SOMMARIO
A metà febbraio il prezzo del metallo ha raggiunto i 1.125 dollari l’oncia, mettendo a segno un rialzo del 6,4% in euro rispetto alle quotazioni di inizio anno. Mille volte dato per finito, l'investimento in oro è sempre una alternativa in momenti di grande instabilità. E ora è possibile investire anche "sulla carta": vantaggi e rischi di Etf, Etc e Certificati
Investimenti. Oro: il colore del risparmio
Mille volte dato per morto, mille volte risorto. E’ l’investimento in oro, le cui fortune, tradizionalmente, sono alimentate dall’instabilità dei mercati. Non è un caso se proprio in coincidenza con la crisi del debito greco - con la sua minaccia di destabilizzazione del mercato del reddito fisso e della stessa divisa comune europea - l’oro torna prontamente a far capolino sui titoli di testa dei giornali finanziari.
La settimana scorsa il prezzo del metallo ha infatti raggiunto i 1.125 dollari l’oncia, mettendo a segno un rialzo del 6,4% in euro e del 13% in dollari rispetto alle quotazioni di inizio anno. E’ un valore lontano dal picco assoluto degli ultimi 10 anni toccato il 2 dicembre 2009, quando l’oncia raggiunse una quotazione di 1.215 dollari, facendo segnare un rialzo del 30 rispetto alle quotazioni di gennaio dello stesso anno. Tuttavia, anche facendo la tara di una volatilità molto elevata, occorre prendere atto che sull’arco degli ultimi 5-10 anni, mediamente, il metallo non ha fatto che apprezzarsi.
Molta cautela
Le quotazioni dell’oro infatti sono ufficializzate in dollari. Questo significa che per un investitore europeo le dinamiche di apprezzamento o svalutazione del bene sono fortemente influenzate dalla dinamica del combio dollaro/euro. “In queste settimane, uno degli elementi che ha giocato maggiormente a favore del metallo è stato proprio il rafforzamento del dollaro”, commenta Claudio Izzo, partner di B&I, una società indipendente di consulenza agli investimenti specializzata nei prodotti a gestione passiva, come i fondi indice, gli Etc e gli Etf.
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I trend
Resta il fatto che nell’arco del quinquennio che va dal 2006 ad oggi, le quotazioni dell’oro espresse in euro non hanno fatto che apprezzarsi. Il rialzo è stato 43% nel 2006, dell’8,8% nel 2007, del 25,4% nel 2008, del 21,4% nel 2009 e di circa il 6% in queste prime settimane del 2010 (vedi tabella).
Secondo gli specialisti di Goldman Sachs, inoltre, sono da prevedere ulteriori aumenti delle quotazioni: a sei mesi ci si attende infatti di raggiungere la soglia di 1.295 dollari l'oncia; e in un anno di attestarsi su 1.380.
“L’oro attraversa con ogni evidenza una fase di mercato toro. A fine 2009 il metallo era salito, in dollari del 27% completando un ciclo di rialzi dicembre su dicembre durato ininterrottamente per nove anni, se calcolato in dollari”, sottolinea Evy Hambro gestore e responsabile del team di investimento in materie prime del gruppo statunitense di asset management BlackRock. Per trovare una sequenza altrettanto positiva occorre risalire al rialzo quinquennale che si era osservato nei primi anni Settanta, dopo che il governo degli Stati Uniti aveva decretato la fine della convertibilità del dollaro in oro, affossando in questo modo gli accordi monetari di Bretton Woods che avevano retto il sistema di cambi fissi fino al 1971.
L’interrogativo, ovviamente, è se questo trend potrà continuare
“I fattori che hanno incoraggiato la crescita la domanda di oro per investimento rimangono immutati, a cominciare dalla stabilità del valore del dollaro nel lungo periodo ai rischi di un possibile ritorno dell’inflazione”, sostiene Hambro.
Tuttavia il valore di bene “reale”, rifugio sicuro in caso di un riaccendersi della corsa dei prezzi, viene messo in discussione proprio dal confronto delle quotazioni odierne con quelle di lunghissimo periodo. I prezzi attuali del metallo giallo sono infatti nettamente superiori a quel picco di 850 dollari toccato nel febbraio del 1980 quando la crisi degli ostaggi dell’ambasciata americana a Teheran aveva raggiunto il suo culmine. Ma se corretto per il tasso di inflazione di questo trentennio, quel valore rimane un massimo assoluto. E il prezzo corrente dell’oro dovrebbe essere di almeno 2.200 dollari l’oncia per eguagliare la quotazione raggiunta trent’anni or sono.
Come si vede sul lunghissimo periodo l’investimento in oro può causare forti perdite.
“Ci sono anche altri motivi per dubitare che le quotazioni possano salire molto rispetto ai livelli attuali e penso soprattutto ai rischi di un riaccendersi dell’inflazione, che per il momento sembrano molto remoti”, conclude Izzo.
Fatte salve queste considerazioni occorre osservare che una percentuale di oro all’interno di un portafoglio può essere funzionale alla stabilizzazione del rendimento complessivo del portafoglio stesso. Una quota non superiore al 5 o al 10% di attività denominate nel metallo, secondo gli strategist delle gestioni di portafoglio, produce infatti l’effetto di bilanciare i rendimenti, visto che l’andamento delle quotazioni dell’oro generalmente è indipendente (decorrelato) rispetto alle altre classi di investimento finanziario, azioni e obbligazioni in testa.
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L’oro di carta
Da alcuni anni a questa parte, inoltre, gli investitori hanno a disposizioni nuovi strumenti finanziari “cartacei”, che permettono di sfuggire alla “schiavitù” del possesso fisico del bene (dolce schiavitù per alcuni!) . Lo strumento che replica con il maggior grado di accuratezza l’evoluzione del prezzo del metallo è quello degli ETC (Exchange traded commodities). Il valore di un Etc rispecchia infatti quello di una identica quantità di oro fisico che è depositata nei caveau di una banca depositaria. C’è quindi una esatta equivalenza tra il valore dell’Etc e quello del metallo sottostante (vedi tabella).
L’andamento dell’Etfs Physical Gold (vedi tabella) il più antico strumento di questo genere, riflette in modo molto preciso l’oscillazione dei prezzi del sottostante. Molto efficiente anche lo strumento degli Etf, che riproducono l’andamento di un paniere di società aurifere quotate. Questi strumenti sono considerati dagli operatori meno precisi nel replicare l’andamento del prezzo del sottostante, rispetto all’Etc, in quanto risentono dell’andamento dei mercati azionari, oltre che di quello del metallo prezioso.
L’Etc è considerato lo strumento più sicuro per investire in oro fisico perché in caso di difficoltà finanziarie dell’emittente il sottoscrittore può sempre far valere i suoi diritti di proprietà rivalendosi sulle quantità di oro fisico depositate presso una banca terza. I tagli minimi, sia per gli Etc che per gli Etf, ammontano generalmente a poche centinaia di euro e questi strumenti sono in genere disponibili presso gli sportelli bancari, quando se se ne indichi il codice Isin di riferimento (riportato in tabella). Tra i vantaggi maggiori degli Etc e degli Etf è da segnalare il basso livello delle commissioni che oscillano generalmente tra lo 0,30% allo 0,45%. Non esistono commissioni annuali di gestione, né di performance e il basso livello dei costi incide positivamente sul rendimento finale dello strumento.
Da segnalare, infine, il buon successo dei certificati, prodotti derivati molto popolari anche per il taglio minimo delle emissioni (di solito cento euro) . Questi strumento sono lanciati e promossi da grandi banche come Royal Bank of Scotland e Abn Amro (adesso confluita in Royal Bank of Scotland), Société Générale, Unicredit. Le performance dei certificati possono seguire o deformare l’andamento delle quotazioni del sottostante a seconda che vi sia, oppure no, una copertura del rischio di cambio. In questo caso, a garanzia delle emissioni vi è il rating e la reputazione della banca emittente. E’ lo stesso emittente, infatti, che si prende cura di garantire la liquidità degli scambi in modo che si formi un prezzo quanto più trasparente possibile e in grado di ridurre al minimo lo spread denaro/lettera, ovvero il differenziale tra le quotazioni di acquisto e di vendita del certificato sul mercato secondario.
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I Lingottini
Lo strumento più diffuso per l’investimento in oro fisico è quello dei “lingottini” o delle monete auree (sterline, mareghi, krugerrand, pesos ecc.). L’oro monetato è stato a lungo molto diffuso nei portafogli delle famiglie italiane, fino a quando le grandi banche non hanno cessato di svolgere la funzione di market maker del settore. Un certo revival del comparto dell’oro fisico si è registrato a partire dal 2000, quando la nuova normativa che regola il settore della compravendita di oro fisico ha abolito l’Iva sugli scambi.
Oggi le contrattazioni e la trasparenza sui prezzi denaro/lettera (acquisto/vendita) di monete d’oro sono assicurati da alcune società specializzate, come la storica Confinvest (www.confinvest.it) e alcuni banchi metalli, come Italpreziosi di Arezzo. Oppure, tra gli istituti di credito, dalla Banca Popolare dell’Etruria. Occorre invece prestare molta attenzione ai prezzi denaro/lettera che vengono praticati dai numerosi negozi di compravendita di oggetti d’oro (variamente denominati “banchi dell’oro”) che sono sorti recentemente nelle grandi città di tutta Italia. “Questi soggetti non sono autorizzati a trattare oro monetato e provvedono unicamente alla compravendita (di solito solamente acquisto) di rottami di oro (scrap) da privati. Si tratta spesso di piccoli oggetti, collane, anelli e bracciali su cui vengono praticate valutazioni assolutamente non trasparenti e spesso a forte sconto rispetto al valore reale dell’oggetto”, avverte il presidente di Confinvest, Roberto Binetti.

