Giovani/6 Pagnoncelli (IPSOS): “Vi spiego il disagio dei giovani di oggi”

Vivono in un clima di sfiducia, che si ripercuote su tutti gli aspetti della loro vita, anche sulla società. Vedono il mondo del lavoro lontano, il futuro precario e difficile da progettare e costruire. Faticano a realizzare se stessi e ad affermarsi. E, rispetto al passato, hanno un rapporto più distaccato con il denaro, visto, ora, solo come uno strumento per soddisfare i bisogni primari. Come mai? Of-Osservatorio finanziario lo ha chiesto a Nando Pagnoncelli, CEO di Ipsos. Che ha spiegato quali sono le conseguenze di questa situazione e cosa bisogna aspettarsi dal futuro
di: Elisa Vannetti
27 Settembre 2011
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Alcuni li chiamano “millennials”, perché sono nati negli anni a cavallo tra i due millenni. Altri, i più lungimiranti, li definiscono “nativi digitali”, nati cioè con e dentro le nuove tecnologie, e li considerano patrimonio indispensabile per lo sviluppo futuro della società e del mondo del lavoro. Poi ci sono quelli che li considerano semplicemente dei “bamboccioni”, ancorati a casa a spese di mamma e papà.
Stando all’iconografia odierna, i giovani di oggi avrebbero un’età inferiore ai 35 anni, un lavoro precario, a progetto o a tempo determinato, quando sono fortunati, e un conto in banca a volte talmente esiguo da costringere la famiglia di origine a intervenire. Mentre mutui e prestiti personali non verrebbero concessi neanche a piangere, a meno che non intervengano i genitori a firmare a garanzia del finanziamento. E sarebbero anche una delle classi sociali più duramente colpite dalla crisi.
Ma la situazione è davvero così drammatica? Chi sono i ragazzi di oggi? Quanto guadagnano? Dove vivono? Of-Osservatorio finanziario lo ha chiesto a Nando Pagnoncelli, CEO di Ipsos, che ha riportato i dati di una ricerca svolta da Ipsos per Intesa Sanpaolo, relativa proprio agli under 35. E ha spiegato anche quali sono le conseguenze di questo disagio giovanile, il loro rapporto con se stessi, con la società e con il denaro.

Of: Domanda secca: chi sono i giovani?
Pagnoncelli: Hanno tra i 18 e i 35 anni e in Italia sono 13 milioni di persone, cioè poco più del 20% della popolazione totale. Con una percentuale di presenza maggiore al Sud rispetto che al Nord.

Of: E stanno subendo duramente gli effetti della crisi finanziaria.
Pagnoncelli: Certo. Innanzitutto per via della caduta dell’occupazione. Il tasso di disoccupazione giovanile, infatti, è aumentato di quasi 10 punti percentuali negli ultimi tre anni. Era il 21,3% nel primo trimestre 2008 ed è arrivato quasi al 30% (29,6%) nel primo trimestre 2011. Mentre il 53% del campione ha un lavoro, e il 19% risulta studente. Ma questo 30% è solo una sottostima del fenomeno.

Of: Cioè i disoccupati sono di più del 30%?
Pagnoncelli: Proprio così. Il fatto è che la nostra ricerca non tiene conto di quella fascia di giovani che possono essere definiti NEET, Not in Employment, Education or Training. Quelli cioè che non hanno lavoro e non lo cercano, non studiano e non seguono nemmeno corsi di formazione professionale. Sono ragazzi al di fuori del circuito, e di conseguenza sfuggono alle statistiche.

Of: E quanti sono più o meno i NEET?
Pagnoncelli: Oltre 2 milioni, nel 2010, circa il 22% dei giovani italiani di età compresa tra 15 e 29 anni. Purtroppo è un fenomeno in crescita: nel 2009 erano 126mila in più del 2008 e nel 2010 erano 134mila in più del 2009.

Of: Che profilo hanno, chi sono?
Pagnoncelli: Diciamo che sono maggiormente presenti nelle regioni meridionali e tra i ceti più popolari anche se toccano anche quelli medi o benestanti (laureati che hanno perso la speranza di trovare un lavoro e preferiscono evitare lavori poco qualificati). Un terzo dei NEET è disoccupato, un terzo è non disponibile a lavorare e un terzo fa parte della “zona grigia”: quindi, la maggioranza di questi giovani è comunque interessato alla partecipazione al mercato del lavoro (disoccupati e inattivi disponibili a lavorare). È bene sottolineare che rispetto agli altri paesi europei, l’Italia ha un numero di NEET nettamente superiore.

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