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Paypal, Apple, Amazon &co. La concorrenza alle banche arriva... OF OSSERVATORIO FINANZIARIO

SOMMARIO

PayPal pensa a conti, depositi, carte di credito. Amazon, dopo i pagamenti da mobile, ha lanciato una carta di credito per le Pmi e ora punta su un conto corrente light per i giovani. Google e Apple continuano a spingere l’acceleratore sul fronte dei pagamenti mobile. Mentre da facebook tutto tace. I colossi della tecnologia, dei contenuti digitali e dell’e-commerce sfidano il sistema bancario. Ecco le novità

Paypal, Apple, Amazon &co. La concorrenza alle banche arriva dai colossi dell’hi tech

Anche le “Faag”, come le definisce lo slang recente, studiano per diventare banche. Le società statunitensi, colossi internazionali della tecnologia, dei contenuti digitali e dell’e-commerce (“faag” è acronimo di facebook, Amazon, Apple, Google) stanno iniziando a espandere la loro influenza e forza commerciale (forti della loro base clienti e dell’immensa mole di dati sensibili che possiedono) al mondo economico-finanziario. Diventando un ibrido tra le società FinTech e i più tradizionali istituti di credito.

Secondo le ultime indiscrezioni recentemente pubblicate sul Wall Street Journal, PayPal avrebbe iniziato già da qualche mese, e un po’ in sordina, a contattare ristretti (per ora) gruppi di consumatori offrendo loro l'aggiunta di servizi bancari di base da collegare ai loro portafogli digitali. Come, per esempio, l'assicurazione sui depositi bancari offerta dalla Federal Deposit Insurance Corporation (Fdic), un bancomat per prelevare denaro contante e la possibilità di depositare direttamente sul proprio conto anche gli stipendi.

Il servizio, attivo per ora solo per gli USA, è un po’ particolare. PayPal, infatti, non ha una licenza bancaria, né a quanto pare avrebbe l’intenzione di richiederla. Ogni servizio offerto ai clienti, perciò, è offerto in collaborazione con piccoli istituti di credito. Così, per esempio, in collaborazione con una banca in Delaware è stata creata la carta bancomat. Una banca in Georgia attiverà il servizio di accezione degli assegni dopo che i clienti ne hanno scattato una fotografia con lo smartphone. Un istituto di credito in Utah, invece, concederà ai clienti PayPal prestiti personali.
In base al nuovo servizio di PayPal, gli utenti dovranno pagare una commissione per un prelievo di denaro se fatto al di fuori della rete di sportelli bancomat del gruppo e un'altra pari all'1% per depositare un assegno via foto. Non ci sono invece commissioni mensili né requisiti su un deposito minimo.

Intanto, anche Amazon, dopo aver presentato il suo wallet (Amazon Pay) sta procedendo nella stessa direzione nel tentativo di espandersi nel business bancario e finanziario, anche a fronte di una consistente riorganizzazione interna. La società di Jeff Bezos, infatti, ha di recente annunciato l’intenzione di utilizzare il suo assistente virtuale Alexa come metodo di pagamento tra persone. Una notizia che potrebbe, dicono gli osservatori, rappresentare un punto di svolta rilevante per il portale di e-commerce più famoso del mondo. Perché, anche se non sono ancora stati definiti i dettagli del servizio, sembra che per poter funzionare avrà bisogno di maggiori informazioni sui dati bancari degli utenti.

Ma le iniziative di Amazon, attive per ora solo negli Stati Uniti, sono molto più ramificate. L’intenzione della società di conquistare una fetta nel redditizio mercato dei servizi finanziari era chiara già dal 2011: da quando cioè era stata diffusa la notizia che il colosso statunitense dello shopping online avrebbe iniziato a concedere prestiti alle piccole imprese. Dal suo lancio il servizio ha consentito di superare (stando agli ultimi dati disponibili e relativi al 2017) i 3 miliardi di dollari di erogato. E ora la società si dice pronta a invadere anche il segmento di mercato della clientela retail, avviando partnership e trattative con importanti istituti di credito (sempre statunitensi per il momento) per offrire ai clienti prodotti simili e collaterali a un conto corrente.

Stando alle indiscrezioni, infatti, le trattative includono JP Morgan, banca con cui Bezos ha già siglato un'intesa insieme alla Berkshire Hathaway di Warren Buffett per creare un'azienda pensata per ridurre i costi sanitari per i dipendenti e potenzialmente per tutti gli americani. Ma l’obiettivo è ben più ambizioso. A quanto pare la società di Seattle avrebbe già avviato una serie di colloqui con banche del calibro di JP Morgan Chase e Capital One Financial per creare dei conti virtuali da utilizzare per gli acquisti sullo store online e per pagare tutti gli altri servizi made by Amazon, come per esempio lo streaming video. Una sorta di passo obbligato, per consentire anche a quel bacino di utenti non bancarizzato di riuscire ad acquistare sul web, pur senza avere conti o carte di credito da collegare all’account. Non solo: in questo modo si ridurrebbero per la società le commissioni da pagare alle aziende finanziarie, raccogliendo al contempo dati preziosi sui redditi dei consumatori e sulle loro abitudini di spesa. Una mossa che, secondo gli osservatori americani, dovrebbe essere indirizzata al pubblico dei millennials.

E sempre con JP Morgan Chase dovrebbe arrivare a breve anche la prima carta di credito “co-branded”. La carta sarà indirizzata alle piccole imprese e dovrebbe riuscire, secondo le intenzioni di Amazon, a fidelizzare gli imprenditori più piccoli. Per loro, inoltre, sono previste in rampa di lancio anche polizze assicurative su misura. Per ora l’idea è ancora ad una fase embrionale, ma stando alle indiscrezioni riportate sulla stampa straniera dovrebbero diventare disponibili attraverso un portale dedicato allo small business.

Punta sui pagamenti invece Google che, dopo aver riorganizzato il suo sistema e creato l’app Google Pay, anche in vista di una semplificazione dell’offerta, ha annunciato negli Stati Uniti l’arrivo del nuovo servizio di pagamento integrato in Google Assistant. In pratica permette di inviare soldi ai contatti e disporre pagamenti peer-to-peer utilizzando la voce, attraverso i comandi vocali. Il servizio è utilizzabile non solo dagli utenti Android ma anche dai possessori di un iPhone.

Segue la stessa linea di azione anche Apple che, dopo aver largamente pubblicizzato il suo sistema di pagamento da mobile Apple Pay, non sembra per il momento intenzionata ad ampliare i servizi finanziari associati. La società di Cupertino, che ha investito molto sul business dei pagamenti, infatti, ad oggi si trova a dover fare i conti con un utilizzo ben inferiore rispetto alle attese. Stando ai dati recentemente diffusi da The Wall Street Journal e relativi a una ricerca condotta da 451 Research, infatti, sembra che solo il 34% degli utenti di iPhone colleghi le proprie carte di pagamento al wallet Apple Pay al momento dell'installazione. Mentre solo il 18% di coloro che lo hanno fatto, ha utilizzato il servizio di pagamento negli ultimi 90 giorni.

Ecco perché, spiega il quotidiano finanziario, la società avrebbe messo al lavoro i suoi programmatori per attuare strategie più o meno evidenti che spingano i possessori ad attivare il portafoglio digitale. Le richieste di iscrizione ad Apple Pay, spiega il WSJ, infatti, sono legate al più recente aggiornamento del sistema operativo. Funziona così: gli utenti che non inseriscono i dati della propria carta di credito in Apple Pay al momento della configurazione dei propri telefoni si troveranno sull’icona un cerchio rosso ad indicare una configurazione incompleta. Mentre notifiche e avvisi informano che è necessario procedere al completamento della procedura: l’unico modo per farli cessare è inserire i dati della carta di pagamento.

L’importanza del mercato dei pagamenti per il colosso americano è evidente anche dalle linee di business future dell’azienda: l’obiettivo dichiarato è quello portare il wallet Apple Pay da 29 miliardi di dollari a oltre 40 miliardi entro il 2020. Intanto continua il processo di espansione del wallet via mobile a livello internazionale: da pochi giorni infatti Apple Pay ha debuttato anche in Brasile. Mentre è già operativo dallo scorso dicembre (ma solo negli USA) il servizio di trasferimento fondi via iMessage, Apple Pay Cash che, in pratica, permette di inviare e ricevere somme di denaro ad amici e parenti tramite un semplice sms.

All’elenco delle società che studiano per diventare FinTech, poi, si aggiunge Square. La società finanziaria specializzata in sistemi di pagamento attraverso dispositivi mobili fondata da Jack Dorsey (già padre fondatore di Twitter), infatti, sembra intenzionata a chiedere l’autorizzazione per creare una sorta di banca industriale interamente controllata nello Utah. La nuova divisione, che dovrebbe prendere il nome di Square Financial Services, dunque dovrebbe offrire prestiti e conti di deposito alle piccole imprese.

Tutto tace, invece, sul fronte facebook. Il social network, oggi al centro di una bufera mediatica per il recentissimo scandalo sulla violazione dei dati personali degli utenti, ha certamente problemi ben più gravi di cui occuparsi. Anche se in realtà i tentativi di avviare servizi finanziari erano già da tempo nelle intenzioni dell’azienda. Un anno fa circa, infatti, la società fondata da Mark Zuckerberg aveva ottenuto in Irlanda una licenza per l'emissione di moneta elettronica e servizi di pagamenti, con l’obiettivo di esportare in Europa il sistema di pagamenti tra utenti di Facebook Messanger che era già attivo negli Stati Uniti.

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