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È guerra globale per le app dei piccoli pagamenti OF OSSERVATORIO FINANZIARIO

SOMMARIO

Google e Paypal sono partiti già da un po’. A fianco di MasterCard e Visa. Mentre in Italia, tra i gruppi bancari più attivi ci sono Intesa Sanpaolo, BNL BNP Paribas, UBI Banca, Poste Italiane. Fioriscono le sperimentazioni dei pagamenti con il telefonino. Ecco tutte le novità, chi lo fa, e soprattutto come

È guerra globale per le app dei piccoli pagamenti

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Se ne parla da tempo, su per giù dal 2008, ma per il mobile payment, i pagamenti con il cellulare, siamo ancora alle sperimentazioni. Gli esperti sottolineano che è più facile sviluppare nuove tecnologie che cambiare le consuetudini umane. E pagare il caffè al bar con uno smartphone, oppure acquistare il biglietto in stazione avvicinando il cellulare a una colonnina attrezzata a dialogare “contactless”, sembra ancora, per molti, compresi gli esercenti, una stranezza. Ma oggi qualcosa sta cambiando. Come emerge da La Bussola Technology, il trimestrale di confronto di Of-Osservatorio finanziario che analizza tutte le ultime novità tecnologiche di banche e società emettitrici di carte di pagamento. Vediamo cosa.

La novità, la più importante per il mercato italiano, viene da Milano.
Intesa Sanpaolo ha iniziato a commercializzare verso grandi catene ed esercenti, come Autogrill, Blockbuster, Brico, Decathlon, Esselunga, Feltrinelli, Mondadori, Prenatal-Chicco e Total, il sistema Move&Pay, che esce definitivamente dal backstage per fare la sua prima apparizione in pubblico (Leggi qui). E si affianca a un nuovo accordo stretto con Visa e con la società di telefonia mobile di Telecom Italia, che ha creato TIM Wallet. Il nuovo servizio, per ora attivo solo nel capoluogo lombardo, funziona così: si cambia la sim dello smartphone con quella adatta ai pagamenti, si scarica l’app dall’Android Market, si attiva una carta di credito Visa presso Intesa Sanpaolo, si apre l’app, ci si registra con identificativo e PIN, si collega la carta Visa all’app e “oplà” si paga senza carta e senza denaro. Oplà? Già dalla descrizione si capisce che il percorso proposto non sembra affatto semplice da seguire. Troppe ancora le limitazioni: bisogna possedere uno smartphone Android (niente da fare con un iPhone) che deve avere un sistema di connessione senza contatto (l’acronimo usato è Nfc che sta per Near Field Communication), una carta Visa di una sola banca, cioè Intesa Sanpaolo e una nuova sim della TIM.

La concorrenza ha subito affilato le armi e ha creato una piattaforma alternativa, in questo caso aperta a più banche, che è stata creata da Vodafone e H3G insieme a SIA e a MasterCard. La piattaforma è in fase di test in due istituti, BNL-Gruppo BNP Paribas, che ha 150 tester tra Milano e Roma e UBI Banca, che ne ha attivati 50 a Varese. Entrambi i gruppi bancari promettono di uscire presto dalla sperimentazione, almeno entro l’anno. Anche nel caso di questi sistemi la metodologia è la stessa: bisogna cambiare la sim (che può essere Vodafone o H3G), bisogna scaricare l’app, che nel caso di BNL si chiama YouPass e permette di aggiungere ogni tipo di carta di pagamento della banca, mentre UBI propone MasterCard Wallet, bisogna utilizzare uno smartphone con Nfc, preferibilmente un Samsung Galaxy III S che è dotato di tecnologia Nfc.

Anche qui il percorso non sembra per niente facile. Qualcuno ammette, inoltre, che la tecnologia Nfc non sia affatto così sicura. E per di più ha un handicap: ad oggi sono ancora pochi i cellulari che sono attrezzati con questo dispositivo. E sono pochissimi i Pos attrezzati con la stessa tecnologia.
E ancora: Wind attraverso il suo operatore russo VimpelCom insieme a MasterCard hanno annunciato lo scorso febbraio di avere avviato una partnership per realizzare un nuovo programma di pagamenti in mobilità, intitolato “Mobile Money” . Oltre al servizio mobile con Nfc, questo sistema attiverà pagamenti punto a punto, peer-to-peer e l’Italia sarà la prima nazione a partire. Wind per questo ha stretto legami con CartaLis IMEL e con Lottomatica.

Al di là dei sistemi wallet con cellulari Nfc, oggi il mercato è ancora affollato di promesse e soluzioni che usano tecnologie diverse, come i sistemi che leggono il Qr-Code o il codice a barre o che permettono pagamenti con un Sms. Insomma, ci si chiede ancora chi vincerà. Perché il mercato del mobile payment è soprattutto ricco di annunci.

---- Tanti nuovi smartphone in arrivo
Quelli dell’ultimo Mobile World Congress di Barcellona(Leggi qui), che si è chiuso il 28 febbraio scorso, però, sono da scorrere con attenzione. Primo annuncio: tutti i cellulari Samsung che usciranno nel 2013 saranno dotati di tecnologia Nfc. Secondo annuncio: tutti i nuovi smartphone saranno low-cost. E anche Apple ne ha annunciato uno meno caro entro i prossimi 6 mesi. Questi annunci sono importanti perché superano alcuni problemi che hanno rallentato l’avvio del mobile payment, primo fra tutti quello di non avere un dispositivo, il cellulare appunto, adatto ai pagamenti senza contatto. Secondo problema: è meglio potere usare un cellulare poco costoso se si va alla colonnina che eroga biglietti in stazione oppure a un bar o in giro per negozi. Il rischio che lo smartphone venga rubato, cada per terra, venga dimenticato vicino alla cassa è elevato, visto il numero di carte di credito dimenticate, rubate, clonate eccetera.

La fiera di Barcellona è stata anche l’occasione per capire cosa si sta muovendo in altri mercati. La competizione è fortissima, soprattutto tra Visa, MasterCard e il terzo incomodo Google, dagli USA all’Europa. Tutti e tre i big concorrenti sono giunti, dopo anni di sperimentazioni di ogni tipo, a concludere che il metodo più sicuro e più facile per avviare i pagamenti con cellulare è quello di PayPal: un conto virtuale a cui agganciare una o più carte di pagamento con cui pagare usando un identificativo e una password.

La società di pagamento del gruppo eBay, dal canto suo, ha risposto all’offensiva Nfc che sta occupando i pensieri dei manager di Visa, MasterCard e Google con una dichiarazione sibillina del suo presidente via twitter: David Marcus (vedi su twitter https://twitter.com/davidmarcus) ha ammesso che il 2013 sarà l’anno che registrerà la morte della tecnologia Nfc. Al suo posto nasceranno i servizi di pagamento mobile con il Cloud. PayPal Here, che è il servizio di mobile payment di PayPal, infatti, propone proprio il Cloud-payment. Cos'è e come funziona?

L’idea è sempre la stessa, pagare con un conto virtuale attivabile per ora con un id e una password e in un futuro ormai prossimo con servizi di riconoscimento vocale oppure con quello della propria mano o del volto. Ma attenzione: le informazioni da e verso la cassa del negozio non avviene con una connessione radio ovvero Nfc, bensì via Internet, grazie a collegamenti wi-fi sempre più stabili, distribuiti, veloci e soprattutto gratuiti.

E' quanto vorrebbero fare - a quanto risulta a Of - anche le banche popolari e territoriali italiane, cioè consentire di pagare peer-to-peer, banca a banca, usando il Cloud. Si paga attraverso il conto online senza uso di carte di credito o prepagate. Il conto crea un conto virtuale di pagamento - come fa già da tempo IWBank, ad esempio - e da questo conto virtuale agganciato al conto corrente si paga qualsiasi cosa, via cellulare, tablet e, ovviamente, anche via computer. Questa è la strada che sta seguendo tra le altre UniCredit che, con il servizio PagOnline, consente di acquistare online senza utilizzare i codici della carta di credito, ma addebitando direttamente la spesa sul saldo del conto corrente. Per autorizzare l’acquisto quindi, bisogna selezionare l’opzione PagOnline, inserire i codici d'accesso alla banca via Internet di UniCredit, e confermare la transazione tramite la password usa e getta disponibile su UniCredit Pass o sulla Password Card. Alla conclusione del pagamento, il sistema reindirizza sul sito dell’esercente dove è rilasciato il numero d'ordine. La ricevuta elettronica che attesta l'avvenuto pagamento è inviata con una email di conferma d'ordine, riepilogativa dell’acquisto.

Cloud o NFC? Questo il dilemma dei manager che si stanno occupando del mobile payment, oggi. In mezzo ci stanno gli esercenti con numerosi se e numerosi ma: primi fra tutti quelli riguardano i costi legati al Pos, che, nel caso della tecnologia senza contatto, deve essere cambiato, ai nuovi servizi e soprattutto alle ricariche da parte degli issuer di carte di pagamento per ogni transazione effettuata, che sono sempre più care. Ma è proprio dagli esercenti che può partire una rivoluzione: se si riuscirà a invogliare all’uso del pagamento con cellulare con sconti o coupon, allora la macchina si metterà in moto.

---- Couponing e sconti
Ai sistemi di fidelizzazione dei clienti con coupon e sconti stanno lavorando assiduamente a Poste Italiane, forti della più vasta community di utilizzatori di carte prepagate. Postepay oggi è la carta più commercializzate e il portale di e-commerce di Poste Italiane in collaborazione con PayPal sta offrendo ai commercianti e alle imprese, servizi di pagamento, anche mobile, semplici e soprattutto low-cost.

Poste Italiane non rinuncia, però, a sperimentare e, in collaborazione con MasterCard a Milano, ha avviato il progetto che prevede l’uso della sim PosteMobile esattamente nello stesso modo con cui si sta sperimentando con le sim TIM (con Intesa Sanpaolo) e Vodafone o H3G (BNL-Gruppo BNP Paribas e UBI Banca). MasterCard, infatti, cerca di aumentare la presenza del nuovo servizio MasterPass, anche questo presentato a Barcellona, una specie di PayPal che funziona così: basta iscriversi e collegare una o più carte di credito o prepagate e si acquista poi solo inserendo identificativo e password sia da cellulare sia da iPad o da computer. La versione per gli esercenti si chiama MasterPass Wallet e permette di personalizzare l'applicazione con il proprio logo e le proprie informazioni.

E Google? Il più famoso motore di ricerca al mondo è stato il grande assente a Barcellona anche se era presente con Android, il suo sistema operativo per cellulari e con numerosi evangelist, persone che giravano per gli stand cercando di spiegare i vantaggi di diventare sviluppatori Google. Google Wallet, ricordiamo, il servizio di pagamento mobile tanto annunciato, è in una fase di difficoltà dovuta a tanti fattori. Oggi tende ad assomigliare non tanto a Paypal, ma a Apple ID, il servizio di pagamento che permette di pagare con id e password in Apple Store e in iTunes.

Se Apple è mille passi avanti nella distribuzione di prodotti e contenuti con Apple ID, Google però approfitta dell’esperienza accumulata con Google AdWords e AdSense per proporre un nuovo servizio di couponing digitali chiamato Zavers. Proviamo a pensare a un tradizionale quadernino pieno di coupon, che, anziché essere cartaceo, è collegato al proprio account Google e quindi al cellulare. Con un tap sul visore dello smartphone oppure scansionando un codice, si dà l’opportunità ai clienti di fare acquisti scontati e agli esercenti di controllare le “performance” dei propri coupon. Il sistema è personalizzabile e mirato, in un modo che ricorda da vicino AdWords. Per ora funziona solo negli USA e si basa su accordi commerciali locali. Ma sembra che Poste Italiane, forte del programma ScontiBancoPosta, ci stia pensando. E lo stesso stiano facendo anche banche come Intesa Sanpaolo, che da anni gestisce i suoi Bonus che, in caso si faccia acquisti usando carte della banca in negozi convenzionati, restituiscono lo sconto direttamente sul conto corrente.

Apple e Microsoft
I due grandi e storici competitor non potevano mancare all’appello: Apple con iOS 6 propone il suo wallet che si chiama Passbook, mentre Microsoft punta sul Wallet Hub c insieme a Windows Phone 8. Entrambi i sistemi integrano nel portafoglio virtuale non solo ogni tipologia di card, ma anche carte fedeltà, biglietti del treno, dell’aereo e carte di imbarco, tessere dei punti e ogni tipo di coupon. Mentre Apple Passbook utilizza codici da scansionare, l’azienda di Redmond preferisce, ancora una volta, NFC.

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