SOMMARIO
L'alternativa ai titoli di Stato può dare rendimenti che vanno dal 2 al 7%. E un livello di sicurezza molto simile a quello delle obbligazioni pubbliche. Si tratta dei bond bancari. E il 2011 si annuncia come un anno in cui verranno lanciate nuove emissioni per l'ammontare di decine di miliardi. Ma attenzione. Ci sono almeno due tipologie di bond. Ecco su quali puntare e perchè
Bot? Meglio puntare al 7%
L'alternativa ai titoli di Stato ha rendimenti che vanno dal 2 al 7%. E un livello di sicurezza, nella sostanza, molto simile, in certi casi quasi identico, a quello delle obbligazioni pubbliche. Parliamo delle emissioni bancarie, una categoria di titoli molto ampia e diversificata per scadenze e caratteristiche contrattuali. Secondo calcoli della Banca d'Italia le famiglie italiane hanno in portafoglio circa 390 miliardi di euro in bond bancari e il 2011 si annuncia come un anno in cui nuove emissioni per l'ammontare di decine di miliardi verranno lanciate per sostituire i titoli in scadenza e per aumentare i requisiti di patrimonializzazione delle banche. Lo scopo è quello di rafforzare un settore che solo da pochi mesi è entrato in convalescenza, dopo la brutta malattia che lo aveva colpito alla fine del 2008, a partire dal crack della banca americana Lehman Brothers.
Come comportarsi con questa messe di occasioni tra loro molto differenziate e con rendimenti che non sono sempre il massimo della trasparenza? Conviene sottoscrivere i bond bancari? Sono sicuri, hanno rendimenti adeguati rispetto al grado di rischio che comportano? OF prova a dare una risposta a questi interrogativi.
Occorre precisare subito che ci sono almeno due diverse tipologie di bond bancari. Quelli venduti direttamente allo sportello e privi di una quotazione ufficiale sui mercati regolamentati, e quelli, invece, quotati ufficialmente.
I primi, emessi ormai prevalentemente soltanto dalle banche locali o da istituti di ridotte dimensioni, sono quelli che presentano le maggiori incognite. Non tanto dal punto di vista della sicurezza, perché di fatto sono assimilabili ai depositi bancari e quindi godono della garanzia del fondo interbancario di garanzia che copre il rischio di default fino a un massimo di 103 mila euro per sottoscrittore, quanto dal punto di vista della trasparenza.
Non esistendo un efficiente mercato secondario è la banca che si impegna "verbalmente" con il cliente a trovare una controparte nel caso in cui questi volesse smobilizzare il suo investimento. Ma proprio per questa ragione può accadere che l'istituto di credito riacquisti l'emissione (per rivenderla a un altro cliente) a un prezzo anche di 4 o 5 punti sotto la parità di 100 (il livello di rimborso del capitale alla scadenza). In questo caso, rivendere il titolo a 95, per esempio, comporta per il sottoscrittore una perdita di mille euro ogni 100.000 investiti (1 punto = mille euro, 5 punti = 5.000 euro).
----
Le obbligazioni quotate, invece, sono ormai la maggioranza delle emissioni bancarie. Ma anche in questo caso occorre fare attenzione. Perché non tutte le obbligazioni sono uguali. Una prima grande differenziazione si ha tra i titoli venduti allo sportello e quelli destinati al mercato allargato dei capitali. I titoli venduti allo sportello, normalmente per tagli a partire dai mille euro, hanno un mercato secondario ufficiale, ma spesso non offrono rendimenti superiori a quelli dei titoli di Stato. Occorre prestare molta attenzione soprattutto ai bond a tasso variabile e capire bene a quale parametro sono indicizzati e se hanno un limite superiore nel pagamento della cedola. Le domande da fare allo sportello sono almeno due:
1) Il titolo che la banca mi propone ha il codice Isin? Se c'è questo codice siamo nel campo delle emissioni quotate dove il rischio di brutte sorprese in caso di smobilizzo si riducono notevolmente.
2) La seconda domanda, essenziale, è questa: quanto rende il Cct (se l'obbligazione è a tasso variabile) e quanto rende il Btp (se il titolo è a tasso fisso) di pari scadenza?
Il risparmiatore potrà constatare che molto spesso i rendimenti dei bond bancari sono superiori a quelli dei titoli pubblici di poche decine di centesimi. E che in molti casi i titoli la cui vendita è tanto caldeggiata dalla banca offrono una cedola inferiore rispetto ai più liquidi e più sicuri titoli di Stato.
Un rischio particolare di cui tener conto nelle emissioni bancarie a tasso variabile è quello del "cap" (limite superiore) alla crescita degli interessi. Se esiste questo limite meglio comprare un Cct che almeno garantisce il pronto adeguamento della cedola ai tassi di mercato senza porre limiti agli eventuali rialzi dei rendimenti.
L'altra grande categoria di emissioni bancarie quotate si rivolge soprattutto agli investitori istituzionali (altre banche, assicurazioni, fondi pensione). E non a caso in questo campo è diventato difficile trovare tagli minimi di investimento da mille euro. Ce ne sono ma sono pochi, concentrati soprattutto fra i bond delle banche popolari. La maggioranza delle emissioni bancarie di grande importo ha infatti un taglio minimo di 50 mila euro, che rende possibile la diversificazione soltanto a chi dispone di patrimoni di ingente entità. In questa categoria di titoli le caratteristiche delle emissioni possono essere molto diverse e il livello del rischio può salire in modo importante. In questo caso anche i rendimenti diventano allettanti e possono essere anche di due o tre punti percentuali superiori a quelli dei titoli di Stato (Btp) che hanno identica durata.
Queste emissioni hanno nomi "esotici". In inglese si parla di "senior debt" (debito molto sicuro) e "subordinated debt" (debito subordinato)in cui i titoli hanno caratteristiche che in certi casi li rendono una categoria intermedia tra le azioni e le obbligazioni.
Un risparmiatore avveduto farà meglio a rivolgersi al "senior debt". Tanto per fare qualche esempio ci sono emissioni del Monte dei Paschi di Siena a scadenza 30 aprile 2014, Intesa Sanpaolo a scadenza 15 giugno 2017, o Ubi banca, con rimborso 25 giugno 2014, che rendono da 50 centesimi a oltre un punto percentuale al di sopra dei Btp di pari scadenza.
Per avere rendimenti più "pepati" occorre salire nella scala del rischio. E puntare sulle emissioni subordinate. Una categoria di titoli che il piccolo risparmiatore farebbe meglio a raggiungere attraverso i fondi comuni specializzati.
Leggi anche:
2011. Azioni od obbligazioni
2011. C’è un buon posto dove mettere i soldi nel 2011
©Of-Osservatorio finanziario - Riproduzione riservata

