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L’Isc? È ottimo. No, ci penalizza

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Secondo alcuni l’Isc, l'indice che definisce il costo di un conto, è complicato e di difficile comprensione. Per altri, invece, è un importante passo in avanti verso la confrontabilità dei conti correnti. Altri ancora si sentono penalizzati, mentre alcuni lavorano già per fornire una consulenza ai clienti che li aiuti a utilizzarli al meglio. Of ha chiesto un giudizio sulla nuova norma introdotta da Bankitalia a 10 manager. E ha scoperto che oggi le banche pensano che questi confronti...

24 Giugno 2010

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Che vantaggi porta il nuovo indice? Cosa permetterà di fare in concreto? E come cambierà il panorama conti correnti a seguito della sua introduzione sul mercato? E ancora: cosa stanno facendo le banche per adattarsi alla normativa? Compariranno nuovi prodotti oppure verranno modificati quelli esistenti? Per rispondere a queste domande Of-Osservatorio finanziario si è rivolta agli esperti di 10 istituti di credito: Luca Ferrarese, responsabile mercato privati del Gruppo Banca Sella, Bernd Geilen, Direttore Generale di ING Direct Italia, Nicola Generani, Responsabile Direzione Marketing Retail Private di Cariparma, Maurizio Giglioli, Direttore marketing prodotti retail di Credem, Andrea Gnetti Responsabile marketing famiglie e privati della divisione retail di UniCredit, Andrea Mencarini, Responsabile marketing e segmenti retail del Banco Popolare, Carlo Panella, Marketing Manager Customer Base di Webank, Enrico Scapin, responsabile ufficio commerciale di Banca Etica, più un portavoce per BNL e MPS. Ecco le prime indiscrezioni sul nuovo indice.

Innanzitutto, a cosa serve? Che vantaggi porta? Ma soprattutto, rappresenta davvero una soluzione per chi non sa quale prodotto è meglio scegliere? I big del mercato italiano hanno qualche dubbio.
“A mio avviso l’ISC non fa emergere tutte le differenti di servizio delle banche”, spiega Gnetti (Unicredit) che chiarisce, “ad esempio, noi offriamo la possibilità di prelevare gratuitamente negli oltre 8.000 ATM del Gruppo distribuiti sul territorio, nonché presso gli ATM delle altre banche nei comuni dove non siamo presenti, e la possibilità di versare gratuitamente sia i contanti che gli assegni presso gli oltre 3000 ATM di versamento. Entrambi aspetti che impattano positivamente sia sul costo complessivo del conto per il cliente che sulla qualità del servizio offerto. Soprattutto considerando che oltre il 50% dei versamenti viene fatto via Atm evoluti”.
Sulla stessa linea di pensiero MPS, “l’ISC introduce certamente un’ulteriore forma di trasparenza e uno strumento in più al servizio dei clienti per confrontare le offerte del mercato. Va tuttavia considerato che l’ISC rileva un profilo operativo secondo criteri standard, che potrebbero non corrispondere all’effettiva operatività del cliente”. Concorda anche Intesa Sanpaolo, che dalle pagine del sito web nella sezione dedicata, fa sapere che l’indice è stato calcolato solo per i conti correnti ‘a pacchetto’. Mentre per quelli ‘ordinari’, cioè con un sistema di tariffazione a consumo destinati a clienti con esigenze molto specifiche e non riconducibili a nessuno dei sei profili di Bankitalia, è stato individuato un solo profilo a bassa operatività.
“L’utilizzo dell’indicatore non è esente da rischi”, conferma Scapin ( Banca Etica), “occorre infatti tener presente che la costruzione dell’indice è complessa e può risultare di difficile comprensione per il cliente. Inoltre non tiene in considerazione tutte le voci di spesa presenti nei conti, ma solo quelle espressamente previste dai profili. Con questa nuova norma”, continua Scapin, “si assume, comunque, che il cliente effettui le proprie scelte da un punto di vista prettamente razionale, scegliendo sempre l’opzione più economica, senza tenere in considerazione altri parametri di valutazione che possono riassumersi nella vicinanza fisica, nella conoscenza personale, o nella condivisione di valori promossi dalla Banca prescelta”.
“L’ISC fornisce solo un primo punto di riferimento al quale poi ciascun cliente deve rapportare le proprie specificità”, fanno sapere da BNL, “nel nostro caso, infatti, la metodologia adottata per l’ISC (con i comportamenti "medi" definiti per il calcolo), non sempre permette al cliente di cogliere a pieno la convenienza e le caratteristiche innovative di alcuni nostri prodotti, come ad esempio quelli della gamma Revolution. Nella realtà, infatti, il nostro cliente paga mediamente meno di due canoni all'anno. Allo stesso modo anche l’offerta per i nostri clienti sotto i 27 anni, che prevede canone sempre gratuito, non trova adeguato riscontro nella categoria ‘giovani’ dell’ISC in quanto compresi i clienti fino ai 35 anni di età”.
Ma tra i grandi del mercato conti correnti, c’è anche chi non la pensa così. “L’ISC per i conti correnti è un importante passo in avanti per la trasparenza verso i risparmiatori”, chiarisce Geilen (ING Direct), “ un tema cui ING Direct è attenta da sempre. Questo indicatore consentirà, infatti, il confronto omogeneo tra conti e faciliterà il risparmiatore nell’individuazione della migliore offerta sul mercato, stimolando la concorrenza e la mobilità”. “L’iniziativa della Banca d’Italia va incontro alla sempre maggior richiesta di chiarezza da parte della clientela e di maggior comparabilità tra le offerte presenti sul mercato”, conferma Ferrarese (Banca Sella). “Con l’introduzione dell’ISC, infatti, i diversi conti correnti saranno più confrontabili”, conferma anche Giglioli (Credem) che spiega, “ogni cliente potrà individuare con maggiore semplicità il conto più conveniente per il proprio profilo”. “E verificare con più immediatezza il costo indicativo del prodotto per le diverse offerte a catalogo”, continua Generani (Cariparma).



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