reti private?
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Of: Ma allora lei vede che c'è un bel mercato per Reti private?
Pelusi: Sono tanti i promotori che sognano di diventare consulenti indipendenti. Quando si è consulenti di una Banca, la casa madre trattiene il 50% delle commissioni che il promotore percepisce, mentre un consulente indipendente può tenere il 100% per sé. Salvo poi scoprire che ha bisogno di tante cose: piattaforme, strumenti di gestione amministrativa e di promozione. Tutti servizi che la Banca fornisce ai propri promotori (ad un costo ovviamente). Si tratta di vedere se l’indipendente riesce a gestire tutte queste spese in modo vantaggioso.
Of: Molti però si chiedono: ma perché ho bisogno di un consulente quando riesco così bene da solo. Soprattutto oggi grazie alle nuove piattaforme di home trading fai-da-te e con tutta la formazione anche gratuita a disposizione forse un consulente non serve. O no?
Pelusi: E' certamente un'opportunità, ma c'è il rischio che il fai-da-te senza un consulente finanziario crei dei seri danni. Nel momento in cui tu investi in te stesso in prima persona ti accorgi che per rimanere informato hai bisogno di tanto tempo. Il primo investimento è di tipo temporale e non so quanti investitori fai-da-te abbiano tempo per formarsi e informarsi a sufficienza. Ma con le conoscenze giuste è possibile anche riuscire bene.
Of: L'offerta educational è sufficiente secondo lei?
Pelusi: L’educazione finanziaria non è mai abbastanza, tanto più quando è bassa come in Italia. A mio avviso un problema è rappresentato dal fatto che spesso le informazioni che arrivono al risparmiatore sono erogate da canali di parte, come quello dei distributori, promotori finanziari in primis e banche; delle associazioni di settore; che nonostante la loro onestà intellettuale, non potranno mai dare una informazione completa a 360° e super partes. Quello che auspico è un’iniziativa importante a livello nazionale da parte delle Autorithy, come ad esempio la Consob, o da parte dello Stato con l’inserimento di qualche corso sperimentale nelle scuole superiori.
Of: Come sta andando il vostro rating qualitativo?
Pelusi: Sta riscuotendo un discreto interesse. C'è una grande attenzione soprattutto da parte dei gestori che guardano ai nostri giudizi qualitativi: molti di loro chiedono di incontrare i nostri analisti per potere esporre le loro previsioni di mercato e le loro tecniche e strategie di gestione. Stiamo cercando di alimentare questo circuito virtuoso per fare in modo che le nostre analisi siano disponibili sui supermercati di fondi e presso i distributori multibrand, che hanno 1000-2000 prodotti a disposizione, per aiutare il risparmiatore finale a orientarsi nella sua scelta. L’obiettivo finale è l’aumento della trasparenza.
Of: Tra i mercati europei dei fondi e del risparmio gestito l'Italia dove si colloca?
Pelusi: Per i fondi siamo nelle posizioni di vertice. Inoltre vedo che il nostro mercato è tra tutti il più attento, sofisticato e pignolo. C'è una grande attenzione alla Mifid. Quando parlo con i colleghi di Morningstar in Francia o in UK non vedo la stessa attenzione alla direttiva comunitaria. L’industria italiana, invece, è molto indietro nel comparto pensionistico.
Of: Forse perché la pensione integrativa non è obbligatoria come dovrebbe essere visto che le nostre pensioni saranno dimezzate?
Pelusi: Se ne parla pochissimo, nessuno sa niente. Siamo indietro di decenni. Bisognerebbe fare come negli USA. Per anni è rimasto tutto fermo e poi, nel momento in cui lo Stato ha messo in atto meccanismi di incentivazione per le aziende allora il mercato è partito. Fino a quando anche da noi non si saranno dati i giusti incentivi alle aziende il mercato rimarrà fermo. Quando le aziende avranno interesse a promuovere i fondi pensione, avremo anche da noi un boom.
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