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Il 2011 è stato l’anno del mobile banking. Come Of-Osservatorio finanziario aveva pronosticato nel gennaio dello scorso anno. Un successo che si è propagato sull’onda dello sviluppo commerciale degli smartphone di ultima generazione (20 milioni di dispositivi a novembre 2011 secondo ComScore). Anche le applicazioni finanziarie, quelle delle banche, negli ultimi 12 mesi hanno fatto un salto in avanti. E tutti gli istituti di credito, anche i più restii, si sono dati un gran da fare per creare applicativi ad hoc, possibilmente integrati con l’home banking, magari anche fruibili da devices diversi.
Mobile Banking: chi lo fa
Si può accedere alla banca via mobile in due modi. Da un lato con le applicazioni native, create apposta per alcuni tipi di smartphone, tipo iPhone e Android. Perfettamente integrate con il sistema operativo, gratuite, da scaricare tramite lo store online direttamente sul display. Così, basta sfiorare l’inconcina dell’applicativo per avere accesso immediato alla pagina di login dell’home banking via mobile, senza nemmeno bisogno di digitare l’indirizzo Internet nella Url del browser.
Dall’altro, invece, ci sono i micro site (m-site), quelli raggiungibili solo via browser digitando l’indirizzo del micro portale, ottimizzati nella grafica per adattarsi allo schermo ridotto del telefonino. Adatti a qualsiasi tipo di smartphone con connettività 3G (leggi qui) indipendentemente dal sistema operativo. Un po’ come i siti internet navigabili sul web da Pc, ma con grafica e contenuti studiati apposta per adattarsi alle dimensioni ridotte dei display dei telefonini.
Un po’ più lenti e un po’ meno sicuri delle applicazioni native che, essendo integrate nel telefonino, offrono maggiore protezione da possibili tentativi di furti elettronici o da casi di phishing (leggi qui).
Anche se, dicono le banche che ne fanno uso, i micro site hanno il vantaggio di risultare da subito compatibili con tutti i dispositivi sul mercato, indipendentemente dal sistema operativo. Mentre la manutenzione e gli aggiornamenti vengono effettuati una volta per tutti i sistemi.
Le applicazioni, soprattutto quelle per iPhone, però, sono quelle che vanno per la maggiore. I grandi gruppi bancari del settore, Intesa Sanpaolo, MPS e UniCredit, sono tutti attivi già da un po’. E dal 2011 anche le banche di medie e piccole dimensioni, così come le territoriali, si sono dotate di una app per gestire conti e carte anche quando si è lontani da casa. Credem, Creval, Bper, Veneto Banca, Banca Etruria, BCC Brescia e Banca Marche, compaiono nell’AppStore di casa Apple a fianco delle già online firmate da Allianz Bank, Banca Mediolanum, Banca Popolare di Vicenza, Banca Sella, Fineco, UBI Banca, Volksbank e WeBank.
Ma ci sono anche istituti di credito, come Intesa Sanpaolo, UniCredit, UBI Banca, Mediolanum, Webank e Banca Sella, che pensano anche ai cellulari simil-iPhone, e hanno a catalogo applicazioni fatte apposte per chi ha in tasca un telefonino con il sistema operativo di Google. L’app funziona proprio come quella per iPhone: si scarica dall’Android Market sempre su display, e basta sfiorarla per accedere direttamente alla pagina di login.
Infine, Cariparma, ING Direct, BNL Gruppo BNP Paribas e IWBank, tanto per citarne alcuni, offrono la possibilità di accesso alla banca in mobilità soltanto via Url, con i micro site appositi. Un po’ più lenti rispetto alle app native di iPhone e Android. Mentre MPS, Banca Sella e Webank affiancano agli applicativi dedicati anche siti mobile per smartphone con sistemi operativi diversi da iOS di Apple o Android di Google.
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