Investimenti. E' il tempo delle Azioni?

La bufera che ha flagellato i mercati finanziari nelle prime sei settimane dell’anno sembra placarsi. E torna pressante la domanda degli investitori: è il momento di investire in Borsa? Su quali settori conviene puntare? E quali rendimenti attendersi? Of-Osservatorio finanziario ha prestato orecchio agli strategist di importanti banche d’affari e case di gestione internazionali. Che fanno il punto della situazione. In attesa che...
di: Elisa Vannetti
8 Marzo 2016
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Che sia tornato il momento di investire in Borsa, adesso che la bufera che ha flagellato i mercati finanziari nelle prime sei settimane del 2016 sembra cominciare a placarsi un poco? Non è facile dare una risposta netta a questo interrogativo, ma i recenti segnali di ripresa dei mercati azionari globali e alcuni dati macroeconomici di segno positivo suggeriscono che potrebbe essere giunto il momento di tentare una sortita dal recinto sicuro dei conti di deposito o dei titoli di Stato. Magari investendo in azioni una piccola fiche non superiore al 5-10% del proprio patrimonio finanziario. E chi non se la sente di rischiare troppo con la selezione di singoli titoli azionari potrebbe tornare in partita per mezzo degli Etf (exchange traded fund), i fondi a gestione passiva che replicano i principali indici azionari italiani, europei e globali. Strumenti a basso costo che riproducono l’andamento di indici “base” come il Ftse Mib delle blue chip di Piazza Affari, l’Eurostoxx 50 (oppure 600) delle grandi capitalizzazioni europee, o ancora gli altri principali panieri delle borse europee e statunitensi, ad esempio il Nasdaq100 o il Dow Jones Industrial, o l’S&P500. Una luce in fondo al tunnel?

Il Ftse Mib, il principale indice azionario italiano, dopo aver toccato un minimo lo scorso 11 febbraio, con una emorragia di capitali intorno ai 129 miliardi dall’inizio dell’anno, ha recuperato circa il 15% ritornando ad agganciare la soglia psicologica dei 18.000 punti. Non dimentichiamo tuttavia che nonostante il recupero di queste ultime settimane Piazza Affari è ancora sotto di oltre il 14% rispetto alle quotazioni di fine 2015.

Il DJ Stoxx 600, l’indice che rappresenta le grandi società europee, è cresciuto del 12% dal minimo di febbraio, anche in questo caso con una perdita (circa il 6,5%) dai valori di fine 2015. Infine l’indice americano S&P 500, ha recuperato quasi il 7% dai minimi, sfiorando la settimana scorsa i 2000 punti. Una quota non troppo lontana da quel massimo storico assoluto di 2.109 punti raggiunta nel novembre dello scorso anno.

Eppure, anche se i dati che arrivano dai mercati sono relativamente positivi, osservatori e banche d’affari rimangono prudenti nell’affermare che sia stata imboccata una tendenza rialzista duratura. E la domanda per gli investitori diventa pressante: il rally dei principali indici azionari è destinato a durare, o si tratta di un rimbalzo fisiologico dopo la pioggia di vendite che ha caratterizzato il primo mese e mezzo del 2016?

La risposta a questo interrogativo, secondo gli strategist americani di Goldman Sachs, una delle principali banche d’affari globali, è negativa: la volatilità che sta caratterizzando i mercati azionari in questo momento non è destinata a cessare nel breve periodo. Dopo questo primo rimbalzo dai minimi di febbraio, prevedono gli analisti, il mercato si manterrà sostanzialmente piatto (l’hanno definito in un report recente “fat&flat”, grasso e piatto), continueranno ad esserci oscillazioni, ma i ritorni per gli investitori saranno complessivamente modesti. Un trend che dovrebbe protrarsi per tutto il resto del 2016. A meno che non subentrino altre variabili: per un effettivo recupero delle quotazioni, infatti, è necessaria una maggiore certezza sull’andamento futuro del tasso di inflazione e dei tassi di interesse americani. Ecco perché gli occhi degli investitori professionali sono puntati sulle decisioni di stimolo che prenderà la Bce nella riunione del 10 marzo (giovedì) prossimo.

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