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UN INDICE TERRITORIALE DI RICCHEZZA

Spesso le persone facoltose si concentrano maggiormente in alcuni siti. Molti sono noti. Ma altri potrebbero non balzare all'onore delle cronache. Questo è lo scopo di un indice territoriale di ricchezza.

Ogni azienda cerca di segmentare in maniera corretta il proprio portafoglio clienti per poter aumentare la profittabilità. Anche le banche negli ultimi anni si sono mosse in questa linea, spostando l’attenzione sul settore private, a causa dei ricavi sempre meno consistenti provenienti dai conti correnti e dal settore tradizionale dei prestiti. Oltre alle tradizionali interviste, che portano ad una conoscenza sempre più approfondita del settore, è importante sfruttare l’enorme mole di dati a disposizione in rete. Per questo motivo è stata sviluppata la piattaforma di gestione di BIG DATA OF PowerView Analytics™, che è riuscita a integrare numerose banche dati e ha sviluppato un indice proprietario di ricchezza territoriale. Il settore private non è un settore omogeneo. In ogni luogo ci sono persone ricche, ma spesso le persone facoltose si concentrano maggiormente in alcune regioni o in alcuni comuni, che sono nodi nevralgici del turismo, dell’economia, dello spettacolo. Molti luoghi sono noti e non è necessario alcun indice territoriale per venirne a conoscenza. Ma potrebbero esserci siti che non balzano all’onore delle cronache e che potrebbero essere attraenti per il settore private. Questo è lo scopo di un indice territoriale di ricchezza. È chiaro che ogni banca possiede moltissimi dati proprietari georeferenziati e storicizzati, che permettono già di fare analisi approfondite per individuare regioni più interessanti dal punto di vista del settore private. Però per realizzare queste analisi è necessario avere un gruppo di ricerca specializzato in modellizzazione dei big-data, che di solito è presente solo nei grandi gruppi bancari. Inoltre qualora una banca non fosse diffusa su tutto il territorio, questa analisi rischia di essere solo parziale. Un indice territoriale può basarsi su moltissimi parametri che in qualche modo danno un’informazione, anche parziale del livello di ricchezza. Storicamente, i bravi direttori di banca, usavano il criterio delle auto. Un’automobile nuova un po’ più sostenuta era indice di ricchezza. Certamente l’ammontare dei depositi è un altro dato interessante, anche perché il nero (qualora ci fosse) non è qualcosa che può portare ricchezza alle banche. È curioso, ma la forte immigrazione può essere un indicatore di una zona industrialmente ed economicamente significativa. E poi si può proseguire con il numero delle aziende e il tipo di aziende, oppure col numero di compravendite di case. Questi sono alcuni dei parametri usati per generare l’indice. Nella società in cui viviamo, in cui dopo pochi minuti una notizia è già vecchia, si può pensare che un indice del genere debba essere aggiornato ogni settimana per essere sempre attuale e quindi efficace. Ma la fisionomia di un territorio cambia a ritmi molto più lenti. Forse non si parla più di decadi, ma certamente ci vogliono anni per svuotare un comune o per popolarlo, per creare un polo economico o per distruggerlo. Per cui un indice del genere può essere aggiornato annualmente senza alcuna perdita di efficienza e può essere un punto di riferimento per ogni realtà bancaria che desidera capire dove è più conveniente investire.


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