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Ma quanto proteggono i beni rifugio? OF OSSERVATORIO FINANZIARIO

SOMMARIO

Timori dopo il drastico ridimensionamento delle quotazioni dell'oro e la forte svalutazione del franco svizzero. Per di più la crisi degli ultimi due mesi è stata accompagnata da un rimbalzo dei mercati azionari. L'indice Ftse Mib, che era crollato al di sotto di quota 14mila punti ha recuperato il livello di 16mila. Che fare. Ecco, caso per caso, analisi e (caute) previsioni

Ma quanto proteggono i beni rifugio?

Ma quanto proteggono i beni rifugio in tempi di crisi finanziaria? Siamo davvero certi che valga la pena diversificare il portafoglio in oro, franchi svizzeri o altre valute "sicure" quando i mercati toccano nuove vette di volatilità e incertezza? Domande che molti risparmiatori si sono posti in queste settimane soprattutto dopo il drastico ridimensionamento delle quotazioni dell'oro e la forte svalutazione del franco svizzero.

Il metallo giallo infatti è passato da un massimo storico assoluto di 1.920 dollari l'oncia di metà settembre alla quotazione di 1.652 dollari di lunedì 24 ottobre, con una scivolata di circa il 15%.

La divisa elvetica, per parte sua, dopo un rally che l'aveva portata in poco più di un anno da una parità di 1,40 a un massimo storico assoluto di 1,01 ad agosto scorso, è poi scesa violentemente al livello di 1,22 di questi giorni, con una perdita di oltre il 22% dai massimi.

Lo stesso Bund, il tanto osannato decennale tedesco, nelle ultime due settimane è passato da una quotazione di 139 a 133, con una risalita dei rendimenti da 1,75% a oltre il 2%, provocando una piccola ma significativa perdita del 2-3% agli investitori che si erano affidati un po' troppo acriticamente al paradiso delle emissioni germaniche.

Tuttavia prima di intonare il de profundis per i beni rifugio occorre valutare attentamente quali sono le alternative. E la possibile evoluzione della congiuntura economica internazionale. Tenendo bene a mente che la vera lezione da trarre dalle forti oscillazioni nei prezzi dei beni che dovrebbero proteggere il capitale, è che la forma migliore di protezione di un portafoglio finanziario è la diversificazione. Quanto più ampia possibile. ---- I motivi per continuare a puntare sui beni rifugio non sono venuti meno. Nei prossimi giorni, e più ancora al G20 di Cannes dei primi di novembre, dovrebbero essere prese misure "risolutive" per salvare l'euro e rimettere l'economia mondiale - e soprattutto europea - nella giusta carreggiata. Si continuano a discutere le caratteristiche del fondo salvastati (EFSF) e il tema della ricapitalizzazione delle banche (comprese le italiane Unicredit, Banco Popolare, MPS) non è affatto accantonato.

Al momento non sappiamo quali saranno gli esiti finali di questo confronto, che è soprattutto politico, e quali impatti le decisioni prese avranno sull'economia reale e finanziaria. Mantenere una quota del 20% del portafoglio in attività "decorrelate", o capaci di mostrare un andamento in parte indipendente (o contrario) rispetto all'evoluzione delle principali classi di investimento, azioni e obbligazioni, non sembra allo stato attuale una scelta sbagliata.

Oro

Nonostante l'improvviso rovesciamento del trend rialzista di breve termine, le maggiori banche d'affari internazionali confermano, o limano leggermente, la loro visione "bullish" sulle quotazioni del prezioso metallo. Société Générale ha un target price a 2.100 dollari l'oncia per la fine del 2012. UBS fissa il prezzo di equilibrio a 12 mesi nell'intorno del 1.900-1.950 dollari l'oncia. Goldman Sachs parla di un prezzo medio di 1.600-1800 dollari per il prossimo anno e mezzo. Uno sgonfiamento strutturale delle quotazioni del metallo giallo, in altri termini, non sembra all'orizzonte.

E questo per almeno due motivi. I tassi di interesse bassissimi sulle obbligazioni con rating tripla A (Bund tedeschi, Gilt britannici, emissioni norvegesi e svedesi, obbligazioni in dollari canadesi e neozelandesi) rendono l'oro - che non paga interessi - maggiormente competitivo di quanto non sarebbe se i tassi fossero più alti.

In secondo luogo la domanda di oro fisico e da investimento proveniente dai mercati asiatici continua ad essere molto elevata. Uno studio della società di investimento elvetica UBP (Union Bancaire Privée) mette in luce che i volumi delle contrattazioni sullo Shangai Gold Exchange (SGE) sono cresciuti del 28% anno su anno e tassi di crescita a doppia cifra sono attesi anche per il prossimo biennio. La domanda asiatica di oro fisico sia per gioielleria che per investimento continuerà in altri termini ad essere molto elevata.

Quando si investe in oro è necessario scegliere lo strumento più adatto per puntare sulla commodity. ---- Attualmente gli strumenti più efficienti sono gli ETF. Tra i circa 12 ETF quotati attualmente in Piazza Affari meglio scegliere quelli che hanno come sottostante l'oro fisico, vale a dire che investono direttamente nel metallo, che viene successivamente custodito nei caveau di una banca depositaria terza. Tra questi ricordiamo il Gold Bullion Securities di ETF Securities e il Deutsche Bank Physical Gold Euro hedged, di Deutsche Bank, con copertura del rischio di cambio dollaro/euro. Gli ETF che investono su contratti derivati, anziché in oro fisico, generalmente riproducono in modo meno accurato l'evoluzione del sottostante.

Valute rifugio
Il panorama delle valute rifugio nel giro di pochi mesi è invece cambiato profondamente. Il franco svizzero, dopo la decisione della banca centrale di Berna di impedire che il cambio euro/franco svizzero scivoli al di sotto della parità di 1,20, per evitare che l'economia elvetica perda competitività rispetto alle altre economie di area euro, non appare più l'ancora di salvezza contro eventuali crisi della divisa comune europea.

Meglio considerare l'alternativa del dollaro americano, che da metà settembre ha registrato una fiammata che ha portato il cambio con l'euro da 1,41 a 1,32. Ma nelle ultime settimane il biglietto verde ha perso nuovamente terreno fino a quota 1,38-1,39 di questi ultimi giorni. Del resto non dimentichiamo che anche gli Stati Uniti hanno perduto il rating tripla A, sebbene la valuta americana sia ancora considerata una specie di bene rifugio quando la situazione globale peggiora gravemente. ---- In questo scenario frammentato diventa forse più interessante diversificare nelle valute dei paesi tripla A del nord Europa (Svezia e Norvegia), oppure nelle emissioni in dollari canadesi e australiani, le cui quotazioni appaiono maggiormente sganciate dall'evoluzione dei mercati obbligazioni di Europa e Stati Uniti e le cui valute sono ancorate all'andamento "reale" delle quotazioni delle materie prime. Tra le emissioni più sicure ricordiamo il titolo BEI con scadenza 5 maggio 2014, denominato in corone svedesi, con l'handicap di un rendimento di appena l'1,7% annuo. Oppure le BEI in corone norvegesi a scadenza 29 gennaio 2016, una cedola leggermente più generosa del 2,8%.

I titoli in dollari australiani e neozelandesi, come la BEI con scadenza 15 settembre 2014 (Nuova Zelanda) o l'obbligazione del Consiglio d'Europa (tripla A) in dollari australiani con scadenza 16 settembre 2014, hanno invece cedole comprese fra il 3 e il 4%, quindi grosso modo in grado di coprire il livello di erosione del tasso di inflazione di eurolandia(3%).

Diversificazione
La "crisi" dei beni rifugio degli ultimi due mesi è stata accompagnata da un rimbalzo dei mercati azionari. L'indice Ftse Mib, che era crollato al di sotto di quota 14mila punti ha recuperato il livello di 16mila, una soglia intorno alla quale sta ballando da una decina di giorni. Lo stesso vale per tutti i principali indici azionari europei.

I risparmiatori che avessero avuto in portafoglio una quota non elevata, ma comunque significativa, diciamo del 10-15% di azioni italiane o europee (magari detenute attraverso un ETF), grazie a questo rimbalzo avrebbero recuperato le perdite registrate da oro, franco svizzero e, in misura minore dal Bund tedesco. Questo esempio, vista la coincidenza dei tempi, sembra un caso da manuale per dimostrare che la miglior protezione del portafoglio, più che dalla presenza di beni rifugio, è data da una buona diversificazione fra tutte le principali asset class.

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