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Chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso

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Su un orizzonte di 6 mesi, un anno, e durante i 20 mesi della crisi finanziaria internazionale, i fondi etici hanno reso di più rispetto ai fondi tradizionali, in ciascun comparto: azionario, obbligazionario e bilanciato. È quanto emerge da un’indagine commissionata agli analisti di Morningstar e pubblicata nel Secondo Rapporto sui Fondi Etici in Italia.

25 Marzo 2009

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“Sgomberiamo subito il campo da un equivoco”, avverte Alessandra Viscovi, direttore generale di Etica Sgr: “l’attenzione alla responsabilità sociale e ambientale non nasce dalla filantropia, ma dalla necessità di proteggere l’investimento da pericoli e rischi eccessivi; un approccio che, non di rado, si è dimostrato premiante anche sul fronte dei rendimenti”. Lo confermano i risultati di una recentissima indagine realizzata dall'Osservatorio finanza etica in collaborazione con Morningstar e pubblicata all’interno del Rapporto Fondi Etici 2009, secondo cui durante i 20 mesi della crisi finanziaria scoppiata nell’agosto 2007, i fondi d’investimento etici avrebbero reso di più, in ciascun comparto – azionario, obbligazionario, bilanciato - rispetto ai fondi comuni tradizionali (guarda la tabella dei fondi che hanno reso di più durante il Credit Crunch). Ponendo a confronto fondi etici e non, si evince che tra il luglio 2007 e il gennaio 2009 i fondi obbligazionari socialmente responsabili hanno ottenuto un rendimento medio positivo pari allo 0,87%, a fronte del -2,05 totalizzato, nel complesso, dai fondi obbligazionari tradizionali. Nello stesso arco di tempo, i fondi bilanciati etici hanno ceduto, in media, il 12,66%, contro il -18,30% realizzato dal comparto, mentre i fondi azionari che si ispirano al Socially Responsible Investing hanno perso quasi il 30%, oltre tre punti in meno rispetto al -33,22% medio registrato dagli azionari globalmente considerati.

Anche in riferimento ad un orizzonte temporale più limitato, per esempio di un anno (guarda i migliori ad un anno), o sei mesi, l’investimento socialmente responsabile si è dimostrato premiante. Tra luglio 2008 e gennaio del 2009, mentre il comparto obbligazionario cedeva il 2,60%, i fondi etici guadagnavano l’1,48%. Se si considera l’intervallo gennaio 2008 – gennaio 2009, gli obbligazionari etici hanno comunque contenuto le perdite (-1,06%), a fronte di un risultato cinque volte più penalizzante registrato dal comparto nel complesso (-4,90%). In linea con l’andamento molto negativo dei rispettivi comparti, i fondi azionari e bilanciati che incorporano i principi di responsabilità sociale e ambientale hanno riportato perdite significative (vedi tabella) ma comunque inferiori, di circa 10 punti percentuali, rispetto alle medie di categoria, sia nell’orizzonte di un anno, che rispetto ad un intervallo di sei mesi.

“Centinaia di studi hanno affrontato il tema del rapporto tra responsabilità socio-ambientale e performance, ma non si è giunti a conclusioni univoche, anche perché”, chiarisce Silvana Signori, titolare del corso di Etica d'impresa e bilancio sociale presso l’Università di Bergamo e autrice di diverse pubblicazioni sul tema dell’investimento etico, “ogni ricerca parte da una diversa definizione di responsabilità sociale e questa ne condiziona, necessariamente, i risultati. Ciò detto, io ritengo che esista una correlazione tendenzialmente positiva, o per lo meno non negativa, tra la Corporate Social Responsibility e la performance, almeno nel medio-lungo termine”. In base a questa teoria, diversi analisti ritengono che un portafoglio caratterizzato da titoli di imprese con un buon profilo di responsabilità socio-ambientale, sia in grado di realizzare migliori performance. “Premesso che ogni generalizzazione rappresenta di per sé un tentativo di semplificazione, estendere l’analisi ad aspetti che integrano i parametri di natura prettamente finanziaria permette di ridurre i rischi dell’investimento: ne deriva che, ad esempio, i fondi etici non dovrebbero investire in strumenti finanziari particolarmente rischiosi”, conclude il docente.

“Se i fondi “etici” sono andati meglio è perché i gestori di quei prodotti sono stati accorti”, contesta Ettore Gotti Tedeschi, presidente di Santander Consumer Bank: “non hanno fatto meglio degli altri perchè sono stati "etici", ma solo perché hanno fatto investimenti meno rischiosi, non speculativi” (leggi l'intervista). “Non si può affermare che i fondi etici siano in modo sistematico più performanti degli altri, ma in un momento di crisi possono essere avvantaggiati perché”, chiarisce Dario Portioli, fund analyst di Morningstar, si trovano ad investire in settori più difensivi, anticiclici. Questo, però, significa anche che, in fasi di ciclo economico positivo, rischiano di realizzare rendimenti inferiori”. In ogni caso, la Corporate Social Responsibility si è spesso rivelata un fattore trainante in tema di risultati aziendali: “Si può evidenziare, ad esempio, come le imprese che sviluppano un sistema di corporate governance efficiente e trasparente tendano ad avere performance più elevate nel medio-lungo termine”. “Una cosa e’ certa però”, irrompe Mario Baronci, Responsabile Mercato Obbligazionario di Sella Gestioni Sgr: “è assodata la funzione di potente ed efficace filtro dell’approccio SRI. Un attento screening etico avrebbe scremato sia Enron che Parmalat, per citare casi storici. Per non parlare della cronaca e dei recentissimi casi di frode finanziaria”. L’analista di Morningstar cita, invece, un altro esempio, quello dei Paesi emergenti. “I titoli emessi da alcuni di questi Paesi sono stati particolarmente penalizzati durante la crisi. Numerosi fondi d’investimento etici escludono i Paesi emergenti, perché responsabili di sistematiche violazioni dei diritti umani, civili e politici. Questo potrebbe aver indirettamente premiato i portafogli etici rispetto agli altri”.



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