Fuga dall’Italia. I giovani/Erasmus, doppie lauree, AIESEC e altro ancora

Le adesioni ai programmi Erasmus sono in continuo aumento e le università italiane registrano tra le più alte partecipazioni in Europa. Intanto crescono le facoltà che prevedono il titolo di Doppia Laurea, associate anche ad atenei oltreoceano. Per chi ambisce a un’esperienza formativa fuori dall’Italia, ecco alcune opzioni a disposizione. Dal classico Erasmus, ai piani di formazione e volontariato messi in atto da un network internazionale gestito interamente da studenti universitari
di: Noemi Pizzola
23 Settembre 2014
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È durante gli anni universitari che si presentano ai ragazzi le maggiori opportunità nell’intraprendere un percorso formativo all’estero, da molti definito come una vera e propria “esperienza di vita”. Sono infatti numerosi i programmi che prevedono questa opzione, messi in atto dall’Unione Europea, da accordi privati o da network internazionali. Ma quali sono le strade a disposizione? Come funzionano? E cosa c’è oltre l’Erasmus?
Ecco cosa occorre sapere.

Erasmus+
Nel 2013, reso noto il rischio concreto di un taglio dei fondi, l’opinione pubblica si mobilitò fermamente a sostegno del programma, spalleggiata anche da personalità di spicco, come Pedro Almodovar o Margherita Hack. Capirne i motivi non è complicato. Erasmus rappresenta infatti il programma europeo di scambi studenteschi di maggior successo, riconosciuto dalla comunità internazionale come strumento di integrazione tra le giovani generazioni.

Un piano che negli ultimi anni ha visto crescere costantemente il numero di partecipanti, anche in Italia, con un incremento di adesioni del 6,1% tra il 2011 e il 2012 e del 6,3% tra il 2012 e il 2013 (dato ancora provvisorio).

Ma come funziona? E come si struttura?
In un momento in cui, in Europa, quasi 6 milioni di giovani sono disoccupati, con punte che sfiorano il 50% in alcuni paesi, è partito lo scorso gennaio Erasmus+, il nuovo programma UE per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport (incluso per la prima volta), valido fino al 2020, con un plafond a disposizione di 14,7 miliardi di euro e prevedendo, nei prossimi sei anni, il coinvolgimento di oltre 4 milioni di giovani europei. Erasmus+ raggruppa 7 programmi UE già esistenti: Lifelong Learning Programme (Comenius, Erasmus, Leonardo da Vinci, Grundtvig), Gioventù in Azione, Erasmus Mundus, Tempus, Alfa, Edulink e la cooperazione bilaterale con i paesi industrializzati, indirizzandosi verso tre attività chiave: la mobilità individuale ai fini dell’apprendimento; la cooperazione per l’innovazione e la riforma delle politiche.

Mobilità per studio e per tirocinio
La mobilità per studio può essere richiesta a partire dal secondo anno di iscrizione, per un periodo compreso tra i 3 e i 12 mesi massimo. Si può scegliere tra uno dei 28 Paesi UE, a cui si aggiungono i 3 dello SEE (Spazio Economico Europeo), ovvero Norvegia, Islanda, Liecthtenstein, un paese candidato (Turchia) e l’ ex Repubblica Jugoslava di Macedonia.

Il contributo comunitario mette a disposizione dello studente una “borsa di mobilità”, differenziata in base al costo della vita nel Paese di destinazione, ma comunque compresa tra i 280 (gruppo 1) e i 230 euro mensili (gruppi 2 e 3). Appartengono al 1° gruppo, le nazioni con il costo della vita più alto, ovvero Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Norvegia, Svezia e Regno Unito; mentre i restanti paesi si distribuiscono tra la fascia 2 e 3, godendo di medesimo contributo economico.

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