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USCITA DI MARTEDì 28 MARZO 2017
COVER STORY
la Repubblica
C rowdfunding, intelligenza artificiale, “big data”, sono alcune delle innovazioni che stanno cambiando il settore dei servizi finanziari. E il cambiamento potrebbe essere radicale: in una recente indagine sull’evoluzione del settore finanziario, “Jobs of The Future” condotta dal gruppo Hays su un campione di professionisti italiani, più di sei intervistati su dieci si sono detti convinti che entro il 2030 le banche si saranno trasformate in società di Information Technology; il 71% degli intervistati ritiene inoltre che entro quella data i nuovi strumenti digitali, come l’Intelligenza Artificiale e i Big Data, saranno alla base di tutte le decisioni e previsioni della consulenza finanziaria, con inevitabili ripercussioni sugli addetti del settore. Il rapporto “Data & Advanced Analytics: High Stakes, High Rewards”, pubblicato il mese scorso da Forbes Insights, evidenzia come le società che hanno posto al centro della loro strategia di business l’utilizzo di quelli che vengono definiti “advanced analytics”, abbiano registrato nel 66% dei casi un aumento dei ricavi del 15% o più nel corso del 2016; il 63% di queste aziende ha anche conseguito una crescita del margine operativo di pari misura e un altro 60% ha dichiarato di aver migliorato il proprio profilo di rischio. «Gli advanced analytics, a differenza dell’analisi tradizionale, non si concentrano solo sui dati storici», scrive Giuseppe Donvito, partner del fondo di venture capital P101 specializzato in investimenti in societa_digital e technology driven, in un suo commento relativo a questo tema
ECONOMIA & FINANZA
Il Sole 24 Ore
La banca di credito cooperativo di Teramo non ce l’ha fatta. Crollata sotto il peso abnorme delle sofferenze e degli incagli è stata salvata, l’estate scorsa, dalla consorella, la Bcc di Castiglione che l’ha rilevata non senza l’aiuto del Fondo di Garanzia delle Bcc. Fine ingloriosa, ma da tempo annunciata, dato che la ex Bcc di Teramo spiccava in cima alla lista delle banche italiane (vedi tabella) con il più alto tasso di Npl in rapporto al patrimonio. Nel caso di Teramo quel valore era lunare. I crediti malati netti (dopo quindi le svalutazioni con perdite già effettuate) erano arrivati a valere quasi 8 volte il capitale della banca. Una cosa da brividi, da crac intrinseco. Ma la piccola banca teramana è in buona compagnia. Secondo la certosina ricognizione sui bilanci bancari (quasi 500 banche) del sistema italiano condotta dall’Ufficio Studi di Mediobanca emerge, tra le altre cose, che sono ben 114 gli istituti di credito (uno su 5) in cui il peso dei crediti malati è tale da far accendere più di un semaforo rosso (vedi tabella in fondo). In quelle 114 banche (per lo più Bcc e casse rurali) infatti gli Npl netti superano il valore del patrimonio netto tangibile.
Il Sole 24 Ore
Così fan tutti. Dalle major alle rockstar. Un giro di valzer fiscale. Via Olanda, Lussemburgo o Irlanda. Giù giù fino a qualche remoto paradiso fiscale. Costruendo complesse architetture contabili. Per pagare meno tasse. Artifizi contabili che tolgono però risorse pubbliche ai rispettivi paesi di provenienza e - in definitiva - a tutti i cittadini che in quei paesi vivono. Creando situazioni di concorrenza sleale. Così fan tutti. E tutti lo sanno. Solo che questo giro di valzer fiscale, tra regimi agevolati, filiali con vista sui prati lussemburghesi, sotto i cieli d’Irlanda o in qualche isola tropicale, resta sotto traccia. Nel segreto blindato delle consulenze fiscali milionarie. Per tutti i settori economici. Tranne uno: quello bancario che dal 2015 è l’unico settore obbligato a rendere pubblici i dati sugli utili prodotti e sulla tassazione paese per paese. Come risultato delle nuove regole internazionali seguite alla crisi finanziaria dei subprime.
Il Sole 24 Ore
Il tasso definitivo di adesione degli azionisti alle offerte di transazione lanciate da Veneto Banca e Popolare di Vicenza e in scadenza oggi non dirà l’ultima parola, ma solo la prima, sul percorso complicato che dovrebbe portare i due istituti in sicurezza fra le braccia del Tesoro. «La palla è nelle mani della commissione Ue», ha spiegato ieri la responsabile della Vigilanza della Bce Danièle Nouy a conferma del fatto che la ricapitalizzazione precauzionale chiesta ufficialmente da Vicenza e Montebelluna è ancora un’ipotesi, e che prima di tradursi in pratica ha bisogno del via libera di Bruxelles prima ancora che delle indicazioni di Francoforte sul fabbisogno di capitale. Via libera che dipende, prima di tutto, dal fatto che un eventuale bail in delle due banche sia considerato «sistemico», in grado cioè di determinare «una grave perturbazione dell’economia di uno Stato membro» come spiega la direttiva del 2014 sul bail in quando elenca le condizioni che permettono l’intervento dello Stato. Le due banche, poi, devono essere giudicate “solvibili” una volta ripianate le perdite anche senza il sostegno pubblico, che altrimenti si trasformerebbe in un aiuto di Stato ini violazione delle regole Ue
Il Sole 24 Ore
Da alcuni giorni una parte importante della grande finanza statunitense sta volteggiando pericolosamente sulle due malate più gravi del credito italiano: Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Oggi i consigli di amministrazione delle due banche annunceranno i risultati del bilancio 2016, assieme all’esito finale della transazione con i vecchi soci per evitare cause legali. Sarà un bilancio di lacrime e sangue, con nuovi maxi-accantonamenti a copertura degli Npl. E con il possibile annuncio, sempre che da Francoforte arrivi una comunicazione tempestiva, del nuovo fabbisogno di capitale richiesto dalla Vigilanza europea della Bce. Le stime degli analisti parlano di una necessità di nuovo capitale da almeno 5 miliardi per le due banche venete, ma ogni decisione è in capo all’imprevedibile Ssm (Single Supervisory Mechanism) guidato da madame Danièle Nouy. Tra stasera e i prossimi giorni, si conoscerà l'esito delle scelte di Bce. A seguire Popolare di Vicenza e Veneto banca, che già hanno chiesto l’intervento formale dello Stato italiano per un aumento di capitale «precauzionale» sul modello Mps, avvieranno ufficialmente il dialogo con ministero dell’Economia e la Commissione Ue, che ha la competenza sugli aiuti di Stato.
la Repubblica
Jupiter ha chiuso il 2016 con masse gestite in progresso del 13% a 40,5 miliardi di sterline, quasi 47 miliardi di euro. Una dimensione importante che la rende una preda appetibile per un’eventuale acquisizione da parte di un big del settore, in linea con un trend che sta prendendo piede nel mercato internazionale, come dimostrano le operazioniHenderson-Janus , Standard Life-Aberdeen Asset Management e Amundi-Pioneer Investments. E altre operazioni potrebbero presto seguire, come dimostra l’apertura a un’acquisizione in Italia manifestata da parte del top management di Credit Agricole. Secondo i rumour, il gruppo francese - che nella Penisola è già presente con Indosuez avrebbe messo nel mirino Banca Leonardo, che ha una lunga esperienza proprio nella gestione dei grandi patrimoni. E anche Banca Generali, superato il rischio di acquisizione della capogruppo da parte di Intesa Sanpaolo, potrebbe essere tra i compratori nei mesi a venire
la Repubblica
È la sfida più grande per Matteo Del Fante, neo amministratore delegato di Poste Italiane. Intanto perché non dovrà far rimpiangere la buona gestione dell’ex ceo Francesco Caio, unanimemente riconosciuta dagli investitori. Caio è stato inoltre, di fronte al mercato, una figura di garanzia che ha accompagnato la non (a tavolino) facilissima, ma riuscita, privatizzazione del 30 per cento circa della società. Ora Del Fante dovrà dimostrare di poter fare come, e possibilmente meglio, del suo predecessore. Ed è certo nelle sue possibilità: la sua formazione prima in Jp Morgan, poi per molti anni in Cassa depositi e prestiti e infine in Terna, testimoniano che il suo track record come manager è di valore assoluto. Però non sarà una passeggiata neppure per lui. Per diversi buoni motivi. Il primo è che Poste è un’azienda complessa, che governa ben quattro linee di business: corrispondenza e pacchi, racolta di risparmio, in proprio e per conto della Cassa depositi e prestiti; polizze assicurative nel ramo vita e service provider del sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale. Con 12.880 sportelli, Poste è l’azienda italiana con il maggior numero di dipendenti, 140 mila. Inoltre, è il terzo gestore del risparmio nel paese con 493 miliardi, di cui 323 di buoni infruttiferi e libretti per conto della Cdp
Milano Finanza
Un altro passo per migliorare la sua qualità dell'attivo. Il Credito Valtellinese ha comunicato questa mattina di aver sottoscritto un accordo per la cessione di un portafoglio di crediti non performing secured per un valore lordo di libro di circa 50 milioni di euro, a fronte di una valorizzazione complessiva del portafoglio pari al 44% circa del valore lordo di libro. Più nel dettaglio, il portafoglio è costituito da esposizioni creditizie soprattutto verso imprese del settore real estate con sottostante prevalentemente residenziale, classificate come inadempienze probabili o sofferenze. L'acquirente è un investitore specializzato e gli effetti dell'operazione saranno rilevati nel conto economico del 2017. L'operazione, ha sottolineato la banca, "è coerente con gli obbiettivi del gruppo Creval di dismissione di crediti non performing previsti nell'ambito dell'action plan 2017-2018". Il mercato premia il titolo in borsa, in rialzo contro corrente dello 0,71% a 3,704 euro. Venerdì scorso però Fitch ha messo il rating del Credito Valtellinese in watch negative.
Milano Finanza
Generali debole in borsa, assieme al Ftse Mib. Alla fine di settimana scorsa il colosso svizzero Zurich guidato da Mario Greco, ex amministratore delegato del Leone di Trieste fino al gennaio dello scorso anno, ha infatti lanciato un enorme aumento di capitale. Un aumento fino a 45 milioni di azioni per Zurich (ai prezzi attuali equivalgono attorno a 13 miliardi di euro) per conferire flessibilità al gruppo e permettergli di affrontare scenari di mercato avversi, oppure per sfruttare possibili opportunità di crescita esterne. In tal senso la stampa ha riportato che Zurich nega alcun interesse per Generali . La delibera sarà sottoposta all’assemblea degli azionisti mercoledì prossimo 29 marzo, come si può leggere nella lettera di invito della compagnia agli azionisti. Intanto il titolo Zurich cede, questa mattina alle 11:00, il 2,02% a 280,90 franchi per azione alla borsa di Zurigo. Un altro punto rilevante della lettera, che Akros sottolinea, è l’aumento di capitale con un’emissione massima di 30 milioni di nuove azioni a servizio dell’esercizio di conversione volontario o obbligatorio e/o dei diritti di opzione legati all’emissione di prestiti, obbligazioni o strumenti di debito simili, a strumenti equity-linked o altre tipologie finanziarie.
la Repubblica
Datemi una rete e la riempirò di contenuti. Con questo mantra in mente Vivendi prima ha conquistato la maggioranza relativa di Telecom Italia e poi ha siglato un’alleanza strategica - finita male con Mediaset. Fatto sta, che in attesa che l’AgCom sciolga i dubbi su come il colosso de contenuti d’Oltralpe possa essere il primo azionista del leader italiano della telefonia, e il secondo socio della prima tv commerciale tricolore, Telecom e Mediaset sono legate obtorto collo dal bisogno di fare business insieme per contrastare una concorrenza accerchiante: quella di Sky sulla pay tv e sullo sport (soprattutto ora che il colosso che fa capo a Rupert Murdoch ha stretto accordi con Vodafone), quella di Enel Open Fiber sulla rete fissa, quella dei francesi di Free sul mobile, e così via. Paradossalmente Mediaset è messa meglio di Telecom, perché la competizione è sempre stata nel dna del gruppo di Cologno, ma per la società guidata da Flavio Cattaneo è tempo di fare squadra per non farsi mettere all’angolo dai rivali. E così Cattaneo, a dispetto del fatto che Vivendi e Fininvest si scontrino per le vie legali, tratta con Pier Silvio Berlusconi nuovi accordi commerciali tra Tim Vision e Mediaset Premium. Sia per evitare cause sui minimi garantiti (che Telecom non ha onorato a Cologno) sia per aggiudicarsi esclusive sul calcio che è l’unico sport per cui gli italiani sono disposti a pagare
AFFARI PERSONALI
ANSA
A Piazza Affari prosegue la corsa di Ferrari (+2,57%) dopo la vittoria a Melbourne con il titolo che aggiorna i massimi dalla quotazione (sfiora i 68 euro). Vendite invece su Fca (-1,5%) mentre in un'analisi JpMorgan indica ancora possibile un'operazione con Volkswagen. Maglia nera è St (-4%) con Buzzi (-3,7%), Cnh (-3,1%) e Tenaris (-2,9%). Telecom guadagna invece mezzo punto mentre sul fronte della governance, indiscrezioni danno Luca Cordero di Montezemolo tra i candidati alla presidenza.
Il Sole 24 Ore
La Borsa di Milano torna sotto i riflettori. Non solo per la riconquista dopo oltre un anno della soglia psicologica dei 20mila punti sul Ftse Mib, ma perché nelle ultime settimane la performance relativa nei confronti di Dax ed S&P 500 è tornata a crescere. Il mercato sta riscoprendo le blue chip italiane. Il confronto Mib-Star. In realtà la piazza finanziaria italiana in questi ultimi anni ha mostrato due facce: una all’insegna della debolezza con il Ftse Mib che ancora sta perdendo oltre il 50% rispetto ai massimi del 2007 e una all’insegna dell’ottimismo, con l’indice Star (che racchiude le società a piccola e media capitalizzazione con particolari requisiti) ai massimi storici, in linea con Wall Street ed il Dax (si veda pagina 5). La novità delle ultime settimane è il risveglio delle blue chip milanesi e in particolari dei finanziari, che hanno appesantito la performance negli ultimi anni e che ancora oggi rappresentano oltre un quarto dell’intera capitalizzazione. «Il modello bancario italiano - spiega Massimo Trabattoni, responsabile azionario Italia di Kairos - è molto legato al credito verso le Pmi e con i tassi a zero e due recessioni in meno di un decennio l’impatto sui conti degli istituti è stato molto pesante. Oggi dovremmo essere arrivati a un punto di svolta».
Il Sole 24 Ore
Dopo quattro mesi di rally per borse e bond, l’undicesima chiusura negativa consecutiva di Wall Street sembra aver cambiato improvvisamente scenari e percezioni sul fenomeno Donald Trump. Anche se la Borsa americana vale ancora il 10% in più di 4 mesi fa, la tesi prevalente è la stessa già venduta in campagna elettorale: se Wall Street cade, la colpa è solo di Donald Trump, dei suoi eccessi e delle sue insostenibili promesse. Una vera soddisfazione, questa, non solo per chi giudica il presidente «unfit for America» su basi ideologiche, ma anche per chi dovrebbe altrimenti giustificare la razionalità di comportamenti ed eccessi finanziari speculativi che con la politica hanno ben poco a che fare. Perché a ben vedere, attribuire soltanto alla controversa gestione della Casa Bianca la responsabilità dell’improvvisa debolezza dei mercati finanziari, è un pò come attribuire alla politica estera di Barack Obama il merito di un rally borsistico che è stato finora tra i più consistenti e longevi della storia americana
la Repubblica
I n Italia hanno chiuso un 2016 da record. E promettono di crescere ancora. Gli Etf, gli Exchange traded fund, fondi quotati in Borsa e con l’unico obiettivo di replicare l’indice al quale si riferiscono (benchmark) attraverso una gestione totalmente passiva, si candidano per vivere un altro anno in crescita. A spiegare il perché è uno studio della Greenwich Associates, intitolato “Etfs: Dynamic tools for institutional portfolios”. Non è diventato una moda investire in Etf, ma un’esigenza in uno scenario molto volatile come quello attuale. Svariati, infatti, sono i motivi per i quali i risparmiatori hanno scelto di orientarsi con più insistenza verso questi prodotti di investimento, ma il primo è da ricercare nella politica monetaria del presidente della Bce, Mario Draghi, che con il suo Quantitative easing, il programma di riacquisto dei titoli degli stati appartenenti alla zona euro, ha di fatto azzerato i rendimenti di chi opera nel reddito fisso. «Gli Etf sono utilizzati da una gamma sempre più diversificata di investitori. Gli istituzionali stanno adeguando il loro approccio di investimento in risposta alle mutevoli dinamiche di mercato, tra cui l’attività della Banca Centrale, la maggiore volatilità del mercato in occasione di eventi come la Brexit e le elezioni statunitensi, unitamente alle continue sfide di liquidità per il reddito fisso», spiega Fergus Slinger, Co-Head of iShares Sales EMEA di BlackRock
Il Sole 24 Ore
Un incremento del 27%. È quanto ha messo a segno il miglior fondo specializzato su Piazza Affari nell’ultimo anno (Synphonia). Ma chi avesse puntato sulla Borsa italiana con un fondo comune nella gran parte dei casi avrebbe portato a casa un risultato più alto di quello messo a segno dal FsteMib (+8%). Non solo. C’è chi è riuscito a mantenere un risultato positivo anche nel triennio (si vede la tabella in pagina). Merito delle scelte di portafoglio che nella maggioranza dei casi privilegiano le small e mid cap. «Da sempre abbiamo puntato sulle piccole e medie società del listino che rappresentano il 50% del portafoglio con una forte vocazione sul segmento Star che seguo da tanti anni. Non ho mai investito sull’Aim troppo piccolo per un fondo»: spiega Umberto Borghesi, gestore del fondo Atlante Target Italia che ha messo a segno nell’ultimo anno il 23% e in tre anni il 31%. Al buon risultato hanno contribuito alcune scommesse come Doria, El.En, Moleskine (delistata a gennaio) e più di recente Cementir, Mondadori, Cembre.
Milano Finanza
Ivass e Ania lavorano per ridurre la protezione sotto il 100% delle gestioni separate vita. In dirittura d’arrivo la riforma, che varrà solo per i nuovi prodotti. Soglie più basse e flessibilità per le plusvalenze consentiranno di gestire meglio questi strumenti, che intercettano due terzi della raccolta. Da tempo le polizze tradizionali, il cuore dell’attività assicurativa Vita italiana, sono da riformare e il confronto tra le compagnie e l’Ivass è finalmente entrato nel vivo. Si tratta dei prodotti di ramo I, che come sottostante hanno una gestione separata che investe prevalentemente in titoli di Stato e che finora hanno garantito al sottoscrittore almeno il 100% di quanto investito. Proprio la...[...]
INCHIESTE
la Repubblica
Il 30 settembre 2016 è scomparso a 91 anni Bernardo Caprotti, creatore di Esselunga; il 16 gennaio successivo Leonardo Del Vecchio, 81 anni, conferisce la sua Luxottica al gruppo Essilor e diventa il primo azionista della multinazionale ormai diventata francese; nello stesso mese di gennaio Gilberto Benetton, 76 anni, lascia il vertice di Edizione Holding, mentre già da qualche tempo non c'è più nessuno della famiglia al vertice di Benetton Group. Andando un pochino più indietro, nel giugno del 2016 era scomparso il creatore della Indesit Vittorio Merloni all'età di 83 anni e, poco più di un anno prima, Michele Ferrero all'età di 90. Marco Panara segue dalla prima E sselunga, Luxottica, Edizione, Indesit, Ferrero sono tra le più grandi aziende italiane nate nel dopoguerra e tutte sono state o sono a un passaggio delicatissimo legato alla generazione del loro fondatore. Malcontati sono oltre 40 miliardi di fatturato complessivo e non è indifferente per le filiere dei fornitori, i territori di riferimento, in definitiva per l'economia italiana se cambiano guida, strategia, proprietà. Ma è solo la punta dell'iceberg. L'Italia è diventata un paese industriale a partire dagli anni '60 e lo zoccolo duro dell'imprenditoria nazionale è fatto dalle aziende nate nei due decenni successivi e sopravvissute fino ad oggi, molte delle quali hanno ancora alla guida i fondatori, ormai ultrasettantenni. Delle 2100 società italiane che hanno più di 50 milioni di fatturato e 250 dipendenti, ovvero tutte escluse le piccole e le microimprese, più di mille hanno un socio o un amministratore che ha oltre settant'anni e 240 sono guidate da un ultrasettantenne che è anche azionista
Il Sole 24 Ore
Lo sviluppo del Paese e delle imprese è sempre più influenzato dalle scelte di politica economica e fiscale. La decisione del Parlamento di imboccare la strada del sostegno ampio e generalizzato all'Industria 4.0 è un segnale di politica economica orientata con forza verso un nuovo modello produttivo. Per questa ragione il Sole 24 Ore manda in edicola mercoledì una guida sul tema “I bonus per le imprese”. 1/6 Superammortamento. Il superammortamento al 140% già in vigore dal 2016 è stato prorogato per tutto il 2017. Consiste nella maggiorazione del 40% (che salgono quindi al 140%) delle quote di ammortamento (o canoni di leasing) deducibili ai fini Ires e Irap, di beni strumentali nuovi acquistati entro il 31 dicembre 2017. Il bene strumentale così acquistato può essere portato in detrazione fino al giugno 2018 a patto che l'ordine sia completato entro il 31 dicembre 2017 insieme al pagamento in acconto di almeno il 20% del costo complessivo. Il benefit continua a valere anche per le auto, ma solo quelle strumentali.
COMMENTI
la Repubblica — Marcello Esposito
A tre mesi dal decreto salvarisparmio non è ancora chiaro se, come e quando si procederà all’utilizzo dei venti miliardi messi a disposizione dal governo all’indomani del fallimento dell’operazione di ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena per aiutare le banche italiane in maggiore difficoltà. Eppure, all’indomani del varo del decreto, il Ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan aveva invitato gli istituti che ne avessero avuto bisogno a rompere gli indugi e a fare richiesta di supporto pubblico, lasciando intuire che l’accordo con l’Europa era cosa fatta. Un pò come se si fosse aperto un varco temporale e al sistema bancario italiano fosse offerta una seconda chance: procedere alla ripulitura dei bilanci utilizzando fondi pubblici senza passare per le forche caudine del bail-in o delle altrettanto rigide regole sugli aiuti di Stato. La soluzione poggia sull’idea che banche come il Mps sono “sane”, la ricapitalizzazione di cui abbisognano è solo “precauzionale” e, quindi, gli azionisti o i detentori di obbligazioni subordinate non devono essere puniti più di quanto non abbia già fatto il mercato. Quello che non è stato fatto cinque anni fa, quando le regole erano diverse, è sembrato per un attimo possibile. Per un attimo, però. Sono infatti passati tre mesi e, nonostante la disponibilità dei fondi e la linearità del meccanismo, qualcuno a Francoforte o a Bruxelles evindentemente non è convinto che il salvarisparmio sia una buona cosa
la Repubblica — Fabio Bogo
Nella terminologia tecnica, lo Spoils system consiste nella possibilità data al governo nazionale o locale appena eletto di cambiare i dirigenti della pubblica amministrazione, al fine di raggiungere gli obiettivi economici e politici che si sono prefissati. La prassi, regolata da una legge del 2002, è stata sottoposta al vaglio della Corte costituzionale, che nel 2006 ha sostenuto l’ammissibilità del sistema, escludendo però che l’avvicendamento possa riguardare anche i vertici delle società pubbliche, che dovrebbero conservare un notevole livello di indipendenza dalla politica. Il principio tutela la libertà operativa dei manager legandola funzionalmente al mercato e ai risparmiatori, che investono dove pensano di trovare una soddisfacente remunerazione, legata ai risultati prodotti. La recente tornata di nomine decisa dal governo in carica e altre decisioni che si profilano da parte dei poteri locali sono un ibrido tra Spoils system e avvicendamenti anticipati al vertice della spa, e per questo lasciano l’impressione che rispondano a logiche poco comprensibili. Francesco Caio, è stato sostituito da Matteo Del Fante alla guida delle Poste: nel comunicare l’avvicendamento il ministero dell’Economia lo ha ringraziato per i risultati raggiunti; un encomio che sa di beffa
Corriere della Sera — Ferruccio de Bortoli
Chi ha inventato lo slogan «Se non Opa, quando?» dovrebbe rileggersi Flaiano e astenersi dalle parafrasi. L’offerta pubblica di Lactalis sui titoli Parmalat ha raccolto per ora solo l’1,85% del capitale. Un fallimento. Ai consiglieri di Parmalat, che hanno giudicato inizialmente congrua la stima di 2,8 euro per azione, poi corretta in corsa a 3, forse varrebbe la pena di suggerire di considerare meglio i valori in gioco. O di meditare qualche gesto di maggiore indipendenza, anche tenendo conto della storia tormentata del gruppo e delle inchieste della magistratura che si sono succedute dalle parti di Collecchio. Il gruppo francese può salire comunque all’89,75% della Parmalat e non è escluso che superi il 90%, comprando qualcosa sul mercato e facendo scattare l’Opa residuale, con un prezzo però che può essere deciso dalla Consob. C’è tempo fino al 4 aprile. Il possibile ritiro dalla Borsa del titolo Parmalat, trova l’ostacolo dei fondi Amber e Gam che venderanno cara la residua pelle di azionisti. È il loro mestiere di fondi attivisti. Il nodo che può spostare le valutazioni è quello dell’esito di una causa contro Citigroup, promossa ancora dal commissario straordinario Enrico Bondi.
INTERNAZIONALE
Marketwatch
FRANKFURT---European banking regulators Monday touted their achievements in pulling eurozone banks back from the brink, though they said more should be done to improve the sector's profitability, repeating a call for more bank mergers. The eurozone economy is moving to slow, steady growth--giving the region's banks a shot in the arm--after a prolonged contraction following the 2011 euro crisis. "I hope [economic] recovery will help us to have even more success in the future," said Daniele Nouy, the head of the supervisory board of the European Central Bank, speaking at a media conference. Ms. Nouy runs the Single Supervisory Mechanism, the ECB's banking-regulation arm, which supervises nearly 130 of the largest lenders across the 19-country eurozone. "We're not far from a point where the situation of intensive care is a thing of the past," said Nicolas Veron, a banking analyst at Brussels think tank Bruegel.
Financial Times
On Monday morning the KBW Banks Index briefly entered correction territory, down about 11 per cent since March 1. Morgan Stanley was hardest hit, dropping as much as 5.7 per cent in the opening minutes of trading after a rare “sell” note from an analyst, before recovering to be down about 2.4 per cent by lunchtime in New York. “They don’t pay me to be a DC analyst but I think . . . you have to wonder if [Washington] can get anything done now,” said Chris Kotowski, banks analyst at Oppenheimer & Co.
Financial Times
Deutsche Bank has become the biggest commercial property lender in New York City, expanding real estate financing more than a third even as rivals step back in the face of scrutiny from regulators concerned about a bubble. The German lender — which has ties to Donald Trump, helping fund several of his developments — jumped from fifth place to number one position in 2016 rankings compiled by data specialist CrediFi. While the city’s wider commercial real estate market shrank 17 per cent last year to $82bn, borrowers secured $5.9bn from Deutsche — 37 per cent more than the year before. Deutsche has been behind several high-profile Manhattan property deals in a tumultuous period for the Frankfurt-based bank, whose shares hit record lows last year. This month Deutsche turned to shareholders for €8bn to shore up its balance sheet after reaching a $7.2bn settlement in December with US authorities for mis-selling toxic mortgage securities in the run-up to the 2008 crisis.
Forbes
This is, of course, a prediction and as we know about those they're very difficult, especially about the future. However, Deutsche Bank is predicting that the pound sterling will fall down to close to parity with the US dollar and the euro. This is certainly within the realms of possibility as a result of the Brexit process although I'd take it with a pinch of salt myself. Before the referendum there was general agreement that the pound was a bit too high and said general thought is today that it's about right on a trade weighted basis. But FX markets do wander about quite a bit so Deutsche could be right here:
Washington Post
FRANKFURT, Germany — A top banking supervisor says that British banks must put down solid roots if they want European banking licenses to keep access after the UK leaves the European Union. Sabine Lautenschlaeger said Monday that banks seeking licenses in the EU post-Brexit would need “sufficient local staff and operational independence.” European licensing authorities “will not accept empty shell companies,” she said. Banks currently can do business throughout the 28 EU countries by having a base in one of those states, an arrangement called “passporting.” Banks that have their EU base in London — which includes British banks but also non-European ones — could lose access to the other 27 EU countries if Britain opts to break away from the bloc’s single market.
Washington Post
Left your wallet at home? You may still be able to grab some cash. Starting on Monday, Wells Fargo will be the first major U.S. bank to offer a card-free option at all of its ATMs. The bank’s customers will be able to use their smartphones to access any of the bank’s 13,000 ATMs. Other major U.S. banks have rolled out card-free ATMs in limited locations. Here’s how it works: Customers must download and log into the Wells Fargo app on their smartphones and request an eight-digit code, which they can type into an ATM instead of inserting a debit card. Next, they enter their PIN, just as they would if they were using their cards. Wells Fargo is offering the cardless option at a time when consumers are increasingly comfortable with using their phones to check their balances, deposit checks and transfer cash, says Jonathan Velline, head of branch and ATM banking for Wells Fargo.
TECNOLOGIA
la Repubblica
C ambiano le abitudini alimentari dei consumatori italiani, sempre più attenti alla qualità e alla tradizione dei prodotti che comprano. Crescono i consumi nei settori del biologico, del sostenibile e del salutistico. Ma soprattutto muta lo stile negli acquisti, più frenetico e veloce rispetto al passato, con un crescente ricorso a forme di pagamento digitali con “carta” che in Italia nel 2016 sono lievitate complessivamente del +9% raggiungendo i 190 miliardi di euro, pari al 24% dei consumi delle famiglie. Sono questi i cambiamenti in atto con cui le aziende, gli esercenti e le grandi catene distributive oggi si devono confrontare, adattandosi con il medesimo ritmo alle nuove domande ed esigenze del consumatore. Non a caso, secondo una recente indagine degli Osservatori digitali del Politecnico di Milano, il 2016 è stato l’anno in cui — forse per la prima volta — sono gli esercenti e i distributori a fare da promotori nella direzione dei pagamenti innovativi (eCommerce, ePayment, Mobile Payment & Commerce a distanza e in prossimità, Mobile Pos e Contactless Payment). Tutte modalità di pagamento che hanno visto nel complesso raddoppiare il loro tasso di crescita nel 2016 superando i 30 miliardi di euro, pari al 16% del totale dei pagamenti digitali con carta. Tale crescita proseguirà nei prossimi anni, riporta l’indagine, raggiungendo nel 2019 i 100 miliardi di euro pari al 44% del totale dei pagamenti digitali
la Repubblica
L A verità ha un valore che non si può quantificare. Sì, ma anche la falsità non scherza: mentre le fake news sono sulla bocca (e sulle bacheche) di tutti, dare i numeri al problema è un’impresa quasi impossibile, persino per gli esperti. Il concetto di “notizia falsa” è tanto in voga quanto friabile, perciò può diventare un’arma per screditare gli interlocutori, o un argomento a favore della censura. Eppure dietro l’eterea menzogna c’è un’economia, e quella è assai tangibile: con i fake si fanno soldi, si danneggiano persone e aziende. Esistono modelli di business che facilitano la diffusione del falso, così come esistono leve economiche per arginarlo. L a “fakenews-onomics”, l’economia delle fake news, riserva sorprese. Anticipiamo il finale, ed è un happy end: la produzione di falsità sta anche stimolando la domanda di verità, la “Truth Economy”. Ma quanto vale una fake news? Ventitré anni, appena laureato, con molta voglia di tirar su un bel gruzzoletto, Cameron Harris è la prova in carne e ossa che la contraffazione (della notizia) fa cassa. Con un “investimento” di soli 5 dollari, utilizzati per comprare un dominio internet, e con un dispendio di energie di soli 15 minuti – quelli serviti per avere l’intuizione – questo ragazzo di Annapolis lo scorso autunno ha incassato 5mila dollari in pochi giorni. Come? Inventando il ritrovamento di una decina di casse piene di schede truccate da Hillary Clinton; una bufala, ma corredata di foto e pubblicata sul dominio fresco di acquisto “Christian Times”
la Repubblica
È ovunque, eppure è sfuggente: la notizia falsa nell’era dei social è difficilissima da incastrare. Alberto Nardelli ci è riuscito e ha provato a sgominare una intera rete di fake. Per BuzzFeed ha firmato un’inchiesta dal titolo: “Il Movimento 5 Stelle è il primo in Europa a diffondere notizie false e propaganda russa”. Se la fake news è di nuova generazione, lo è anche il giornalismo praticato da questo 38enne: vocazione digitale, software potenti, esperienza da ex data journalist del Guardian. Esiste una definizione condivisa di “fake news”? «È “notizia inventata”. Esempio: “Il Papa sostiene Trump”. Se ci si attiene a quest’idea, si può ricorrere a strumenti tipo BuzzSumo che analizzano quanto il falso sia stato condiviso, la sua circolazione. Spesso si confonde l’idea di fake news con il giornalismo inaccurato o con notizie che non piacciono». Sull’Italia, i numeri cosa dicono? «Un’analisi delle notizie più condivise sul referendum di dicembre dimostra che in cima alla lista c’erano le fake news. Nell’inchiesta firmata con Craig Silverman ho mostrato che molti siti che fanno disinformazione sono legati ai 5 Stelle. Una combinazione di fattori sta producendo un mix pericoloso: bassa fiducia in istituzioni e media, disinformazione diffusa, situazione economica carente, opinione pubblica arrabbiata»
La Stampa
Si abbassa definitivamente il sipario sul Galaxy Note 7, il telefono ritirato dal mercato per problemi alla batteria. Con un aggiornamento da remoto Samsung disabiliterà la funzionalità di ricarica per quei dispositivi rimasti in circolazione, si presume prevalentemente per collezionismo. E pensa a un piano di riciclo per gli apparecchi che comprende anche la vendita di dispositivi ricondizionati, destinati anche al noleggio, dove le autorità e gli operatori lo consentono. L’azienda ora punta tutto sul telefono del rilancio, il Galaxy S8, che sarà presentato il 29 marzo a New York e di cui circolano in rete molte indiscrezioni. Ad ottobre 2016 Samsung ha annunciato lo stop della produzione del Galaxy Note 7 dopo i problemi di surriscaldamento ed esplosione alla batteria, confermati anche da una indagine interna della società. Dopo l’interdizione sui voli da parte delle autorità di diversi paesi, l’azienda coreana ha deciso un programma di ritiro e sostituzione degli smartphone. Su oltre 3 milioni di Galaxy Note 7 venduti a livello globale sono ancora in circolazione nel mondo alcune decine di migliaia di pezzi, si presume per interesse collezionistico.
la Repubblica
Oggi, nell'epoca dei film e delle serie on demand, di Netflix e YouTube, tutto ovunque e subito, non funziona più. Ecco perché ora le "vecchie" major vogliono scardinare un pilastro decennale dell'industria cinematografica. Le "window", le finestre per cui un titolo viene distribuito per il consumo domestico, in streaming o Dvd, solo mesi dopo l'uscita al cinema. Attesa che vorrebbero tagliare a poche settimane. Resta solo da piegare la resistenza delle sale, che finora si sono sempre messe di traverso. Ma stavolta le varie Warner Bros, 20th Century Fox e Universal, a sentire le indiscrezioni raccolte dal Wall Street Journal , fanno sul serio. L'ipotesi è ridurre la finestra di esclusiva per il grande schermo a meno di 45 giorni, dagli attuali 90. Il film sarebbe offerto on demand a un prezzo maggiorato, tra i 30 e i 50 dollari, riservando ai cinema parte dell'incasso. La classica carota, ma c'è chi pensa di tirare dritto anche in mancanza di accordo. Con effetti dirompenti dagli Usa all'Italia, dove un'intesa non scritta tra distributori e sale garantisce una finestra di 105 giorni.
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