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SOMMARIO

L’Italia non è più un paese per giovani. Si scappa dall’assenza di un futuro stabile e sicuro. E d’altronde i dati parlano da soli: secondo il Censis oltre la metà degli espatriati ha meno di 35 anni, mentre l’Istat avverte che in un solo anno si sono persi 9.000 laureati. OfNews indaga su quali siano le opzioni che si aprono di fronte ai giovani intenzionati a lasciare (anche temporaneamente) l’Italia. A partire dai banchi di scuola fino all’agognato posto di lavoro

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Nel 2012 l’Italia ha perso 9.000 laureati.
I più si sono diretti in Germania, Regno Unito, Svizzera e Francia, mentre oltreoceano, le mete principali sono state Brasile e Stati Uniti, dove è in possesso di laurea un emigrato italiano su tre.
I dati sono quelli pubblicati dall’Istat lo scorso gennaio e contenuti nel “Rapporto migrazioni internazionali e interne al paese”. A cui fa eco il Censis: nell’ultimo decennio, dal 2002 al 2012, il numero di cittadini italiani trasferiti all’estero è più che raddoppiato e nel corso dell’ultimo anno, a partire, nel 54,1% di casi, sono stati i giovani sotto i 35 anni.
Una generazione in fuga. In fuga dalla mancanza di lavoro, di opportunità e di meritocrazia.

Partono verso maggiori opportunità di carriera (nel 67,9% dei casi), rassicurati da quel 7,9% che, per chi non lo sapesse, è il tasso di disoccupazione giovanile in Germania. Una differenza abissale se rapportato allo spaventoso 42,9% italiano (ultima rilevazione Istat a luglio 2014) e all’ancor più preoccupante dato spagnolo, stabile al 53,8%.
E così, in appena 10 anni, dal 2002 al 2011, i dottori che hanno abbandonato il paesi sono passati dall’11,9% al 27,6%. Una perdita in termini di lavoro, manodopera ma anche di cultura, gravissima. Come ha spiegato l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: allo Stato italiano sostenere le spese scolastiche per portare un giovane a ottenere un diploma e successivamente la laurea, costa in media 124.000 euro. Soldi investiti nella formazione dei giovani (il futuro di un paese) che invece che essere “restituiti” in Italia in termini di lavoro, imprese, ricerca, idee, cultura, si disperdono all’estero.

Quasi banale, poi, elencare le altre motivazioni che portano a compiere questo tipo di scelta, snocciolate dalla ricerca del Censis, inerente al 47° Rapporto sulla situazione sociale del Paese (2013): mancanza di meritocrazia, clientelismo, scarsa qualità delle classi dirigenti, spreco del denaro pubblico e, non meno importante, ridotta attenzione per i giovani. Aspetti che hanno reso intollerabile a molti il rimanere nel proprio paese di origine.

E a livello internazionale l’Italia non regge il confronto. I rapporti, entrambi del 2013, stilati dal Commonwealth e dalla HSBC (tra i più grandi istituti bancari al mondo), parlano da soli. Il primo riferisce dello sviluppo giovani e alla situazione lavorativa nel mondo: una classifica basata su 15 indicatori e 170 nazioni che vede l’Italia posizionarsi cinquantunesima, incredibilmente dietro a paesi come Costa Rica, Romania, Ucraina, Filippine e Mongolia.
Il secondo stila la graduatoria dei migliori paesi dove emigrare, secondo il parere di chi è già partito, classificati in base a opportunità economiche, esperienza di vita e politiche favorevoli alla famiglia. Ventitreesima l’Italia nella classifica generale, ma 37° sul piano economico e 34° sulle politiche messe in atto a favore della famiglia.
I vincitori? Australia, Canada e Corea del Sud secondo il Rapporto Commonwealth; Cina, Germania e Singapore secondo HSBC. ---- Le conferme di un esodo che sembra non avere fine e che vede gli italiani più giovani emigrare verso prospettive più allettanti, giunge dai dati più recenti pubblicati dall’Agenzia Nazionale Lifelong Learning Programme per Erasmus, registrando un costante aumento nel numero di studenti e neolaureati che intraprendono un periodo di studio o di tirocinio all’estero. Per fare un’esperienza di vita, per esercitare la lingua, acquisire maggiore competitività nel mercato del lavoro o tastare il terreno per un trasferimento futuro.

Infatti, tra il 2011 e il 2012 sono stati 23.377 gli studenti italiani che hanno aderito al programma comunitario Erasmus, studiando in un’università straniera o lavorando presso un’impresa oltreconfine, con un incremento medio del 6,1% rispetto all’anno precedente.
Nello specifico gli studenti in mobilità per studio, sono stati ben 20.404 (+3,2% rispetto al biennio 2010/2011), con tre università italiane (Università Alma Mater Studiorum di Bologna; Università degli Studi di Roma La Sapienza e Università degli Studi di Padova) che si posizionano rispettivamente al terzo, ottavo e nono posto nel ranking delle 100 migliori performance stilato dalla Commissione Europea (ma di italiane ne compaiono altre 14).

La mobilità legata a un’attività di tirocinio ha invece visto un incremento del +31,7% rispetto all’anno precedente, contando ben 2.973 giovani studenti con un’età media di 25 anni e con un buon 60% di presenze femminili, che si sono recati all’estero per un periodo medio di 4 mesi.
Ciò che hanno in comune mobilità per studio e mobilità per traineeship, è la scelta della destinazione. Spagna, Francia, Germania e Regno Unito raccolgono il 66% delle presenze studentesche italiane, di cui la Spagna, da sola, totalizza già il 30%.

Buoni anche i dati in entrata. L’Italia è al quinto posto per numero di studenti Erasmus ospitati, dopo Spagna, Francia, Germania e UK, prima scelta soprattutto per i vicini spagnoli, ma con un significativo incremento anche dai più lontani turchi, contando un aumento del 4,3% per la mobilità da studio e del 12,6% per quella da tirocinio.
E il trend sembra non doversi arrestare: i dati provvisori per il biennio 2012/2013 registrerebbero un ulteriore incremento del 6,3%, e 24.862 studenti italiani in mobilità.

Le scelte per i giovani intenzionati a conoscere in prima persona realtà, stili di vita e opportunità oltreconfine, ci sono. Già dai 15 anni. Infatti, prima si inizia a pianificare il futuro scolastico e formativo e meglio è. Una scelta che può apparire prematura, ma non lo è se si considerano i tempi con i quali è necessario presentare la propria candidatura e, quindi, vagliare tutte le possibilità.
Of ha deciso di capire quali sono queste possibilità e come funzionano. Non solo tra i banchi del liceo, ma anche all’università, dopo il diploma e dopo la laurea.

E c’è anche chi, dalla propria esperienza, ha colto occasione per mettersi “al servizio degli altri”. È il caso di Giordano Dalla Bernardina, (residente a tra Perth) autore del Rapporto Italiani in Australia 2013 e del libro “AustrITalia: 11 cose da sapere prima di emigrare in Australia”, che vive in Australia dal 2011.

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