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SOMMARIO

Un forte impegno per le tematiche sociali e un’attenzione particolare alle persone più in difficoltà. Questo è quello che emerge dal nuovo Piano di Impresa 2018-2021 di Intesa Sanpaolo. Che per il futuro prossimo ha intenzione di lanciare “ISP Fund for Impact”, e l’ambizione di “diventare la prima Impact bank al mondo”, come ha dichiarato Carlo Messina, l’amministratore delegato. OfNews ha chiesto a Giovanna Paladino come la banca sta già operando nel sociale e quali sono i risultati del Fondo di Beneficenza

Famiglie in difficoltà. Persone fragili. Migranti. Intesa Sanpaolo mette sul tavolo 250 milioni di euro

Un forte impegno per le tematiche sociali e un’attenzione particolare alle persone più in difficoltà. Questo è quello che emerge dal nuovo Piano di Impresa 2018-2021 di Intesa Sanpaolo, che oltre a includere una serie di novità e strategie relative al tradizionale business bancario si concentra molto su quanto la banca può fare a sostegno del territorio. Da sempre impegnata sui temi della Corporate Social Responsibility, e leader in questo settore, Intesa Sanpaolo ha progetti molto ambiziosi per i prossimi anni. L’obiettivo è quello di “costituire un modello di riferimento a livello mondiale in termini di responsabilità sociale e culturale” e di “diventare la prima Impact bank al mondo”, come ha dichiarato il CEO Carlo Messina presentando il Piano.

Intesa Sanpaolo nel 2016 ha concesso 4 miliardi di euro di prestiti per attività ad alto impatto sociale: a sostegno del microcredito, del terzo settore e di famiglie colpite da perdita di lavoro. E per il futuro prossimo ha intenzione di lanciare “ISP Fund for Impact” , allocando entro il 2021 lo 0,50% del suo patrimonio netto (si stima intorno ai 250 milioni di euro) per garantire l’erogazione di prestiti per 1,2 miliardi di euro alle categorie con difficoltà di accesso al credito, come nuove famiglie, studenti universitari, ricercatori e nuova imprenditoria (start up e imprenditrici donne). Un modello simile è già utilizzato da Banca Prossima, la banca del Gruppo dedicata al mondo del non profit, di cui è prevista la fusione (insieme ad altre società come Banca IMI) all’interno della Capogruppo.

La banca ha anche intenzione di estendere nei prossimi anni l’iniziativa “Cibo e riparo per i bisognosi” , con fondi che assicurino 10.000 pasti al giorno, 6.000 posti letto e 3.000 capi di abbigliamento e medicinali al mese per chi si trova in condizioni disagiate.

A queste attività si aggiunge anche il sostegno per la Circular Economy con la creazione di uno specifico plafond di finanziamenti e il lancio di un fondo di investimento dedicato, oltre alla creazione di un’unità dedicata alla gestione di Arte, Cultura e Beni Storici per valorizzare le circa 20.000 opere d’arte di proprietà del Gruppo. L’impegno già profuso da tempo dal Gruppo si esprime in questi ambiti sia a livello nazionale sia internazionale. Un esempio il “Fondo di Beneficienza ed opere di carattere sociale e culturale” , affidato alla Presidenza della banca. Per capire di cosa si tratta e come Intesa Sanpaolo sia già attiva nel sostegno delle fasce più deboli OF Osservatorio finanziario ha intervistato Giovanna Paladino, responsabile della Segreteria Tecnica di Presidenza di Intesa Sanpaolo e direttrice del Museo del Risparmio di Torino (foto in basso).

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OF: Partiamo dal contesto generale, perché una banca sceglie di interessarsi e di supportare iniziative e tematiche sociali?
Paladino: La banca, operando all’interno di un tessuto economico e sociale, ha la responsabilità di restituire al territorio dove opera una parte dei proventi. L’investimento nel sociale da parte di Intesa Sanpaolo è molto forte. Non a caso è una delle banche con il profilo di corporate social responsibility più elevato. E da anni opera con un Fondo di Beneficenza.

OF: Di cosa si tratta?
Paladino: Il “Fondo di Beneficenza ed opere di carattere sociale e culturale” è previsto dallo Statuto di Intesa Sanpaolo, è affidato al Presidente Gian Maria Gros-Pietro ed è alimentato annualmente su decisione dell’Assemblea. Viene quindi proposta ogni anno una cifra da mettere a disposizione di questo fondo.

OF: Di che cifra si parla?
Paladino: Negli ultimi anni il plafond è stato intorno ai 10 milioni di euro.

OF: E come vengono allocate queste cifre?
Paladino: Il Fondo segue delle linee guida, delle best practice internazionali, per ampliare il parterre di organizzazioni no profit a cui destinare questi importi, che devono rientrare in ambiti ben definiti.

OF: Qual è l’ambito prioritario?
Paladino: Quello sociale e ambientale, a favore soprattutto di persone fragili, che hanno ad esempio difficoltà economiche o di disabilità. Per esempio, nel 2017 ci siamo concentrati principalmente su due focus.

OF: Ci può dire quali sono?
Paladino: Ci siamo concentrati principalmente sulle popolazioni colpite dal terremoto. Il focus in questo caso non era tanto sulla ricostruzione delle aree colpite ma principalmente sul supporto psicologico a queste persone, un ambito poco trattato da altri enti e associazioni.

OF: E il secondo focus?
Paladino: È il tema dei migranti. Per far fronte all’emergenza nazionale abbiamo pensato di offrire supporto ai migranti già presenti sul territorio italiano, sostenendo soprattutto le attività volte alla loro inclusione e formazione, con un’attenzione particolare ai minori non accompagnati, che sono una percentuale rilevante.

OF: Si dice spesso che i migranti vanno in realtà aiutati nelle loro terre di origine…
Paladino: Per questo abbiamo avviato un progetto molto importante che proseguirà anche nei prossimi anni insieme all’UNHCR per i bambini siriani che si trovano nei campi profughi in Libano, per aiutarli a continuare a frequentare la scuola.

OF: Quindi siete attivi anche all’estero. In che percentuale?
Paladino: Circa l’85% del plafond annuale è una restituzione di fondi sul territorio in cui noi operiamo, quindi l’Italia. Mentre il restante 15% riguarda l’estero, in parte nei 10 paesi in cui la banca è attiva e in parte in zone dove vi è una forte emergenza sociale, come in alcuni paesi dell’Africa, in Afghanistan e in Pakistan.

OF: Intesa Sanpaolo si concentra da sempre sui giovani. Nell’ambito del sociale come vengono posti al centro delle vostre iniziative?
Paladino: In Albania, ad esempio, sosteniamo i giovani a entrare nel mondo del lavoro soprattutto nel settore turistico mentre in Egitto in quello artigianale.

OF: Ma a chi vengono devolute le somme?
Paladino: Noi non diamo denaro ai singoli. La filosofia del Fondo non prevede di dare elemosina ma fa beneficenza perché aiuta alla realizzazione di progetti. La progettualità è infatti per noi la cosa più importante. Per questo forniamo un supporto alle associazioni per aiutarle a scrivere e proporre il proprio progetto.

OF: Come avviene la valutazione delle associazioni?
Paladino: Attraverso diversi punti. Prima di tutto il track record, cioè la capacità di realizzare in concreto il progetto. Non basta voler avviarlo ma anche essere in grado di realizzarlo veramente. Ma c’è anche una valutazione ex-post di quello che le organizzazioni fanno.

OF: Di costa si tratta?
Paladino: Soprattutto per i progetti con un valore superiore ai 100.000 euro ci affidiamo a una valutazione esterna affidata a 5 università e centri di ricerca che effettueranno il monitoraggio del progetto. Il costo di questo servizio viene in parte pagata dalla Onlus o ONG in questione e in parte è a carico del Fondo.

OF: Come avviene la selezione?
Paladino: È necessario compilare un questionario presente sulla pagina web del Fondo. La cosa importante è avere un progetto valido e dimostrare di essere in grado di portarlo a termine.

OF: Perché questa scelta?
Paladino: Abbiamo bisogno di conoscere la storia di queste associazioni. Per questo quando si presenta una “giovane” associazione chiediamo di farsi accompagnare da un tutor, un ente che ha una storia più lunga e una maggiore reputazione.

OF: Qual è il criterio più importante nella selezione?
Paladino: Sicuramente l’alto impatto sociale. Faccio un esempio, un progetto che costa molto ed è rivolto a 5 persone interessa meno di un altro che magari ha comunque un costo molto elevato ma ha anche un alto numero di beneficiari.

OF: Sono le associazioni che si propongono al Fondo? Oppure il Fondo può scegliere liberamente a chi devolvere parte delle somme?
Paladino: La domanda può essere presentata solo dall’associazione, noi non abbiamo preferenze ma criteri di valutazione oggettivi, tra cui uno importante di turnazione: un progetto non può essere finanziato per più di 3 anni.

OF: Qual è a suo avviso l’iniziativa più importante?
Paladino: Quelle per i giovani sicuramente sono tra le più importanti, ad esempio quella con Piazza dei Mestieri, associazione di Torino e Catania, che li aiuta ad inserirsi nel mondo del lavoro. È però difficile scegliere la più importante, ma una sicuramente ci ha emozionati di più.

OF: Quale?
Paladino: Si tratta dell’operazione a sostegno dell’UNHCR a favore dei bambini siriani perché prima della guerra vivevano in una condizione di pace e prosperità e poi si sono ritrovati in situazioni molto difficili all’interno di campi profughi il Libano, senza aver a disposizione nemmeno i libri su cui studiare. Ma ci sono anche altre iniziative molto belle come quella con il Cuamm in Africa per aiutare le donne in maternità, o quella su un tema molto attuale: le donne che hanno subito violenza. O ancora l’iniziativa avviata in Pakistan per aiutare le bambine ad avere un’istruzione.

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Foto di copertina: L'immagine in alto è stata pubblicata dal Corriere della Sera il 13 marzo 2017, in un articolo dal titolo "Sei anni di guerra in Siria, se a pagare il prezzo più alto sono i bambini"

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