Long life 2/Quarta età. Come assicurarsi per non temere gli effetti economici delle malattie senili

Danno una rendita in caso di gravi patologie della vecchiaia. E a volte rimborsano le spese sanitarie. Sono le Long Term care, una soluzione molto richiesta all’estero, ma ancora poco diffusa in Italia. Ecco come funzionano, quanto si attivano, quali rischi nascondono. E soprattutto quanto si deve pagare per garantirsi un futuro più tranquillo
di: Eleonora Riva
6 Novembre 2012
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Le assicurazioni a lungo termine, Long Term Care, danno una rendita vitalizia senza gravare sui familiari. Si attivano nel momento in cui il contraente non è più in grado di svolgere quelle che tecnicamente vengono chiamate ADL, ovvero le attività elementari della vita quotidiana. La prestazione scatta, solitamente, quando l’assicurato perde la capacità di compiere 3 (in alcuni casi 4) di questi 6 gesti: lavarsi; vestirsi e spogliarsi; alimentarsi autonomamente; spostarsi; utilizzare i servizi e controllarsi nella continenza.

Le Long Term Care sono molto sviluppate all’estero ma ancora in numero limitato in Italia. Anche se sono circa 4,1 milioni le persone disabili e non autosufficienti a causa di malattia o di età. Le polizze possono essere sottoscritte a partire dai 20 anni di età, fino a un massimo di 70-75 anni, e possono prevedere un versamento unico o attraverso più rate.

Le LTC, offrono quindi una rendita a verificarsi nella non autosufficienza. Ma, in alcuni casi, possono includere anche il rimborso delle spese sanitarie sostenute presso strutture ospedaliere convenzionate con la società assicurativa o tramite assistenza domiciliare.

Il riconoscimento della rendita da parte delle compagnie assicurative non è però veloce: la perdita di autosufficienza va segnalata tramite raccomandata alla società che generalmente si riserva un periodo di accertamento dello stato dell’assicurato, di solito qualche mese, e può richiedere che questo venga ricontrollato anche negli anni seguenti. Inoltre, al momento della sottoscrizione, è richiesta la compilazione di un questionario amnestico, che valuti lo stato di buona salute del contraente, ed eventuali patologie che lo potrebbero escludere dalla copertura.

Tutte le polizze, infatti, prevedono la completezza e l’esattezza delle dichiarazioni dell’assicurato: in caso di malafede (in alcuni casi si specifica che non è possibile falsificare l’età) o di taciuta malattia, le coperture decadono.

Chi non può sottoscrivere
Le assicurazioni non sono sottoscrivibili se la perdita di autosufficienza deriva da attività dolose, attività sportive non dichiarate o considerate pericolose (as esempio scalate di vette elevate), guida senza patente, partecipazione a guerre e atti terroristici.
Ma l’elenco degli esclusi, per alcune assicurazioni è molto più lungo. Alcune compagnie arrivano a specificare quali sport non coprono l’assicurato, e sono davvero molti: ci sono sport veramente pericolosi come l’alpinismo, l’arrampicata libera e gli sport aerei, ma anche chi ha la passione del calcio, e la competizione non è esclusivamente di carattere “ricreativo”, deve rinunciare a sottoscrivere questa polizza.
Se l’assicurato ama la montagna e la neve, di sicuro non può saltare da un trampolino con gli sci, ma nemmeno usare lo slittino.
E che dire di quell’assicurazione che esclude dalla copertura chi scala la catena Himalayana ma non le Alpi?

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