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4,37 milioni di minacce mobile nel solo 2014. E una crescita esponenziale di virus che infestano smartphone e tablet. C’è quello che attacca le app e accende la fotocamera da remoto. L’adware che rintraccia i dati sensibili. E il ping call che invita a richiamare numeri a pagamento con tariffe esorbitanti. Ecco a cosa prestare attenzione quando si naviga la rete con il telefonino

Truffe online è boom/ Ora il virus arriva su smartphone e tablet

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A fine 2014 Trend Micro, l’azienda giapponese specializzata nello sviluppo di software per la sicurezza online e nel cloud, contava circa 4,37 milioni di minacce rivolte specificatamente a chi naviga in rete con il telefonino. Più del doppio di quelle conosciute fino a 6 mesi prima. Il cybercrime è in continua evoluzione. Cresce ad una velocità sempre maggiore. E va a intaccare indifferentemente tutti i dispositivi connessi alla rete. Compresi smartphone e tablet. Secondo uno studio dei McAfee Labs, l’azienda che si occupa di ricercare informazioni sulle nuove minacce online, i virus per i dispositivi mobili nel solo quarto trimestre del 2014 sono incrementati del 14%. Mentre nel corso degli ultimi 12 mesi il numero di dispositivi che ha subito un’infezione è cresciuto dell’8% rispetto all’anno precedente.

A farne le spese maggiori sono i dispositivi con sistema operativo Android, quello di Google. Open Source e dunque meno controllato rispetto allo store di casa Apple. Il 69% delle minacce, poi, spiega ancora Trend Micro, appartiene alla categoria degli Adware, quei particolari virus che inviano un grande quantitativo di pubblicità pop up indirizzando l’utente su siti fasulli proprio con l’obiettivo di carpirne i dati sensibili. O per registrarne le abitudini di navigazione.

Mentre il 24% dei furti via mobile è rappresentato, continua Trend Micro, dai Premium Service Abuser, che in pratica iscrivono gli utenti a servizi a pagamento senza il loro consenso. Uno degli ultimi scoperti, segnalato della Polizia Postale di Udine, per esempio, è stato ribattezzato Ping Call. In pratica, il malware (che arriva dall’Est Europa) fa apparire sul display del telefonino nel registro delle chiamate perse un numero sconosciuto. Ma quando l’utente richiama si ritrova agganciato a una linea a pagamento con tariffa fissa (da 1,50 euro ogni dieci secondi).

I principali problemi, però, arrivano dai social network e intaccano anche gli smartphone. Uno degli ultimi virus rilevati dalla Polizia Postale a inizio anno, infatti, è quello che colpisce chi utilizza la chat di facebook. Proprio come nelle malattie infettive il contagio può iniziare anche solo parlando online con un amico "infetto" e si può trasmettere poi ad altri amici e ad altri contatti sempre nello stesso modo, consentendo quindi una diffusione potenzialmente molto elevata.

Chi ha uno smartphone Android, spiega la software house AVG, invece, può incorrere nel rischio di trovarsi installato sul telefonino inconsapevolmente uno spyware che esegue diverse operazioni malevoli anche quando lo smartphone viene spento. Il malware è stato diffuso per lo più attraverso app store cinesi, non ufficiali, e colpisce solamente i dispositivi che hanno installate versioni del sistema operativo antecedenti all’ultima rilasciata, la 5.0 (Lollipop). Così, una volta installato, il virus simula lo spegnimento del telefonino, continuando invece da remoto a spiarne i contenuti. È in grado, per esempio, di leggere i messaggi personali e inoltrarli a terzi, salvare i registri delle chiamate in uscita e in entrata, e scattare fotografie.

---- A rischio, dice IBM, azienda leader nel settore hi-tech, sono soprattutto le app di dating. Quelle che, installate sul telefonino o sul tablet consentono di trovare partner con affinità compatibili in pochi clic. Stando alle notizie diffuse nell’ultimo mese, infatti, pare che almeno il 60% di queste applicazioni, comprese quelle più famose e popolari, siano vulnerabili agli attacchi dei criminali informatici. La ricerca svolta dall’azienda statunitense si è concentrata su 41 app per smartphone con sistema operativo Android, tutte scaricabili dal Google Play Store. E ha sollevato immediatamente la polemica. Perché anche se non sono stati diffusi i nomi delle app potenzialmente craccabili, le implicazioni per la sicurezza degli utenti possono aver una portata molto vasta, considerando la diffusione di questi applicativi.

Come proteggersi?
Come evitare di incorrere in frodi e furti quando si naviga online? E come accedere anche dal telefonino in sicurezza all’account personale di Internet banking? Gli esperti del settore non hanno dubbi: bisogna dotarsi di un antivirus. Soprattutto se si è in possesso di uno smartphone con sistema operativo Android. “Le principali software house ormai hanno rilasciato versioni gratuite dei loro antivirus anche declinati in fromato mobile”, spiega il top manager bancario intervistato da Of, “basta scaricarlo dallo store ufficiale, avviare l’applicazione ed eseguire periodicamente una scansione di tutte le app”.

Non è un caso, infatti, che anche le più famose aziende produttrici di smartphone stiano iniziando a dotare i loro dispositivi di firewall pre-installati. È il caso, per esempio, dell’ultimo modello di Samsung, il Galaxy S6 presentato a metà marzo in occasione del Mobile World Congress di Barcellona. Che nella versione di default include anche una suite di protezione VirusScan Mobile realizzata da Intel Security già inserita.

“Poi, bisogna anche fare attenzione alle app che si scaricano sui display dei dispositivi mobili”, consiglia, infine, l’esperto di cybercrime, “è meglio preferire app che si trovano negli store ufficiali. E anche in questo caso ci sono alcuni accorgimenti da prendere. Mettiamo per esempio di scaricare un’app di fotoritocco. Nel momento in cui compare sullo smartphone la finestra di download il sistema mostra anche tutte le autorizzazioni che l’utente deve rilasciare perché l’app possa funzionare. In questo caso, quindi, potrebbe comparire la richiesta di accedere alla galleria fotografica da cui l’app prenderà le fotografie da modificare. Oppure alla fotocamera direttamente. Ma è chiaro che se chiede accesso alla rubrica personale o al registro delle chiamate c’è qualcosa che non va. In questo caso l’unica domanda che ci si deve porre è: perché mai un’app che modifica fotografie ha la necessità di visualizzare i numeri degli amici salvati sul telefonino?”.

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