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Investimenti. E' il tempo delle Azioni? OF OSSERVATORIO FINANZIARIO

SOMMARIO

La bufera che ha flagellato i mercati finanziari nelle prime sei settimane dell’anno sembra placarsi. E torna pressante la domanda degli investitori: è il momento di investire in Borsa? Su quali settori conviene puntare? E quali rendimenti attendersi? Of-Osservatorio finanziario ha prestato orecchio agli strategist di importanti banche d’affari e case di gestione internazionali. Che fanno il punto della situazione. In attesa che...

Investimenti. E' il tempo delle Azioni?

Che sia tornato il momento di investire in Borsa, adesso che la bufera che ha flagellato i mercati finanziari nelle prime sei settimane del 2016 sembra cominciare a placarsi un poco? Non è facile dare una risposta netta a questo interrogativo, ma i recenti segnali di ripresa dei mercati azionari globali e alcuni dati macroeconomici di segno positivo suggeriscono che potrebbe essere giunto il momento di tentare una sortita dal recinto sicuro dei conti di deposito o dei titoli di Stato. Magari investendo in azioni una piccola fiche non superiore al 5-10% del proprio patrimonio finanziario. E chi non se la sente di rischiare troppo con la selezione di singoli titoli azionari potrebbe tornare in partita per mezzo degli Etf (exchange traded fund), i fondi a gestione passiva che replicano i principali indici azionari italiani, europei e globali. Strumenti a basso costo che riproducono l’andamento di indici “base” come il Ftse Mib delle blue chip di Piazza Affari, l’Eurostoxx 50 (oppure 600) delle grandi capitalizzazioni europee, o ancora gli altri principali panieri delle borse europee e statunitensi, ad esempio il Nasdaq100 o il Dow Jones Industrial, o l’S&P500. Una luce in fondo al tunnel?

Il Ftse Mib, il principale indice azionario italiano, dopo aver toccato un minimo lo scorso 11 febbraio, con una emorragia di capitali intorno ai 129 miliardi dall’inizio dell’anno, ha recuperato circa il 15% ritornando ad agganciare la soglia psicologica dei 18.000 punti. Non dimentichiamo tuttavia che nonostante il recupero di queste ultime settimane Piazza Affari è ancora sotto di oltre il 14% rispetto alle quotazioni di fine 2015.

Il DJ Stoxx 600, l’indice che rappresenta le grandi società europee, è cresciuto del 12% dal minimo di febbraio, anche in questo caso con una perdita (circa il 6,5%) dai valori di fine 2015. Infine l’indice americano S&P 500, ha recuperato quasi il 7% dai minimi, sfiorando la settimana scorsa i 2000 punti. Una quota non troppo lontana da quel massimo storico assoluto di 2.109 punti raggiunta nel novembre dello scorso anno.

Eppure, anche se i dati che arrivano dai mercati sono relativamente positivi, osservatori e banche d’affari rimangono prudenti nell’affermare che sia stata imboccata una tendenza rialzista duratura. E la domanda per gli investitori diventa pressante: il rally dei principali indici azionari è destinato a durare, o si tratta di un rimbalzo fisiologico dopo la pioggia di vendite che ha caratterizzato il primo mese e mezzo del 2016?

La risposta a questo interrogativo, secondo gli strategist americani di Goldman Sachs, una delle principali banche d’affari globali, è negativa: la volatilità che sta caratterizzando i mercati azionari in questo momento non è destinata a cessare nel breve periodo. Dopo questo primo rimbalzo dai minimi di febbraio, prevedono gli analisti, il mercato si manterrà sostanzialmente piatto (l’hanno definito in un report recente “fat&flat”, grasso e piatto), continueranno ad esserci oscillazioni, ma i ritorni per gli investitori saranno complessivamente modesti. Un trend che dovrebbe protrarsi per tutto il resto del 2016. A meno che non subentrino altre variabili: per un effettivo recupero delle quotazioni, infatti, è necessaria una maggiore certezza sull’andamento futuro del tasso di inflazione e dei tassi di interesse americani. Ecco perché gli occhi degli investitori professionali sono puntati sulle decisioni di stimolo che prenderà la Bce nella riunione del 10 marzo (giovedì) prossimo.

---- Qualche punto fermo: nessuna recessione è in arrivo
Le economie mondiali stanno ancora soffrendo dopo gli scossoni dell’agosto scorso e del gennaio 2016. Tuttavia sembra scongiurato il rischio di una nuova recessione. “La probabilità che il mondo cada in una nuova recessione sono inferiori al 20%, i banchieri centrali hanno fatto dichiarazioni aggressive a sostegno del mercato”, spiega Corrado Cominotto, responsabile dell’azionario presso Banca Generali Asset Management di Banca Generali. Secondo Cominotto “sono due i possibili motivi alla base di una crisi finanziaria. Il mercato può scendere per motivi micro, come accadde negli anni 2.000 quando esplose la bolla delle società hi-tech, sovra quotate rispetto al loro valore reale. Oppure per motivi macroeconomici, come accadde nel 2008, quando la crisi fu provocata dalla recessione di molti paesi trainanti dell’economia globale, tra cui gli Stati Uniti. A inizio 2016, tuttavia, siamo ben lontani da entrambe queste condizioni”.

"La violenta correzione dei mercati nei primi due mesi del 2016 è stata originata da paure che ora si stanno risolvendo in maniera positiva", interviene Massimo Terrizzano, responsabile fondi di BNP Paribas Investment Partners, "la prima paura era relativa ai timori di un arretramento del tasso di crescita americano, e delle sue conseguenti ricadute sull'economia europea. Il secondo fattore di rischio, invece, era dato dalla caduta delle quotazioni delle materie prime e in particolare del petrolio. Ora però la situazione si è rafforzata: il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti ha sorpreso positivamente e a febbraio sono stati creati 242mila nuovi posti di lavoro. E il prezzo del petrolio si è stabilizzato intorno ai 35 dollari al barile". Permane solo l'incognita cinese.

In una situazione ancora così ricca di incognite, dunque, conviene tornare a investire nel mercato azionario? Gli strategist interpellati rispondono affermativamente: purché si sappia sfruttare bene il rally dei mercati. Gli analisti di Goldman Sachs hanno riportato a overweight (aumentano) la quota di azioni europee in portafoglio sull’orizzonte dei 12 mesi, mentre sottopesano (riducono) la componente obbligazionaria. Il motivo è dovuto al fatto che, in questo particolare contesto di mercato, le azioni risultano più convenienti rispetto ai bond e con potenziali maggiori profitti per gli investitori, soprattutto in ragione del fatto che gli economisti della banca americana prospettano per i prossimi 12 mesi ritorni negativi dall’investimento obbligazionario.

Anche AXA Investment Managers, uno dei principali investitori transalpini, ha abbandonato la posizione neutrale segnalata lo scorso novembre, quando il suggerimento per gli investitori era di mantenere in portafoglio una quota di azioni allo stesso livello di quella prevista dai maggiori indici internazionali, per ritornare “tatticamente” sovrapesati. Sulla stessa linea il gestore di BNP Paribas Ip. “Ci sono ancora opportunità per investire con profitto. E' vero che da metà febbraio gli indici azionari hanno recuperato molto, ma c'è ancora spazio per ulteriori rimbalzi", conferma Terrizzano, "i ritorni possono essere interessanti con rendimenti dal 5% al 10% da qui a fine anno. Purché si scelga un orizzonte temporale di almeno un anno e non di poche settimane".

---- “Noi consigliamo di tenere in portafoglio una parte di investimento azionario ma è necessario diversificare”, spiega Cominotto, “con il rimbalzo partito la seconda decade di febbraio, il mercato rimane a livelli interessanti in particolare su alcune aree. Abbiamo visto titoli perdere il 40% con le stime degli utili sostanzialmente invariati”.

Meglio l'Eurozona
Ma è preferibile puntare su azioni europee. “Le azioni europee sono da preferire rispetto a quelle americane per via della politica monetaria più accomodante della Banca Centrale Europea che vuole raggiungere un tasso di inflazione vicino al 2% e per le valutazioni più convenienti", afferma Corrado Cominotto, di Banca Generali Asset Management di Banca Generali, "l’Italia, ad esempio, vale poco più di 11 volte gli utili dei prossimi 12 mesi, l’S&P è vicino a 15 volte”. I titoli italiani, quindi, sono sottovalutati dal mercato e potrebbero avere una buona crescita della quotazioni nel prossimo futuro. Vale la pena ricordare, infatti, che quanto maggiore è il rapporto fra il prezzo corrente di un'azione e l'utile atteso (è questo il significato del rapporto prezzo/utile), tanto più il titolo è sopravvalutato.

"Il suggerimento è di puntare sull'azionario europeo, se crediamo nella ripresa", ribadisce Terrizzano, "puntando su una composizione che prevede in portafoglio i 2/3 di azioni europee e 1/3 di azioni americane".

Il portafoglio
Su quali settori investire dunque? “Noi suggeriamo di puntare sul settore energetico”, continua Cominotto, “gli energetici hanno sofferto molto negli scorsi anni, ma con la politica di taglio degli investimenti potrebbero dare soddisfazioni nel prossimo futuro, purché il prezzo del petrolio non scenda ulteriormente. Inoltre, potrebbero dare buoni risultati anche gli investimenti in alcune banche. Privilegiando quello che hanno sofferto meno la volatilità da inizio anno”.

Dello stesso avviso è anche Société Generale che ha stilato una lista dei titoli che potrebbero recuperare terreno nel prossimo futuro, beneficiando dell’incremento del prezzo del greggio. Ecco allora che nella top list della banca c’è ENI, con un prezzo obiettivo di 15 euro, superiore del 18% rispetto alle quotazioni attuali di 12,50 euro e con un total return (rendimento comprensivo dei dividendi) atteso a 12 mesi del 24%.

Sulla piazza di Londra hanno rating positivo le azioni Shell con un prezzo obiettivo di 1.660 pence (poco di più rispetto alle quotazioni attuali) e un rendimento della cedola stimato al 5,8%. Mentre per Total, le cui azioni hanno un target price di 45 euro (il 10% in più della quotazione attuale) Société Generale si attende un total return del 16%.

“Il settore dell'energia andrà incontro sicuramente a ulteriori alti e bassi, ma ha comunque molti margini per migliorare i profitti", continua Massimo Terrizzano, "oltre agli energetici, tuttavia, è consigliabile puntare anche sul settore dei beni di consumo, perché negli Stati Uniti, in Europa e in Cina sono quelli che stanno effettivamente trainando la ripresa”.

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