SOMMARIO
OF è in grado di anticipare il rapporto mensile di Bank of America Merrill Lynch sul “sentiment” dei grandi investitori. Nella ricerca, condotta alla metà di luglio su un totale di 196 partecipanti (gestori di portafoglio di banche internazionali, assicurazioni, fondi pensione) con una massa amministrata complessiva di 631 miliardi di dollari, non mancano spunti per scelte di diversificazione che potrebbero portare rendimenti positivi. Con le principali opportunità che, ancora una volta, vengono individuate soprattutto nei paesi emergenti e in parte anche in Giappone
Nel caos dei mercati, ecco le aspettative dei superesperti
Nonostante l’accordo sui tagli di bilancio negli Stati Uniti, i mercati finanziari restano incandescenti e molto volatili. La situazione è particolarmente difficile in Italia, con Piazza Affari giù di quasi il 15% da inizio anno, mentre lo Stoxx 600 delle grandi capitalizzazioni europee è in ribasso di oltre il 4% da gennaio. Nel frattempo tutti i notiziari ci martellano con la notizia che il differenziale di rendimento fra Bund e Btp a dieci anni ha quasi raggiunto i 4 punti percentuali (400 punti base), a causa dei crescenti timori sulla capacità dell’Italia di far fronte al proprio debito.
In questo scenario di incertezza e di rallentamento economico (negativi gli ultimi indicatori sull’andamento del Pil negli Stati Uniti e in Europa) non sorprende che investitori continuino a puntare sui beni rifugio più classici: oro, yen e franco svizzero. Il metallo giallo ha raggiunto un nuovo record a 1,673 dollari l’oncia (+43% in 12 mesi) e la divisa elvetica, dopo un apprezzamento del 22% dall’inizio dell’anno, si sta avvicinando alla parità con l’euro, a quota 1,11.
La Banca centrale di Berna e la Banca del Giappone sono intervenute in queste ore per raffreddare il surriscaldamento delle divise nazionali. C’è da dire subito che anche nei portafogli finanziari più prudenti la quota riservata ai beni rifugio non supera quasi mai il 15-20% del totale. Rimane quindi da capire in quali attivi conviene investire il grosso del portafoglio in questa difficile fase di mercato.
Per cercare di andare oltre l’emotività del momento, OF è in grado di anticipare il rapporto mensile di Bank of America Merrill Lynch sul “sentiment” dei grandi investitori. La ricerca, condotta alla metà di luglio su un totale di 196 partecipanti (gestori di portafoglio di banche internazionali, assicurazioni, fondi pensione) con una massa amministrata complessiva di 631 miliardi di dollari, mette in luce uno stato d’animo che non si discosta molto da quello prevalente nelle cronache finanziarie di questi giorni. Tuttavia tra le indicazioni dei fund manager globali non mancano spunti per scelte di diversificazione che potrebbero portare rendimenti positivi. Con le principali opportunità che, ancora una volta, vengono individuate soprattutto nei paesi emergenti e in parte anche in Giappone.
Qualche notizia positiva, infine, proviene dal fronte dell’inflazione e dei tassi di interesse. Che secondo la stragrande maggioranza del “panel” dei gestori intervistati da Bofa Merrrill Lynch dovrebbero rimanere “freddi” per tutto il 2011 e forse per gran parte del 2012. Almeno questa è una buona notizia per chi paga una rata di mutuo a tasso variabile o per chi percepisce una rendita non soggetta a rivalutazione.
Le aspettative di 196 superesperti
“Il sentiment (le aspettative degli operatori) circa l’evoluzione futura della situazione economica ha raggiunto in Europa il livello più basso dall’aprile del 2009”, recita lo studio di Bofa Merrill Lynch. Un totale del 22% dei rispondenti al questionario si aspetta una crescita economica inferiore alle previsioni nei prossimi 12 mesi. Si tratta del livello più alto di pessimisti dall’aprile del 2009, appunto. Meno negative le aspettative sull’evoluzione degli utili aziendali in Europa. Infatti soltanto il 14% dei fund manager ipotizzano un peggioramento dei profitti nei prossimi 12 mesi.
Un dato confortante per gli investitori, ma controbilanciato dal fatto che è cresciuta al 62% (dal 42% del mese precedente) la percentuale di coloro che ritengono che le aspettative sulla crescita degli utili siano comunque eccessivamente ottimistiche. E’ importante notare che i timori di un peggioramento della crescita economica e dei profitti aziendali sono molto minori quando si parla di altre aree del mondo, in particolare il Giappone e i paesi emergenti.
Il portafoglio globale
I grandi investitori continuano a rimanere “sovrapesati” (perché si attendono un rendimento superiore alla media) sui titoli azionari globali, ma hanno ridotto drasticamente l’investimento sui listini del Vecchio Continente. I flussi di investimento vengono quindi dirottati verso il Giappone e i Paesi emergenti, in particolare la Cina, da cui ci si attende una ripresa della crescita dopo il lieve rallentamento degli ultimi mesi.
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I settori preferiti a livello globale sono l’hi tech negli Stati Uniti e il comparto farmaceutico, più o meno in tutte le aree del globo. In particolare il settore della salute in senso lato è diventato la principale scommessa nei portafogli degli investitori professionali, sorpassando i titoli del comparto tecnologico. Tra le scommesse “in negativo”, i settori maggiormente “sottopesati” a livello globale a causa delle prospettive di rendimento inferiori alla media di mercato continuano ad essere le banche e le utilities.
Sottopesati, nei portafogli globali, anche i titoli obbligazionari, in particolare se gli emittenti appartengono all’eurozona. Migliori, secondo i gestori, le prospettive delle commodities (materie prime), le cui quotazioni sono al traino della crescita dei paesi emergenti. Anche le materie prime sono “sovrapesate” nei portafogli degli investitori professionali e gli strumenti utilizzati per l’investimento in questo caso sono gli ETC oppure, le principali società che operano nel settore minerario, estrattivo e dei materiali di base.
Notizie confortanti provengono infine dalle previsioni sull’andamento dell’inflazione. Solo il 16% netto degli interpellati prevede un aumento della corsa dei prezzi, contro l’82% di chi temeva una nuova fiammata inflazionistica soltanto sei mesi fa. Si tratta del valore che conferma, anche nel sentiment degli operatori, l’obiettivo della Bce di una riduzione del tasso di inflazione al di sotto del 2% entro la fine del 2012. In uno scenario di inflazione decrescente anche le spinte all’aumento dei tassi di interesse, in un contesto di congiuntura economica molto debole, dovrebbero, almeno temporaneamente, venire archiviate.

